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Io sto con Saviano
 QUALCUNO MI SA DIRE COME MAI CON IEPLORER SI VEDE BENE E CON FIREFOX SI VEDE TUTTO BIANCO IL TESTO??? EPPURE I CLASS SONO GIUSTI....
mercoledì, 30 gennaio 2008

Critici per l'economia nazionale ed europea, disperati per la situazione politica, terrorizzati dal Welfare ma in fondo soddisfatti della vita che facciamo

Soddisfatti per la vita che conduciamo, ma costantemente in ansia per la situazione economica. Scettici per le prospettive di lavoro, negativi sul Welfare e disperati per la situazione politica. Così sono gli italiani dipinti dal sondaggio elaborato da Eurobarometro, secondo cui il 74% degli intervistati è critico nei confronti dell’economia nazionale (in crescita di sedici punti rispetto allo scorso anno) e di quella europea, il 78% disprezza la situazione occupazionale del Paese e il 68% stigmatizza sul Welfare. 

Il sentimento nei confronti della politica, poi, è un vero disastro. Soltanto il 23% dice di fidarsi del governo in quanto istituzione, appena il 25% si fida del Parlamento e solo il 16 dei partiti. Ci salva solo l'euro, che continua ad essere sostenuto dal 63% degli italiani, anche se il dato è in lieve calo rispetto al precedente. Anche se per molti l'Europa «ha imboccato la strada sbagliata», l'Ue rimane fonte di fiducia per i cittadini del BelPaese: solo il 17% degli intervistati pensa che la situazione economica europea peggiorerà nell’arco di un anno, mentre il 25% è positivo. 

E pensare che, a quanto dicono gli uffici di Bruxelles, gli italiani, di Europa sanno ben poco: diminuiscono infatti coloro che dicono di avere almeno sentito parlare dei vari organismi da cui è costituita l’Unione europea. Le istituzioni più conosciute restano il Parlamento, la Commissione, la Banca Centrale e il Consiglio Ue, con tassi di conoscenza che arrivano all’83% nel caso dell’Europarlamento. Più della metà degli intervistati, invece, non ha mai sentito parlare della Corte di giustizia e della Corte dei Conti. 

«La scarsa conoscenza - si legge sul rapporto di Bruxelles, che ha fatto una serie di domande base sul funzionamento delle istituzioni  - si traduce spesso in evidente ignoranza»: solo il 32% degli italiani ha risposto correttamente. Meno male che il Regno Unito ha fatto peggio di noi, riportando una percentuale del 30%, altrimenti il BelPaese si sarebbe aggiudicato l'ennesima maglia nera. Saremo ignoranti sull'Ue, ma il 62% degli intervistati, per lo meno, ne è consapevole. E lamenta l'informazione sull'Europa, che - dicono -  non è sufficiente: il 77% del campione ritiene che tv, radio e giornali italiani tocchino troppo poco i temi comunitari. Un sentimento diffuso anche nel resto d'Europa, ma più forte in Italia, dove  i media, hanno riferito gli intervistati, non sono abbastanza obiettivi nel riportare le tematiche europee.

LaStampa.it

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 30, 2008 19:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, democrazia, z social prosumer
martedì, 29 gennaio 2008

Pesaro, 28 gennaio 2008 - IlRestodelCarlino.it - Il libro su 'ndrangheta' e politica di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, con prefazione di Gianni Vattimo e del deputato dell'antimafia Angela Napoli, sarà presentato a Pesaro il 30 gennaio alla presenza di Vattimo e degli stessi autori, alla biblioteca 'San Giovanni'. Si tratta di una seconda edizione 'autocensurata' de 'La società sparente' (Neftasia, Pesaro, 2007). Per l'occasione è prevista anche un'audioconferenza alla quale interverrà telefonicamente l'ex pubblico ministero Luigi De Magistris.

Dopo il sequestro della prima edizione da parte del tribunale di Cosenza, su richiesta dell'imprenditore Domenico Parrotta, la seconda edizione arriva in libreria con le pagine 164 e 165, al centro dell'azione giudiziaria, lasciate bianche per sottolineare - secondo la casa editrice - ''l'assenza di garanzie per chi scrive dalla Calabria''.

''Gravi minacce, intimidazioni e pressioni non hanno fermato gli autori - informa in una nota - che nella seconda edizione hanno raccontato nel dettaglio il caso Mastella-De Magistris, descrivendo potenzialià e azioni dei movimenti che hanno sostenuto il pm e mostrando il collegamento tra le energie della società civile calabrese e lo sdegno nazionale per la degenerazione italiana''.

Alla presentazione interverranno anche il pubblico ministero pesarese Silvia Cecchi, l'avvocato Francesco Siciliano del movimento antimafie 'Ammazzateci tutti', i giovani dell'associazione 'Energie messinesi' e, in videoconferenza, Salvatore Borsellino.

lunedì, 28 gennaio 2008

Ansa.it -  Il settimanale 'New Yorker' dedica, nel suo numero di domani, un lungo profilo al comico Beppe Grillo, definendolo "il Michael Moore italiano" e raccontando le sue numerose iniziative per mettere a nudo la inefficienza e la corruzione della classe politica italiana.

"Grillo ha galvanizzato gli italiani parlando della corruzione con irriverenza ed humour e con il fatto stesso di parlarne - scrive il settimanale in un articolo di sette pagine (con richiamo in copertina) intitolato 'Beppe's Inferno', L'Inferno di Beppe - La stampa tradizionale italiana è controllata, o posseduta, dai partiti politici e dalle compagnie, le cui malefatte tendono ad essere ignorate o sminuite dalla Tv e dai giornali". Il profilo racconta il successo di folla di Grillo alla dimostrazione di Piazza Maggiore a Bologna ed il successo del suo blog (l'ottavo più letto nel mondo, secondo Technorati) dove Grillo "non soltanto denuncia le ingiustizie dei politici ma gestisce una specie di governo parallelo completo con un gabinetto di consiglieri volontari, che comprendono l'architetto Renzo Piano e il commediografo Dario Fo". L'articolo sottolinea che un sondaggio fatto il mese scorso ha mostrato che 'Grillo e' il personaggio politico al secondo posto come popolarità in Italia dopo il sindaco di Roma Walter Veltroni". Il settimane ricostruisce la carriera di Grillo, ricordando la espulsione di fatto dalla Tv italiana dopo una battuta contro Bettino Craxi, e sottolineando che quando in dicembre il Dalai Lama si è recato in visita in Italia "dopo che il Papa e il premier Prodi avevano rifiutato di incontrarlo, si era invece incontrato con Grillo".
 

domenica, 27 gennaio 2008

Unità.it - Il valico di Rafah, che separa la Striscia di Gaza dall’Egitto e che la settimana scorsa è stato buttato giù dai miliziani palestinesi esasperati dall’embargo israeliano, è un andirivieni continuo. Ora non sono solo i palestinesi a correre in Egitto a fare acquisti, dopo che nella Striscia la chiusura dei valichi da parte del governo Olmert aveva provocato la fine di cibo e carburante, ma anche gli egiziani approfittano della straordinaria situazione per fare affari a Gaza.

Alla frontiera non ci sono controlli, e il premier egiziano Mubarak ha assicurato che non chiuderà il confine fino a quando i palestinesi non avranno concluso i loro approvvigionamenti di prodotti alimentari. L’obiettivo del governo egiziano, che ha convocato separatemente i leader di Hamas e quelli dell’Anp, è quello di riportare il passaggio di confine di Rafah alla situazione precedente al 15 giugno scorso, prima quindi che Hamas prendesse il controllo della Striscia di Gaza.

Intanto, si cerca una soluzione alla crisi in cui è piombato per l’ennesima volta il dialogo tra le autorità israeliane e palestinesi: domenica il presidente dell’Anp Abu Mazen incontrerà il premier Olmert. Abu Mazen chiede ovviamente la fine dell’assedio e ha contemporaneamente invitato Hamas a mettere fine al lancio di razzi Qassam. «Il nostro popolo non deve essere assediato – ha detto Abu Mazen – e questi razzi inutili non devono divenire un motivo per imporre una punizione collettiva. Noi diciamo – ha proseguito – a tutti coloro che lanciano i razzi: cessate, non date a Israele un pretesto per mostrarsi al mondo come vittima».

Sul fronte internazionale, intanto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito ad approvare una risoluzione sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. A bloccare l'approvazione del documento è stata la Libia, presidente di turno del Consiglio di sicurezza, a causa di pressioni diplomatiche esercitate dalla Siria, che è in buoni rapporti con Hamas.

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 27, 2008 08:35 | Permalink | commenti
categoria:diritti umani, democrazia, z social prosumer, violenza - pace
sabato, 26 gennaio 2008

La libertà di parola è considerata un concetto basilare nelle moderne democrazie liberali, dove la censura non trova l'appoggio morale per operare.

La libertà di parola gode dell'appoggio delle diverse risoluzioni internazionali a favore dei diritti umani, come l'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e l'articolo 10 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, per quanto la loro effettiva applicazione rimanga scarsa in molti Paesi.

In particolare, l'articolo 19 della Dichiarazione recita:

Chiunque ha il diritto alla libertà d'opinione e d'espressione; il che implica il diritto di non essere turbato a causa delle sue opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere, senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee attraverso qualunque mezzo di comunicazione.

Il diritto alla libertà di parola non è tuttavia da considerarsi illimitato: i governi possono, sotto l'egida delle Nazioni Unite e dei Paesi che vi prendono parte, decidere di limitare particolari forme di espressione, come per esempio l'incitamento all'odio razziale, nazionale o religioso, oppure l'appello alla violenza contro un individuo o una comunità, che anche nel diritto italiano costituiscono reato.

Secondo il diritto internazionale, le restrizioni alla libertà di parola devono seguire tre condizioni: devono essere specificate dalla legge, devono perseguire un fine riconosciuto come legittimo, ed essere necessarie (ovvero proporzionate) al raggiungimento di quello scopo. Tra gli scopi riconosciuti come legittimi, troviamo appunto la protezione dei diritti e dell'integrità morale altrui (allo scopo di prevenire la diffamazione), la protezione della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico, della salute e del senso comune.

venerdì, 25 gennaio 2008

AgendaComunicazione.it - Con una coalizione di ispirazione diversa, i disegni di legge Gentiloni - riguardanti il sistema radiotelevisivo e le reti di Stato - e il ddl Levi rischiano di non vedere mai la luce, affossati dal voto in Senato. La rissa a Palazzo Madama immagine dell'Italia sui giornali internazionali.

Il governo Prodi è caduto, imploso, piegato dalle contraddizioni di una coalizione troppo ampia per essere coesa. Troppa differenza di vedute - o di interessi - per stare insieme, per votare almeno una legge elettorale - che alla fine, secondo molti, è stata la vera causa della crisi - o una delle riforme promesse nel programma.
La Gentiloni, che doveva riformare il sistema radiotelevisivo superando la Gasparri, fortemente osteggiata dall'Unione Europea. La Gentiloni 2, sulla Rai, che doveva superare la simbiosi tra politica e servizio pubblico. La riforma dell'editoria firmata dal sottosegretario Levi, che doveva porre fino allo scandalo del finanziamento statale a fogli e fogliacci di partito o pseudo tali. La legge sul conflitto di interessi, che doveva essere una legge moderna, in grado di impedire pericolosi cortocircuiti tra politica e informazione. Tutte riforme che dovranno aspettare, perché un governo tecnico difficilmente potrà mettere mano su argomenti così controversi e il centrodestra - che tutti i sondaggi danno vincente alle prossime elezioni - ha già dimostrato di non condividere l'impostazione di entrambe le riforme Gentiloni e di considerare risolto il conflitto di interessi. Forse qualche spiraglio potrebbe essere trovato per un'approvazione bipartisan della riforma dell'editoria costruita da Ricardo Franco Levi, gradita anche in alcuni ambienti della destra.
Intanto l'immagine della crisi italiana sui giornali internazionali è la lite fra i senatori dell'Udeur, tra in banchi di Palazzo Madama: la foto di Nuccio Cusumano svenuto dopo l'aggressione del collega Barbato, che lo accusava di "tradimento" per aver votato a favore del governo Prodi, fa bella mostra di se
sul New York Times e viene raccontata con grande enfasi da quasi tutti i maggiori giornali stranieri.

venerdì, 25 gennaio 2008

 Ansa.it - L'Associazione nazionale magistrati é diventata "un luogo di esercizio del potere", "ha fatto proprie pratiche di lottizzazione", e "non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati". Ma c'é di più: con le sue condotte ha "indebolito" i valori costituzionali, a cominciare dell'indipendenza dei giudici; e ha "contribuito al consolidamento di una magistratura 'normalizzata, non sapendo e non volendo stare vicino ai tanti colleghi che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane''. Il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, lascia il sindacato delle toghe, sbattendo la porta.

Un addio polemico deciso "con rammarico" da tempo, ma ufficializzato, con una lettera pubblicata dall'Espresso, solo dopo la decisione della sezione disciplinare del Csm di trasferirlo d'ufficio e di imporgli di lasciare Catanzaro e le sue funzioni di pubblico ministero. Una sentenza "ingiusta e grave", scrive in proposito il magistrato, che rivendica di essere tra quei "giudici che "non si faranno intimidire , né condizionare da alcun tipo di potere, da nessuna casta".

L'iniziativa di De Magistris arriva a poco tempo di distanza dall'addio all'Anm di un'altra delle "toghe" più in vista, il sostituto procuratore di Milano Ilda Boccassini, che ha deciso di finire la sua militanza nel sindacato delle toghe dopo che il Csm le aveva preferito il collega Francesco Greco nella nomina a procuratore aggiunto del capoluogo lombardo. Ma se il magistrato milanese si era limitata a una lettera di una sola riga, il pm di Catanzaro è un fiume in piena. E al suo durissimo sfogo, replica risentita l'Anm: "Non siamo normalizzatori", né "difensori d'ufficio", dice il segretario del sindacato delle toghe Luca Palamara, che invita De Magistris a rispettare la sentenza di condanna che gli ha inflitto il Csm.

L'atto di accusa di De Magistris all'Anm è impietoso: ha "contribuito di fatto a rendere sempre più arduo l'esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge"; è diventata "un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il 'giro', si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari".

Uno "spettacolo riprovevole". Ma ce n'é anche per il Csm: "Questo sistema di funzionamento dell'autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile". Lui, che si sente parte di quei "magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per i diritti di tutti", non intende cambiare strada, anzi: "Ognuno faccia qualcosa - è il suo appello - non lasciando l'Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri".
 

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 25, 2008 07:46 | Permalink | commenti
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giovedì, 24 gennaio 2008

Agi.it - Il Garante per la privacy ha imposto a Telecom, Vodafone e H3G, la cancellazione delle informazioni, illegittimamente conservate, riguardanti i siti Internet visitati dagli utenti. In particolare aVodafone, H3G e Wind e' stata impartita l'adozione di specifiche misure tecniche per la messa in sicurezza dei dati personali conservati a fini di giustizia. "Questi provvedimenti - commenta Mauro Paissan, componente del Garante - affermano un principio innovativo e importante: va tutelata la riservatezza anche della navigazione in Internet e dell'uso dei motori di ricerca. I gestori telefonici non possono dunque conservare questi dati, nemmeno per ragioni di giustizia. Entro due mesi queste informazioni dovranno ora scomparire. Viene in questo modo riaffermata l'estrema delicatezza delle visite e delle ricerche in Internet". I gestori devono conservare esclusivamente i dati di traffico telematico funzionali alla fornitura e alla fatturazione del servizio di connessione e non quei dati di traffico apparentemente "esterni" alla comunicazione (pagine web visitate o gli indirizzi Ip di destinazione), che possono coincidere di fatto con il "contenuto" della comunicazione, consentendo di ricostruire relazioni personali e sociali, convinzioni religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali e stato di salute. La mancata adozione di alcune misure di sicurezza e l'indebita conservazione dei dati sulla navigazione in Internet sono emerse nel corso dell'attivita' ispettiva effettuata dal Garante anche nell'ultimo anno per verificare il rispetto del Codice privacy e delle prescrizioni impartite dal Garante nel dicembre 2005 riguardo alla protezione dei dati di traffico telefonico conservati a fini di giustizia e alle modalita' con le quali i gestori di telefonia, fissa e mobile, adempiono alle richieste dell'autorita' giudiziaria in materia di intercettazioni.

TELECOM: Il Garante ha vietato la conservazione, in qualsiasi forma e grado di dettaglio, di informazioni sui siti visitati dagli utenti e imposto la cancellazione di questi dati, i quali talvolta comprendevano perfino le interrogazioni ai motori di ricerca effettuate dagli utenti. Il trattamento illecito dei dati di traffico telematico riguarda tutti gli utenti che usufruiscono dei servizi di accesso alla rete mobile con tecnologia cellulare. Alla societa' e' stato infine vietato l'uso di sistemi informatici (proxy server) , non necessari ne' per l'instradamento della comunicazione ne' per la fatturazione, che interponendosi tra l'utente e i siti consentono una ingente raccolta di dati relativi alle connessioni effettuate nel corso della navigazione.

VODAFONE - Il Garante ha vietato la conservazione, in qualsiasi forma e grado di dettaglio, di informazioni sui siti visitati dagli utenti e imposto la cancellazione di questi dati. Il trattamento illecito dei dati di traffico telematico riguarda tutti gli utenti che usufruiscono dei servizi di accesso alla rete mobile con tecnologia cellulare. Alla societa' e' stata impartita anche una serie di prescrizioni relative sia al rispetto delle misure di sicurezza poste a protezione dei dati dal Codice della privacy, sia all'adozione di sistemi tecnologici richiesti dal ricordato provvedimento del Garante del dicembre 2005, sia in relazione alle ulteriori criticita' rilevate nel corso delle ispezioni.

H3G - Il Garante ha vietato la conservazione, in qualsiasi forma e grado di dettaglio, di informazioni sui siti visitati dagli utenti e imposto la cancellazione di questi dati. Il trattamento illecito dei dati di traffico telematico riguarda tutti gli utenti che usufruiscono dei servizi di accesso alla rete mobile con tecnologia cellulare. Alla societa' e' stata impartita anche una serie di prescrizioni relative sia al rispetto delle misure di sicurezza poste a protezione dei dati dal Codice della privacy, sia all'adozione di sistemi tecnologici richiesti dal ricordato provvedimento del Garante del dicembre 2005, sia in relazione alle ulterio. (AGI) - Roma, 24 gennaio -

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 24, 2008 17:17 | Permalink | commenti
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mercoledì, 23 gennaio 2008

Il muro di confine è stato in gran parte distrutto e la folla si è precipitata ad acquistare cibo, medicine, sigarette e carburante per far poi ritorno nella Striscia di Gaza, stretta nel blocco imposto da Israele. Onu: in 350mila hanno oltrepassato il valico di Rafah

Gaza, 23 gen. (Adnkronos/Ign) - Decine di migliaia di palestinesi oltrepassano da questa mattina il confine di Rafah fra la Striscia di Gaza e l'Egitto, dopo che il muro che lo delimita è stato in gran parte distrutto da alcuni militanti.

Durante la notte vi sono state 17 esplosioni che hanno abbattuto circa i due terzi della parte metallica della barriera di confine, mentre stamane un bulldozer guidato da palestinesi ha raso al suolo il muro di cemento sovrastato dal filo spinato, per permettere il passaggio delle auto.

La polizia di Hamas, riferisce il sito di Haaretz, sta incanalando la folla lungo due sezioni del confine. La gente si precipita in Egitto per procurarsi beni ormai introvabili nella Striscia sottoposta al blocco israeliano da giovedì. Le guardie egiziane di confine non intervengono e permettono che i palestinesi si rechino fino alla località costiera di al Arish per fare acquisti.

La gente fa poi ritorno nella Striscia portando con sé capre, polli, casse di cibo e coca cola, medicine, materassi, televisori, copertoni e carburante. Un uomo ha raccontato di aver già attraversato tre volte il confine per comprare sigarette da rivendere ad un prezzo cinque volte più alto in modo da poter così sfamare la sua famiglia per un mese. Sequestrate 7 pistole ad un uomo che tornava a Gaza.

Da parte sua Israele fa sapere che considera "responsabilità dell'Egitto assicurarsi che il confine funzioni correttamente, in base agli accordi firmati". "Ci aspettiamo che siano gli egiziani a risolvere il problema - ha detto Arye Mekel, portavoce del ministero degli Esteri, citato dai media israeliani - siamo naturalmente preoccupati per la situazione. Potenzialmente potrebbe permettere a chiunque di entrare".

Ma è lo stesso presidente egiziano Hosni Mubarak ad aver autorizzato l'ingresso attraverso il confine. "I palestinesi a Gaza stanno morendo di fame a causa dell'assedio israeliano - ha detto - le truppe egiziane li hanno accompagnati a comprare il cibo e hanno poi permesso loro di rientrare". Secondo stime dell'Onu, citate dai media israeliani, sono 350mila i palestinesi che hanno attraversato oggi il valico.

Intanto, in seguito al passaggio delle migliaia di palestinesi in Egitto, il governatore del Sinai del Nord ha alzato il livello di allerta per qualsiasi eventualità.

Una sessantina di persone erano rimaste ferite ieri a Rafah quando le guardie egiziane avevano respinto la folla che tentava di superare il confine con l'aiuto d'idranti.

Israele ha completamente chiuso il confine con Gaza a partire da giovedì scorso nell'ambito delle azioni per contrastare il lancio di missili Qassam verso lo Stato ebraico. Ciononostante almeno 20 missili Qassam e colpi di mortaio sono stati sparati ieri dalla Striscia di Gaza verso Sderot e il Negev occidentale. Sempre ieri sono stati fatti passare
alcuni rifornimenti di carburante e medicinali.

Intanto, nel sud della Striscia, vicino al confine con Israele, soldati israeliani hanno ucciso un militante di Hamas in uno scontro a fuoco. Lo riferiscono fonti di Hamas, citate sui media israeliani. Testimoni locali affermano che tank israeliani hanno superato il confine dopo la sparatoria.

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mercoledì, 23 gennaio 2008
postato da: messier alle ore gennaio 23, 2008 12:26 | Permalink | commenti
categoria:politica, libertà di pensiero e di parola