socialprosumer
Io sto con Saviano
 QUALCUNO MI SA DIRE COME MAI CON IEPLORER SI VEDE BENE E CON FIREFOX SI VEDE TUTTO BIANCO IL TESTO??? EPPURE I CLASS SONO GIUSTI....
mercoledì, 31 ottobre 2007

da www.fuorilemura.it


In questi ultimi mesi in Italia i blog sono saliti alla ribalta delle cronache italiane. Dal Vaffaday di Beppe Grillo fino all'ultima proposta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Levi di registrare tutti i blog, i cosiddetti "bollettini elettronici" sono stati osservati con una rinnovata attenzione.

Ma perché il weblog ci preoccupa così tanto? Quali sono le opportunità comunicative che questo strumento ci offre? Risponde a queste domande in un saggio Giuseppe Granieri, uno dei maggiori esperti di comunicazione e culture digitali.

"Blog generation", secondo lo studioso Derrick De Kerckove che ne ha curato la prefazione, è un libro molto piacevole da leggere, un vero e proprio studio sociologico sui weblog che sono oggi "la creatura più matura del web" rappresentando "uno spazio per la riflessione condivisa".

Il ragionamento di Granieri ha inizio da una riflessione sul contributo che i blog possono offrire alla democrazia. Nelle polis greche tutti erano coinvolti nelle attività produttive ed erano chiamati a discuterne, poi, con la nascita delle repubbliche, per la complessità di gestione, si  è giunti alla democrazia rappresentativa dove il potere è delegato a persone scelte dai cittadini. In questa situazione gli individui hanno uno scarso potere di controllo perché possono giudicare soltanto in base alle informazioni fornite ufficialmente dai media e scegliere a posteriori con il voto.

E' in questo scenario che i weblog entrano  in modo dirompente nella nostra società minacciando lo status quo mediatico e culturale. Non bisogna più avere "una patente" per pubblicare notizie, non è più necessario un mediatore che selezioni cosa passare nell'imbuto dei mezzi di comunicazione. Ogni blogger diviene editore di se stesso.

Le pagine diventano un nodo della rete globale di discussione senza la pretesa di essere esaustive, ma indirizzando, invece, il lettore verso risorse esterne, rendendolo partecipe di un'opera ipertestuale in continuo divenire.

Questa rete di discussione si differenzia da tutti gli altri network per un aspetto fondamentale: non si basa su un'applicazione progettata da qualcuno, ma è determinata  dalla prassi seguita da milioni di persone. E' la comunità che fa crescere la "blogosfera", è la pubblica opinione che stabilisce le priorità di attenzione degli eventi.

In questo modo i blog riescono ad influenzare  i poteri forti. Se l'agenda dei media determina l'agenda della politica, l'agenda della blogosfera agisce su giornalisti ed editori che si chiedono cosa interessa davvero alla gente.

Come aveva affermato Dan Gillmor in" We the media" molti politici e uomini d'affari di oggi gestiscono il loro rapporto con i mezzi di comunicazione come nell'epoca industriale, dove ancora gli uffici marketing e le pubbliche relazioni potevano trattare con la stampa, controllando e filtrando le notizie da immettere nei circuiti esterni. Questo modello è ancora funzionante, ma lo sarà sempre di meno col crescere dei blog, dove la popolazione è fatta da individui e non da grandi organizzazioni, dove non ci sono barriere d'accesso ed è il lettore a scegliere cosa è meritevole d'attenzione e cosa è destinato a rimanere nel dimenticatoio.

Granieri spiega come, in questo contesto, sia ormai difficile che una notizia non vera o incompleta passi inosservata prendendo a prestito la metafora del "cittadino monitorante" di Michael Schudson. Secondo lo studioso il cittadino decide di esaminare moltissime fonti, leggendo quelle più significative, rielaborandole  e discutendole. In questo processo egli non è mai isolato, ma anzi condivide con gli altri e con i media la responsabilità di controllare e selezionare l'informazione.

La rete offre in tal modo uno spazio di partecipazione alla creazione di idee e temi politici. Se di solito l'elettorato si dimostra indifferente e estraneo al dibattito politico, è stato dimostrato, durante le campagne presidenziali del 2004 negli Stati Uniti, che il cittadino quando ha la possibilità di inserirsi in uno spazio pubblico in cui la sua opinione viene ascoltata tende a schierarsi ed esprimersi. Per le democrazie, dunque, quella dei blog è un'occasione da non lasciarsi sfuggire  e i politici più illuminati non tarderanno a coglierla. Il messaggio conclusivo di Granieri messo in bocca a Ségolène Royal è chiaro: se i politici continuano a decidere la politica tra loro non arriveranno da nessuna parte, diviene sempre più necessaria la discussione diretta con il cittadino. E ora l'opportunità c'è.

Lorena Fanunza (fanunza@fuorilemura.it)

Blog Generation
Giuseppe Granieri
Saggi Tascabili
Laterza
2005
€ 10

postato da: Dilia61 alle ore ottobre 31, 2007 18:00 | Permalink | commenti
categoria:z social prosumer, libertà su internet
martedì, 30 ottobre 2007

30/10/2007 da LA STAMPA

"Quello che ci interessa è il mercato"

Per informazione, ecco il proseguio della querelle tra bloggers e Ricardo Franco Levi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’editoria. Oggi  alla Commissione Cultura della Camera ha dichiarato: «Col cervello e con il cuore» la contestata registrazione al Registro degli operatori per i siti internet «non riguarda certo il singolo ragazzo che lavora sul blog» ma le imprese che possono in qualche modo condizionare il mercato.

«Su blog e Internet - ha proseguito Levi - vorrei chiarire una volta di più. Abbiamo da un lato necessità ovvia di non soffocare la possibilità di espressione di cittadini e giovani a questi strumenti più vicini. Anche nella prima proposta di aggiunta all’art.7 che ho portato in Commissione la settimana scorsa, era chiaro che una singola persona sfugge all’interesse di questa legge. Il vero interesse - dice ancora il sottosegretario - è avere un mercato aperto e libero per comunicare e crescere ma anche un mercato regolato, così che non ci siano operatori troppo forti che violano le leggi della concorrenza e del pluralismo».

Insomma per il sottosegretario «C’è una parte del mondo di Internet che noi dobbiamo conoscere. Per l’iscrizione al registro si parla di operatori professionali con un’organizzazione imprenditoriale. Ci interessa perchè il giornale on line deve avere le stesse caratteristiche di responsabilità del giornale di carta ma anche per conoscere gli operatori che condizionano il mercato attraverso ad esempio la distribuzione e la raccolta pubblicitaria su internet. Per la carta stampata ci sono limitazioni alla tiratura e altri vincoli: non vogliamo soffocare le voci più piccole, ma che cosa ne sappiamo come può diventare il mercato della pubblicità? Quindi non possiamo escludere internet da questa conoscenza del mercato».

Sottolinea Levi che «grandi operatori potrebbero acquisire posizioni dominanti attraverso la rete. Dobbiamo conoscerli, questa è la logica. È questo, ve lo dico col cervello e col cuore, non riguarda il singolo ragazzo che lavora sul blog».

Rispondendo alle domande dei deputati il sottosegretario ha anche parlato della «definizione del prodotto editoriale con cui veniamo al cuore del problema. Il mondo sta cambiando così velocemente che non possiamo sapere cosa ci sia dietro l’angolo. Per questo la sfida duplice è governare il ruolo della carta stampata che deve essere difeso e sostenuto,ma insieme pensare alla realtà che preme e per non far perdere il treno alla carta stampata bisogna irrobustire le imprese. Sono cavalli che tirano spesso in direzioni opposte. Abbiamo a che fare poi con il problema risorse che sono sempre più limitate e che ci ritroviamo anche in questi giorni in fase di discussione di Finanziaria».

Nella definizione del prodotto editoriale, a chi ne contestava l’ampiezza Levi ha risposto con un esempio: e Topolino, dove lo mettiamo? «Non vorrei fare una questione di cultura alta e cultura bassa ma vorrei ricordare in termini concreti che c’è una parte importante di prodotti editoriale che sfuggono alla definizione più impegnativa che portano informazione o formazione. Ad esempio Topolino prodotto nobile e caro a noi e a tutti i bambini: come lo definiamo? Non mi sento turbato dal fatto che ci siano prodotti che si definiscono d’intrattenimento».

Un intervento giuridico che fa bene il punto su Apogeo Online (che noi avevamo gia' segnalato)

********************

Editoria, l'ultimo «miracolo» prodiano

di Andrea Camaiora - da RAGIONPOLITICA.IT - 30 ottobre 2007

Per fortuna che gli editori confidavano nel governo di sinistra! La Fieg dovrebbe prendere atto che «si stava meglio quando si stava peggio», cioè quando al governo c'era Berlusconi, l'uomo delle tv. L'ultimo «miracolo» del governo Prodi è stato quello di scontentare sia gli editori che i giornalisti, mettendoli una volta tanto d'accordo. L'impresa è stata possibile con l'approvazione del decreto fiscale collegato alla Finanziaria 2008 negli stessi giorni in cui il Consiglio dei ministri licenziava il ddl Levi sull'editoria.

Il decreto fiscale prevede il taglio del 7% sulle agevolazioni postali in una realtà, quella italiana, caratterizzata da un grande monopolista per la distribuzione dei giornali: Poste Italiane. Questo taglio, dunque, colpisce tutti i giornali, periodici o quotidiani che siano, e paradossalmente colpisce i più virtuosi, quelli cioè che hanno puntato sugli abbonamenti per sostenere e fidelizzare la diffusione. Fino ad oggi dei 28,30 centesimi spesi per spedire un giornale, l'editore ne sborsava 12,45 mentre lo Stato 15,85 anche a titolo compensativo per il monopolio (oltre che come incentivo alla lettura). Il meccanismo del decreto legge, invece, consta di un credito d'imposta da incassare a posteriori pari al 50%, con un tetto globale di spesa. In pratica, secondo gli studi della Fieg, l'aumento di costi di spedizione a carico delle aziende sarà tra il 9 e il 16%. Tutto ciò in un Paese che è fanalino di coda nelle classifiche internazionali per diffusione dei giornali in abbonamento. La diffusione per abbonamento, che raggiunge percentuali elevatissime nei Paesi anglosassoni e scandinavi (si pensi ai tanti film americani che si aprono con il lancio del giornale sulla soglia di casa) e che comunque è in media intorno al 60%, in Italia non sfiora neppure il 10% per l'inefficienza del monopolista (Poste Italiane, appunto) che recapita il giornale a casa quando il lettore è già uscito dall'abitazione.

Non basta: il decreto fiscale non riduce, come inizialmente previsto, i contributi diretti alla «editoria di finalità», cioè ai giornali di partito. Un emendamento approvato al Senato con i voti dell'Unione più An e parte della Lega (tra i beneficiari del correttivo) ha stabilito che i rimborsi possano essere pari all'ammontare complessivo delle spese di produzione e distribuzione della testata. In questo modo si permette la pubblicazione di giornali senza giornalisti né lettori ma che sono legati a questo o a quel partito o, addirittura, ad uno sparuto gruppo di deputati. Non sono bruscolini: se si sommano i finanziamenti per giornali di partito a quelli per gli organi di movimento politico, si supera comodamente la cifra di 52 milioni di euro l'anno (dato 2005). Insomma, ancora una volta la sinistra promette di riformare e non lo fa. Anzi, come se non bastasse, nei casi rarissimi in cui interviene concretamente, peggiora le cose.

A questo proposito va detto che il ddl Levi, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 ottobre, all'articolo 7 prevede l'iscrizione al registro degli operatori della comunicazione (Roc) anche per chi «svolge attività editoriale su internet». Cioè per chi ha un blog. La norma comporterebbe non soltanto una restrizione dell'attività editoriale su internet ma, guarda caso, si tradurrebbe in nuove tasse, dato che l'iscrizione al Roc avrebbe carattere oneroso. Insomma, la solita sinistra liberale solo a parole. Nonostante le polemiche e le promesse del sottosegretario Levi, comunque, l'articolo 7 non verrà cancellato. Verrà invece aggiunto un comma il cui obiettivo è escludere dall'obbligo «i siti personali o a uso collettivo che non costituiscono frutto di organizzazione del lavoro». Già, e chi propone pubblicità dal suo sito rientra o no nella norma? E chi vende un prodotto on line? Insomma, restano molte ombre su un provvedimento che il Times non ha esitato a definire un «attacco geriatrico» ai blogger.

Non sono però soltanto il popolo di internet o la stampa internazionale a bocciare l'ultimo ddl approvato dal governo di Romano Prodi: al Forum della comunicazione locale di Frascati il sottosegretario Levi non ha convinto nessuno, tanto che dubbi e proteste non sono mancati. Il presidente dell'Unione stampa periodica, Antonio Barbierato, ha sottolineato come «l'editoria locale deve essere salvaguardata e non penalizzata dalla riforma». Sulla stessa linea il direttore generale della Federazione degli editori dei giornali, Alessandro Frignone, che commenta così il famigerato ddl sull'editoria: «Non parla ai cittadini e non sa parlare alle imprese, perché ha fatto sparire sia le norme per il sostegno alla lettura che i contributi per l'ammodernamento delle aziende». Critiche pesanti che sono molto simili a quelle di chi rappresenta le realtà locali, decisamente più piccole. E' il caso di don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc, l'associazione dei settimanali diocesani che raccoglie 168 testate che distribuiscono un milione di copie a settimana. Per don Zucchelli «questo ddl vuole escluderli dalle agevolazioni per i giornali senza scopo di lucro, ponendo al 20% dei ricavi il tetto per la pubblicità. La legge attuale fissa il limite al 40%. Si tratta di un taglio pesantissimo». E riguardo al credito d'imposta il presidente della Fisc ha dichiarato: «Le aziende più piccole, con nessuno o pochissimi dipendenti, come faranno a usufruirne? Come potranno fare la spesa oggi e attendere il rientro della spesa l'anno seguente?».

A questo punto una domanda sorge spontanea: come si può pensare di scrivere un ddl di riforma senza aver prima interpellato, compreso e interpretato le necessità delle aziende editoriali?

postato da: Dilia61 alle ore ottobre 30, 2007 19:44 | Permalink | commenti
categoria:z social prosumer, libertà su internet
martedì, 30 ottobre 2007
29/10/2007  ore 15.40  Informazione  da http://www.agenziaaise.it/
.

"PICCOLE VOCI GRANDE DEMOCRAZIA. LA FUNZIONE DELL’INFORMAZIONE NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE" IN UN CONVEGNO DI STUDI ALLA CAMERA 

ROMA\ aise\ - "Piccole voci, grande democrazia: la funzione dell'informazione nell'era della globalizzazione" è il tema della tavola rotonda sull'informazione che si terrà mercoledì, 7 novembre, alle ore 10.00, presso la Sala delle Conferenze nella sede di Palazzo Marini della Camera dei Deputati, a Roma.
Giuseppe Tatarella, vicepresidente FIPEd, introdurrà i lavori moderati da Oscar Giannino, direttore di Libero Mercato. Interverranno: il portavoce di Forza Italia, Paolo Bonaiuti, il presidente dell'Ordine dei Giornalisti Italiani, Lorenzo Del Boca, Astolfo di Amato, ordinario di Diritto delle comunicazioni presso l’Università Federico II di Napoli, Pietro Folena, presidente della VII commissione Cultura alla Camera, il presidente FIPEd, Enzo Ghionni, Roberto Natale, esponente della Giunta FNSI, e Paolo Peluffo, capo dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della presidenza del Consiglio dei Ministri.
A Riccardo Franco Levi, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, spetterà presentare le conclusioni del panel tecnico-giuridico.
Parteciperanno al convegno, inoltre, i responsabili dell'informazione dei partiti, i rappresentanti delle maggiori forze politiche del Paese, i direttori dei giornali e gli editori. (aise)
 

parleranno del ddl?

postato da: Dilia61 alle ore ottobre 30, 2007 11:57 | Permalink | commenti (2)
categoria:z social prosumer, libertà su internet
martedì, 30 ottobre 2007

Sabato 3 novembre ore 23.30 sul canale La7, la prima non solo per lui in questo interessante spazio,

Finalmente dopo una manciata d'anni torna alla ribalta Luttazzi, con la sua satira per nulla accondiscendente al potere, giusto in tempo, direi al foto finish prima dell'ipotetico ritorno, di chi dalla Bulgaria lo volle epurare con Biagi e Santoro, tutti ritornati prima di lui, anche se Biagi considerata l'eta' vive momenti piu' tranquilli.

Manca all'appello Sabina Guzzanti, ho idea che per lei, le porte di Saxa Rubra o viale Mazzini a Roma saranno ancora chiuse per molto tempo, aver toccato la santa Annunziata,e' stato artisticamente letale per lei,si dedica al cinema, con il film  le ragioni dell'aragosta presentato a Venezia,con il cast di Avanzi,trasmissione cult degli anni 80, quando Rai 3 aveva il suo spessore, chissa' se La7 pensera' anche a lei, sta diventando un rifugio per artisti scomodi, Crozza non ho idea se lavori ancora per loro e la new entry di Daniele ne sono testimoni.

Seppur inserito in terza fascia di programmazione, faro' di tutto al sabato per gustarlo in diretta o perlomeno attivare il timer di registrazione.

Buona fortuna a lui e chi manca ancora all'appello.

postato da: charliebrown01 alle ore ottobre 30, 2007 11:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:z social prosumer, libertà su internet
lunedì, 29 ottobre 2007

Ci sono diverse cose che si stanno muovendo, sarà nostra premura mettervi al corrente di iniziative che riguarderanno anche Voi. Tenere un occhio aperto su questo Blog, creato per dar voce ai nostri e vostri dissensi.

Uniti per una maggiore libertà, democrazia e giustizia!

Approfondimento ddl levi-prodi:

lunedì 29 ottobre 2007

L'informazione sul web per uso personale dal geniale sottosegretario Levi - Dilettanti anche nella voglia di censurare - di Alessandro Alfonso (www.laltravoce.net)

Meglio stare zitti e sembrare degli idioti che parlare (in questo caso proporre) e togliere ogni dubbio.

Il tema è ancora Internet, con i reiterati tentativi di mettere il bavaglio all'informazione libera e non controllata dai grandi gruppi editoriali o da gruppi con interessi paralleli. Praticamente tutta la stampa istituzionale italiana e sarda.

Che cosa propone il nuovo genio dell'editoria, il sottosegretario Levi, nel disegno di legge per la riforma del settore? Propone l'obbligo dell'iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione per i siti internet che svolgono un ruolo di informazione al pubblico. Con tasse da pagare, burocrazia, controlli, e via complicando. La morte del web libero.

La legge, all'articolo 7, prevede alcune trovate originali. Innanzi tutto, l'iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. Inoltre, per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici, si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

A questo articolo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dopo una reazione veemente e rumorosa da parte della comunità web - per definizione allergica a controlli e burocrazia - con prese di posizione ufficiali e contrarie da parte del ministro delle Comunicazioni (Gentiloni) e dal ministro Di Pietro («Se la legge viene presentata così, al Senato voteremo contro e faremo cadere il Governo») propone, come gesto riparatore, l'aggiunta di un comma all'articolo 7, il colpo di genio: sono esclusi dall'obbligo di iscrivere al Roc i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale e non ad uso collettivo.

Ecco la farsa all'italiana che si materializza: fatto il danno, si trova un rimedio che peggiora la situazione. Come se per aiutare uno zoppo a camminare proponessimo di spezzargli l'altra gamba.

Gentile sottosegretario, dalla nostra piccola e modesta finestra, le chiediamo una cosa e le rivolgiamo un invito. Le chiediamo cosa vuol dire “siti ad uso personale e non ad uso collettivo”. Perché in una legge, e nell'interpretazione della legge, le parole sono importanti. Secondo lei ci sono blog o siti internet popolati di contenuti dagli autori “per uso personale”? Perchè in questo caso si tratterebbe non di iscrivere i siti internet nel ROC, ma portare gli autori di peso in psichiatria. Nessuno, dico nessuno, può avere l'ambizione di scrivere una qualunque cosa e renderla accessibile a tutti “per uso personale”, tanto meno su internet, dove occorrono soldi, capacità tecniche ed organizzazione per riuscire a pubblicare.

Tutti scrivono perché vogliono essere letti, solo ed esclusivamente per quello. Avrebbe il coraggio lei di considerare, chessò, il blog di Beppe Grillo, che ha 800.000 utenti giornalieri, ad uso personale e non collettivo?

Fatta questa domanda, rivolgiamo l'invito al presidente Prodi, come rappresentante di tutto il Governo. Togliete argomenti così delicati dalle mani di incompententi che non sanno assolutamente dell'argomento di cui stanno trattando. Lasciate perdere, fate altro, è una preghiera: si stanno facendo solamente danni irreparabili, oltre che la figura dei pagliacci.

*****************

preso da http://ilcentrosinistradeigiovani:

La scarsa conoscenza del web da parte del legislatore anche in questo caso si rende purtroppo evidente e protagonista: Internet NON è un oggetto unico e chiaramente distinguibile. Internet è un insieme di oggetti, diversi e separati, ognuno a sua volta separabile in ulteriori insiemi di oggetti.

Ad esempio il web è solo una parte di Internet, ed il web, per principio e definizione, è esso stesso un insieme di oggetti (i siti web). Come si può legiferare su Internet, o sul web, senza legiferare sui singoli oggetti che li compongono? Sarebbe come legiferare su tutta la filiera dei trasporti per intervenire nel settore automobilistico: follia pura. Bisogna intervenire sullo specifico oggetto su cui si vuole legiferare (in questo caso i gruppi editoriali che hanno attività sul web), non a casaccio su tutta la Rete! Altrimenti ci si ritroverà con una normativa ingestibile, inutile e dannosa.

Sarebbe quindi molto meglio introdurre un comma che specifichi non chi è escluso dal provvedimento, ma a quali soggetti la nuova normativa andrebbe applicata, onde evitare altre spiacevoli problemi come quello appena accaduto. 

postato da: Dilia61 alle ore ottobre 29, 2007 08:22 | Permalink | commenti (2)
categoria:z social prosumer, libertà su internet
domenica, 28 ottobre 2007

Prossimi appuntamenti da tenere d'occhio:

Commissione VII Cultura

Martedì 30 ottobre 2007
Convocazione della VII Commissione
(Cultura, scienza e istruzione)
  

 

Ore 10.30 - AUDIZIONI

  Seguito dell’audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l’editoria, Ricardo Franco Levi, sulle prospettive di riforma del settore dell’editoria

postato da: Dilia61 alle ore ottobre 28, 2007 07:57 | Permalink | commenti
categoria:z social prosumer, libertà su internet
domenica, 28 ottobre 2007

Segnatevi la data: 25 aprile 2008.

Vaffanculo Day N° II

Dedicato all'informazione di regime. Contro il regime della disinformazione, dell'inganno, e della menzogna.

E contro mille altre cose....

Questa volta non saremo tanti... Saremo tutti.

postato da: meglioliberi alle ore ottobre 28, 2007 03:48 | Permalink | commenti (7)
categoria:z social prosumer, libertà su internet
sabato, 27 ottobre 2007

27/10/2007 -  di Marco Niro - Megachip

L'Ordine che difende la Verità

Sacrosanta la battaglia di Beppe Grillo contro l'obbligo di iscrivere i blog al Registro Operatori della Comunicazione (Roc), inserito nel ddl di riforma dell'editoria.

Tale obbligo prevedeva in un primo momento la necessità di iscriversi al Roc per chiunque svolgesse “attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali […] anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative”. Dopo le aspre critiche, è arrivato il retrofront. Il sottosegretario della Presidenza del Consiglio Riccardo Levi oggi promette che verranno “esclusi dall'obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro". Ancora troppo ambiguo, secondo Grillo. E anche secondo chi scrive.

I bloggers si sono rivoltati contro questo obbligo per due ragioni:

  1. necessità di pagare il bollo d'iscrizione
  2. necessità di avere un direttore responsabile iscritto all'Albo dei Giornalisti

Entrambe le ragioni sono valide, la seconda ben più della prima, mi sembra.

Mi chiedo però come mai questa levata di scudi ci sia soltanto ora e soltanto rispetto ai blog, visto che la sostanza dei fatti è questa da 50 anni, e resta questa per tutti gli altri operatori della comunicazione. “L'iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione è condizione per

l'inizio delle pubblicazioni dei quotidiani e dei periodici”, recita il testo del ddl in approvazione. Prima, c'era l'obbligo della registrazione in Tribunale.

Come sarebbe, quindi? La libertà di pensiero è più importante su internet che sulla carta? Perché si accetta da 50 anni che quotidiani e periodici debbano registrarsi e avere un direttore responsabile iscritto all'Ordine dei Giornalisti e, non appena si vuole applicare lo stesso obbligo ad Internet, si levano gli scudi? Io direi che la sostanza rimane la stessa, su internet come sulla carta stampata.

L'obbligo di iscriversi al Roc – cioè di avere un direttore responsabile iscritto all'Albo – non “tutela la trasparenza, la concorrenza e il pluralismo nel settore editoriale”, come leggiamo nel nuovo ddl. Al contrario, il pluralismo lo lede. Su internet come sulla carta. Solo che su internet la cosa dà più nell'occhio, perché è più facile pubblicare, alla portata di chiunque.

Bisogna però fare una battaglia di principio, che valga per qualunque pubblicazione, online come su carta.

Il punto di partenza è semplice: prima di chiedere l'abolizione dell'obbligo di iscriversi al Roc, bisognerebbe affrontare il problema alla redice, e chiedere l'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti. Esso non difende la professione dal dilettantismo e dall'immoralità, come si vorrebbe: basta guardare quello che ci viene offerto…

Una volta trovate le regole deontologiche in grado di garantire la funzione assegnata al giornalismo di perseguire obiettivamente la Verità, all'Ordine si rimanda il compito di accertarne l'apprendimento e di salvaguardarne il rispetto sanzionandone le infrazioni. Ma tale Ordine non ha più ragione di esistere dopo aver constatato l'inesistenza della stessa Verità che dovrebbe giustificare la presenza dell'Ordine.

(un po' riduttivi non credete quei due punti?)

*********************

sabato 27/10/2007 - ore 00:37

DDL di Riforma dell'editoria: allarme per la stampa online

Ancona | Dopo le denunce della rete il governo ci ripensa, ma non a sufficienza. E' stata persa un'importante occasione per cambiare il profilo di regolamentazione di un settore che negli ultimi anni ha subito profondi e significativi mutamenti.  (di Segreteria ANSO)

Dopo il via libera da parte del Consiglio dei Ministri, lo scorso mercoledì 24 ottobre è partito alla Camera l'iter parlamentare del disegno di legge sull'editoria. Il DDL arriva alla Commissione Cultura della Camera non senza polemiche, anche perché lo stesso Gentiloni ha affermato che "il disegno di legge sull'editoria [...] va corretto perchè la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive."

A quanto pare, il fatto che siano esclusi dalla normativa i blog e tutti i soggetti che non svolgono attività editoriale a livello professionale, è ormai acclarato: il sottosegretario Levi ha recentemente dichiarato che la legge si rivolge agli operatori del mercato dell'editoria, "tutti quelli che professionalmente producono giornali, riviste, libri e dunque esclude, per definizione, i blog o i siti individuali".

Questa precisazione, purtroppo, non è però ancora sufficiente a tranquillizzare gli operatori della stampa online e a far cessare l'allarme. Questo DDL, infatti, attua una parificazione indiscriminata tra le regole della stampa "tradizionale" e le pubblicazioni online, con particolare riguardo alla disciplina della responsabilità per omesso controllo per i direttori dei giornali. Al punto 1 dell'Art. 7 ("Attività editoriale su Internet"), si specifica infatti che "L'iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa." La norma è quantomai imprecisa, ma pare comunque ritenere applicabile la responsabilità per omesso controllo anche ai soggetti che svolgono attività editoriale online.

Come ben puntualizza l'avvocato Giovanni Battista Gallus dell'omonimo studio legale, "il Legislatore sembra ignorare la dimensione dinamica del web. Si parifica tout court, quanto alla responsabilità penale, l'attività editoriale cartacea e quella online, ma la differenza dei media e l'essenza stessa del web collaborativo trasformano questa futura parificazione in una mera responsabilità di posizione."

Oggi la stampa online, nelle grandi come nelle piccole testate, è caratterizzata da una forte apertura verso i lettori, sempre più protagonisti nel processo dell'informazione. Se questa norma dovesse essere attuata, la penalizzazione per il reato di omesso controllo verrà estesa anche ai giornali online, e strumenti come i blog, i forum o i commenti alle notizie, che sono parte integrante dell'apparato dell'informazione, dovranno giocoforza essere soppressi, oppure inevitabilmente moderati, con tutto ciò che ne consegue nella gestione redazionale.

Per l'Associazione Nazionale Stampa Online (www.anso.it), ente che rappresenta gli interessi di editori di testate giornalistiche online a carattere locale in tutta Italia, il vero, grande problema è in ogni caso proprio la leggerezza con cui viene trattato il settore della stampa online. Questo DDL di riforma della legge sull'editoria poteva essere un'importante occasione per cambiare il profilo di regolamentazione di un settore che negli anni ha subito profondi e significativi mutamenti. Ma non lo è stata. E questo è molto grave, anche perché le aspettative erano - e sono - alte, e non è più possibile che ci sia uno scollamento così macroscopico tra il legislatore e il settore della stampa online. Non solo non vengono risolti i problemi annosi, ma se ne aggiungono paradossalmente di nuovi. "Siamo fortemente preoccupati", precisa il presidente Luca Lorenzetti, "ed è per questo che ci adopereremo per poter ottenere un'audizione con gli organi preposti prima che sia troppo tardi."

postato da: Dilia61 alle ore ottobre 27, 2007 08:29 | Permalink | commenti (2)
categoria:z social prosumer, libertà su internet
venerdì, 26 ottobre 2007

 Si fa presto a dire attività editoriale  di Elvira Berlingieri

Elvira Berlingieri si occupa di diritto d’autore e proprietà intellettuale, tutela del software e diritto delle nuove tecnologie. È consulente legale presso privati e pubbliche amministrazioni. Insegna “Diritto d’autore e copyright” al master in e-Medicine dell’Università di Firenze. (non l'ultima arrivata quindi)

Leggete tutto l'articolo, esaustivo e documentato una analisi chiara e completa su tutta la faccenda ed in particolare sui vari articoli del DDL LEVI-PRODI

postato da: Dilia61 alle ore ottobre 26, 2007 17:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:z social prosumer, libertà su internet
venerdì, 26 ottobre 2007

Perugia. Fontana MaggioreNon è il titolo di una canzone degli anni sessanta. Mentre su questa palla intorbidita e riscaldata dalla produzione, dalle guerre, dalle violenze, mentre su questa terra ogni giorno si consumano migliaglia di atti di violenza contro le donne, non esclusa la loro sistematica estromissione dal potere (sia esso politico economico e sociale) due "COMANDANTI", a moltissimi kilometri sopra la nostra testa, si abbracciano testimoniando al mondo che ciò è normale. Non è eccezionale ma normale che due donne siano alla guida di una missione spaziale di altissimo livello tecnologico e scientifico. Deve diventare eccezionale invece la sberla, lo schiaffo, la spinta, la coltellata, la violenza sessuale, la prevaricazione, che subiscono ogni giorno le donne nel mondo e aimè in Italia. Stiamo (mi domando ogni giorno di più quanto io c'entri con questa compagine governativa) governando l'Italia da un anno e mezzo: non è stata fatta la Legge elettorale, non è stata fatta la Legge sul conflitto di interessi, non è stato fatto nulla contro il precariato (l'unica cosa sensata sull'argomento l'ha detta Tremonti - SOB!! - "dobbiamo mirare al posto di lavoro sicuro, a tempo indeterminato con salari in media con quelli europei") e soprattutto non si è fatto nulla per arginare la MATTANZA  che ogni giorno si consuma sulla pelle delle donne. Ma la signora Snob Pollastrini (pare sia la moglie di un noto banchiere!!!) che tanto si sbracciava a parole, al di là di dare impulso alle attività del telefono anti violenza (peraltro istitutito dalla Prestigiacomo - Oddio possibile che devo rimpiangerla??? ) e che poco ha fatto sia sul piano sociale che su quello legislativo e poco ha fatto anche per creare un sentire sull'argomento di effettivo allarme sociale si rende conto o no di cosa accade ogni giorno? Ma almeno apriamo un dibattito sui territori, manteniamo accesa l'attenzione, poniamo questioni e discutiamo di eventuali soluzioni, argini elementi complessi di interbento legale e sociale. Aspettiamo la prossima morta, la prossima violenza, il prossimo marito ubriaco e geloso appena tornato da un puttan-tour che prende a schiaffi quella zoccola della moglie: "lui non sà perchè la picchia ma lei si"????Per quanto altro tempo ancora????Francesco

postato da: maraja61 alle ore ottobre 26, 2007 14:42 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, z social prosumer, libertà su internet