socialprosumer
Io sto con Saviano
 QUALCUNO MI SA DIRE COME MAI CON IEPLORER SI VEDE BENE E CON FIREFOX SI VEDE TUTTO BIANCO IL TESTO??? EPPURE I CLASS SONO GIUSTI....
mercoledì, 31 dicembre 2008
Quasi tutti conosco la teoria della relatività di Einstain, una teoria fondamentale per la fisica moderna, essenziale per  la spiegazione dei fenomeni subatomici così come quelli dell'universo: dove il tempo non è una misura lineare così come ci viene insegnata a scuola ma una entità a due dimensioni, meglio definibile come spazio-tempo che nella dimensione dello spazio tende naturalmente a curvare a causa della gravità. Roba da far girare la testa, se studiata un po': tale da mettere in crisi -o perlomeno in dubbio- tanti convincimenti quotidiani.
La signora Tiziana di Cagliari invece, ha sperimentato in queste ore, sulla sua pelle, un'altra teoria fondamentale -di cui l'Italia è proverbiale centro di ricerca e sperimentazione: la teoria della relatività degli onesti. Questa teoria dice che l'onestà non è un valore lineare in sé scandito da alcuni principi fondamentali senza colore politico, religioso o filosofico, bensì è un dimensione che tende a curvarsi in relazione alla forza di gravità esercitata dal denaro messo a disposizione per l'occasione. Se la massa di denaro è molta, la forza di gravità è molto forte e la curva può arrivare a piegarsi completamente su se stessa sino a generare un buco nero nel quale ogni cosa viene assorbita perdendo la sua identità originale. Nel buco nero ogni sparizione ha la sua giustificazione: essendoci molta forza di attrazione è sconsigliabile resistere od opporsi: lo fanno solo i Fessi: una categoria questa di soggetti non ben definita e dalla dubbia origine. La scienza politica italica non riesce a spiegarsi come mai alcuni esemplari di questa specie si aggirino ancora in libertà per il paese nonostante l'intensa attività mediatica volta a far comprendere quanto sia naturale abbandonarsi alla gravità dei buchi neri. Non si sa che origine abbia questa specie; non si riesce a sapere quanti in realtà essi siano numericamente; paiono capaci di riprodursi e di resistere nelle condizioni ambientali più impervie. Si cerca di isolarli, di capire quale sia l'origine di questo morbo che infonde loro questa malattia che li conduce inesorabilmente ad essere individui disadattati nel contesto sociale.
 
Visibilmente la Sig.ra Tiziana è parsa a disagio di fronte alle domande a al numero di microfoni spuntati sul luogo di lavoro che non si sono certo fatti impressionare dalla tenacia con la quale la signora tentava di continuare a svolgere la sua attività tra gli scaffali rispondendo a stupide domande di stupidi giornalisti di regime.
Ma signora! Ma cosa ha pensato quando ha visto quella cifra? Ma come? Non ha pensato a quante cose avrebbe potuto comprarsi? Una nuova macchina, vestiti, cellulari, una casa al mare, una vacanza, un trattamento plastico alle tette o perlomeno al naso, un televisore al plasma da 2500 pollici. Insomma con tutto ciò che avrebbe potuto fare con quei soldi -senza contare che avrebbe pure fatto felice il presidente Berlusconi che ci ha spiegato che bisogna consumare a più non posso- questa signora qui che fa? Che pensa? Pensa che quei soldi sono il frutto del lavoro di qualcun altro, che qualcuno potrebbe perdere il posto, qualcuno magari stanco come lei -che ha delle responsabilità- e che in un momento di stanchezza si è distratto rischiando di perdere tutto.
Insomma questa donna è una vera e propria Fessa! Non ci sono altre ragionevoli spiegazioni.
Gente come questa Tiziana, ancorata ad antichi miti (non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te), superstizioni (un gesto di cortesia ritorna sempre indietro), illusioni (se invece di adattarsi al "così fan tutti", le persone si assumessero le proprie responsabilità le cose andrebbero diversamente), sono da mettere al bando. Bisogna farle sentire quello che sono: bestie rare, disadattati, ipocriti e pusillamini. Si. ipocriti, perché non c'è coraggio nell'essere onesti, non c'è vigore; vuoi paragonare con quel sottile piacere erotico che ti si infonde nel corpo quando sai di aver fottuto qualcuno? Quell'orgasmo intimo che ti da la consapevolezza di aver fatto come fan tutti? Quel senso di onnipotenza che ti pervade quando pensi di averla fatta franca ?
In fondo si vive una volta sola! E bisogna godersela! E se la vita ti offre una occasione bisogna approfittarne! E che cazzo Tiziana!

Cara Tiziana, due mesi fa circa, uscendo dall'ufficio verso le 20:30 ho trovato in terra una busta trasparente contenente una fattura e 160 euro in contanti. Una busta caduta a qualcuno che doveva pagare la fattura o l'aveva incassata. Fatto sta che il giorno successivo ho riportato tutto al bar di fronte al quale ho trovato la busta; mi hanno ringraziato, ma non mi hanno nemmeno offerto un caffè: credo che lo stupore li abbia storditi al punto tale da disorientarli.
Tra noi due c'è uno zero di differenza. Noi sappiamo che non ha importanza; per altri invece si: se io sono fesso tu lo sei elevata ad un potenza di 10 superiore.
Ma non importa. E se nessuno avrà buon gusto di ringraziarti - e magari darti pure quella parte di ricompensa che spetta per legge a chi trova roba di valore e la restituisce- lo faccio io; a nome di tutti i Fessi d'Italia. Grazie Tiziana e buon anno a tutti noi, Fessi irriducibili.
 
postato da: Davide3d alle ore dicembre 31, 2008 10:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, donne, lavoro, economia, blog, giustizia, finanza, democrazia, societĂ  e costume
martedì, 23 dicembre 2008

Con questo post vorrei augurarmi e augurarvi un 2009 decisamente migliore del 2008, per me “annus horribilis”. Il mio augurio però non riguarda solo le nostre vicende personali. Infatti mi auguro che anche i risultati della nostra attività siano migliori.

Certo il contributo che i blogger italiani già forniscono (mi riferisco a coloro che come me si occupano di argomenti politici e sociali) per garantire un’informazione più democratica, è buono, nonostante i nostri limiti. Occorre riconoscere però che, per vari motivi, l’influenza esercitata dai blogger in Italia è molto inferiore a quella che caratterizza altri Paesi e non solo gli Stati Uniti d’America. Dovremmo operare affinché il nostro ruolo sia più importante. Tale obiettivo può essere raggiunto in diversi modi. In questo post prendo in esame solamente una delle iniziative che potremmo promuovere.
E’ noto: lo stato dell’informazione in Italia è preoccupante, e non da oggi. Soprattutto è molto carente l’informazione pubblica.Ciò riguarda in primo luogo le televisioni.
I problemi che contraddistinguono purtroppo l’informazione pubblica italiana non li ripeto. Sonbo ben conosciuti. Altre volte ce ne siamo occupati. Quotidianamente li avvertiamo.
Senza dubbio spetta a noi un ruolo di parziale supplenza nei confronti dell’informazione pubblica e dobbiamo fare in modo che questo ruolo si sviluppi ulteriormente. Ma non possiamo certamente pensare di essere in grado di sostituire quell’informazione, disinteressandoci dei suoi problemi e soprattutto non tentando di contribuire ad affrontarli.

Dove voglio andare a parare?
Io credo che i blogger italiani dovrebbero costituire un movimento, non so se da formalizzare dando vita a un’associazione, che promuova varie iniziative tutte rivolte ad esigere che chi ha il potere di farlo, il governo, i partiti, affronti seriamente i problemi dell’informazione pubblica per renderla innanzitutto più democratica e più rappresentativa di ciò che avviene quotidianamente nel nostro Paese.
Certo il nostro compito è arduo: il governo, i partiti, sono al momento quasi esclusivamente interessati ad accrescere le proprie posizioni di potere all’interno delle diverse componenti dell’informazione pubblica. Ma l’obiettivo che ci dovremmo porre è decisivo per le stesse sorti della nostra democrazia e per questo noi dobbiamo fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per raggiungerlo il nostro obiettivo.

Io rivolgo un appello, ad impegnarsi nella costruzione di questo movimento, prevalentemente ai blogger i cui orientamenti politici vengono generalmente definiti di centro sinistra. Non credo che gli altri siano in realtà molto interessati. Ma se vi sono blogger che non si riconoscono nel centro sinistra e intendono far parte di questo movimento ben vengano.

Indubbiamente è necessario, prima di tutto, discutere fra di noi sull’effettiva necessità di questo movimento, sulle azioni che dovrà realizzare.
Io credo che, come ho già rilevato, l’obiettivo che dovremmo perseguire sia di fondamentale importanza e che la proposta da me formulata, la costituzione di quel movimento, possa risultare molto utile.
Certo, eventualmente, dobbiamo essere in molti.
Fate “girare” questa proposta. Discutetela insieme a me. Cerchiamo di smentire una delle più frequenti accuse che ci vengono rivolte e cioè di essere contraddistinti da un eccesso di protagonismo e da una volontà di non collaborare troppo fra di noi.

Muoviamoci comunque perché se il nostro 2009 sarà migliore dipenderà anche da noi.

 


postato da: paoloborrello alle ore dicembre 23, 2008 08:34 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica
mercoledì, 17 dicembre 2008

La situazione, politica ed economica, dei Paesi dell'America Latina è indubbiamente migliorata negli ultimi anni. I governi dittatoriali sono considerevolmente diminuiti e il benessere economico è in media migliorato, ripeto in media. Ma determinati problemi rimangono ed alcuni si sono accresciuti.
Gennaro Carotenuto, in due articoli pubblicati sulla rivista on line Latino America, dimostra che lo stato in cui vivono numerosi bambini e giovani è molto preoccupante.

In primo luogo è fiorente, in diversi Paesi latinoamericani, il turismo pedofilo.
"Un sesto dei turisti che si recano in America Latina o nei caraibi ha un obiettivo preciso: stuprare un bambino. L'America Latina offre paradisi naturali, cultura, musica, ma ci sono milioni di turisti che cercano altro. Bambine intorno agli 8 anni e maschietti di più o meno 12 sono i più ricercati. Ovviamente sono poveri, perchè la prostituzione infantile, come il lavoro minorile, hanno una diretta relazione con la povertà nella quale continua a vivere una parte importante della popolazione del continente. Gli stupratori di bambini spendono, e rappresentano un mercato criminale floridissimo...Il turismo a quel fine è infatti al terzo posto dopo il narcotraffico e il traffico di armi come affare per la criminalità procurando guadagni per miliardi di dollari l'anno. Se fino al decennio scorso la prima destinazione degli stupratori di bambini era soprattutto il nord del Brasile, dove secondo il 'Correio Braziliense' un bambino stuprato viene pagato poco più di un euro, il crollo verticale dell'economia messicana dopo il disastro del trattato di libero commercio con gli Stati Uniti del 1994, ha reso questo Paese la prima destinazione del turismo pedofilo". Secondo Carotenuto, poi, in America Latina vivrebbero 40 milioni di bambini in stato di abbandono o semiabbandono e circa 100.000 ogni anno sarebbero nei vari Paesi i bambini sequestrati dalle famiglie, ridotti in schiavitù e trasferiti nelle capitali turistiche per essere fatti prostituire. Nel nord dell'Argentina si calcola che il 90% dei bambini che spariscono siano sequestrati per destinarli al mercato della pedofilia nella capitale. Nella sola Buenos Aires sarebbero costretti a prostituirsi almeno 5.000 bambine e bambini.

Nell'altro articolo Carotenuto sostiene:
"Un giovane latinoamericano tra i 15 e i 24 anni ha 30 volte più possibilità di morire ammazzato rispetto ad un giovane europeo e l'America Latina, soprattutto a causa della diseguaglianza sociale che è considerato il primo fattore di rischio, è di gran lunga il continente più pericoloso per i giovani. In America Latina, al contrario del resto del mondo, l'omicidio è un fenomeno soprattutto giovanile. Sono 36,6 ogni 100.000 abitanti i giovani morti ammazzati in America Latina. La differenza con il resto del mondo è enorme: in Africa sono 16,1, in Nordamerica 12, in Asia 2,4, in Oceania 1,6 e in Europa 1,2. Al primo posto c'è l'inferno di El Salvador, un Paese piccolo, densamente popolato e urbanizzato, dove i morti sono 92,3 ogni 100.000 abitanti e che supera la Colombia. Questa con 73,4, tradizionalmente, complice la guerra civile e il narcotraffico, era stata ai vertici della triste classifica. Segue il Venezuela con 64,2, un problema che il governo non può più sottovalutare. Al quarto il Guatemala con 55,4 ma con dei dati divisi tra le aree urbane dove la violenza è su livelli salvadoregni e aree periferiche dove è più bassa e quinto è il Brasile con 51,6 morti ammazzati ogni 100.000 abitanti. Come riferimento, nel violento Sud Africa i morti sono appena 15, un sesto di quelli del Salvador...I primi cimque Paesi della lista sono tutti Paesi dove per un ragazzo ci sono 60-80 volte più possibilità di essere ucciso rispetto alla Grecia, all'Austria o al Giappone, i Paesi più sicuri al mondo per i giovani, ma anche in America Latina la situazione può essere diseguale in positivo. Infatti in Paesi come Cuba, Uruguay e Cile gli indici sono assimilabili a quelli dei Paesi europei meno violenti". Carotenuto aggiunge che la situazione è ormai fuori controllo soprattutto in Centroamerica dove Salvador, Nicaragua e Guatemala sono i Paesi dove la violenza tra i giovani è particolarmente preoccupante (c'era già una cultura violenta favorita da guerre civili e violenza politica sulla quale oggi si innesta l'espulsione dagli Stati Uniti di migliaia di giovani  appartenenti alle bande giovanili conosciute come 'maras'. Tali fattori hanno fatto sì che il Centroamerica superasse negli ultimi due anni Colombia e Brasile, i due Paesi dove tradizionalmente era più preoccupante il fenomeno.

I dati riportati sono indubbiamente impressionanti e nonostante questo poco conosciuti.
Mi sembra che sia del tutto evidente la necessità, per ridurre l'entità di quei problemi, di diminuire le diseguaglianze sociali, cause principali sia degli stupri dei bambini che delle morti violente dei giovani. E per diminuire quelle diseguaglianze sono indispensabili redistribuzione del reddito, politiche di inclusione sociale, rafforzamento del sistema educativo pubblico e creazione di posti di lavoro.
Inoltre per raggiungere quell'obiettivo dovrebbe esserci un notevole coinvolgimento dei Paesi definiti sviluppati e delle organizzazioni internazionali.
Non a caso ho utilizzato il condizonale.

postato da: paoloborrello alle ore dicembre 17, 2008 20:40 | Permalink | commenti
categoria:politica
lunedì, 15 dicembre 2008

Il prossimo 20 dicembre saranno trascorsi due anni dalla morte di Piergiorgio Welby. Il Partito Radicale e l'associazione Luca Coscioni hanno promosso una petizione, rivolta al Parlamento italiano, denominata "Autodeterminazione, testamento biologico, eutanasia", soprattutto per ottenere il riconoscimento legale del testamento biologico.

Il testo della petizione è il seguente:

Noi sottoscritti,
chiediamo che nelle scelte relative alla fine della vita sia rispettato il diritto all'autodeterminazione di ciascun individuo, per abbattere il fenomeno dell'eutanasia clandestina e di quella cattiva morte "all'italiana", fatta di violenza contro i malati, accanimento terapeutico e imposizione di sofferenze;
chiediamo il riconoscimento legale del testamento biologico attraverso il quale le scelte individuali siano obbligatoriamente rispettate e che includa la possibilità di rinunciare alla nutrizione e idratazione artificiale;
chiediamo anche che sia effettuata un'indagine conoscitiva parlamentare sull'eutanasia clandestina e gli altri aspetti della morte all'italiana, e che siano discusse le proposte di legge per la legalizzazione o depenalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito.

I promotori della petizione motivano la loro scelta rilevando che il Parlamento italiano, dopo aver sabotato l'indagine conoscitiva sulla eutanasia clandestina, sta ora discutendo una legge che si prepara ad essere contro il testamento biologico, nel tentativo di restringere ancora di più gli spazi di libertà individuale e considerano la petizione uno strumento per contrastare la possibilità che venga approvata una legge dalle caratteristiche prima delineate.

Io ritengo opportuno oltre che invitare a firmare la petizione (le adesioni si raccolgono anche tramite il sito web dell'associazione Luca Coscioni, www.lucacoscioni.it), ricordare Piergiorgio Welby, non con la sua biografia, ma riportando integralmente una sua lettera inviata ai direttori di tutti i giornali, i cui contenuti mi sembrano di grandissimo valore.

Welby, lettera aperta ai direttori: "Vi scrivo dalla mia prigione infame"

Signor Direttore,
sono Piergiorgio Welby, che ha preso il posto di Luca Coscioni quale Presidente dell'Associazione radicale che porta il suo nome, e come esponente della costellazione di soggetti politici Radicali, nazionali e internazionali, che operano con e attorno al Partito Radicale.
Ormai, 77 "giorni" fa, mi sono rivolto pubblicamente, personalmente, politicamente, al Presidente della Repubblica, quale supremo Garante del rispetto della Costituzione, della legalità repubblicana; per ottenere finalmente l'esercizio del mio diritto naturale civile politico personale ad una mia morte - naturale -. Solo modo possibile per conquistare (anche in Diritto) pace per questo "mio" corpo altrimenti sempre più straziato e torturato. Sequestratomi, per una kafkiana imposizione "etica" dall'ordinamento e del potere burocratico, o anche a esso imposto. Dobbiamo tutti - credo- gratitudine per la qualità, l´importanza, della Sua risposta e delle Sue esortazioni che hanno indubbiamente consentito il grave e grande dibattito che unisce, anzichè dividere, coloro che vi partecipano, che non sono indifferenti.
Signor Direttore,
Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma - qual è il corpo - necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio "essere".
Sono accusato, insomma, di "strumentalizzare" io stesso, la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni Radicali e della Associazione Luca Coscioni, che ha ragione ormai antica e sempre più antropologicamente, culturalmente, politicamente forte; "dal corpo del malato al cuore della politica". O, ancora, non sarei, come già Luca Coscioni, che io stesso strumentalizzato dai "miei", così infamandoci come meri oggetti o come soggetti plagiati. (O indemoniati, vero... Signori?). Strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici.
Dalla mia prigione infame, da questo corpo che - per etica, s'intende - mi sequestrano, mi tornano alla memoria le lettere inviate alla... "politica" da un suo illustre, altro, "prigioniero": Aldo Moro. Pagine nobili e tragiche contro gli uomini di un potere che aveva deciso di condannarlo (anche lui per etica, naturalmente) a morte certa, anche lui ad una forma di tortura di Stato, feroce ed ottusa. Quelle pagine non potrei farle mie. Anche perché furono perfette, e lo restano.
Un pensiero, ancora, un interrogativo, un dubbio: dove sono mai finiti per tanti "credenti" Corpo mistico e Comunione dei Santi?
Comunque Addio, Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori! Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi.
Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo "voi" oggi manca anche a me, anche a noi altri.
Per finire, grazie Signor Direttore per la sua tollerante attenzione. A questo mio estremo, ultimo tentativo di trasmettere parola. Grazie sincero,
Suo
Piero Welby

 


postato da: paoloborrello alle ore dicembre 15, 2008 09:49 | Permalink | commenti
categoria:politica
giovedì, 11 dicembre 2008

La strage di Piazza Fontana, la prima delle tante stragi che hanno "insanguinato" il nostro Paese in un periodo non molto lontano, mi sembra che sia dimenticata da molti, mentre  dovrebbe rimanere nel ricordo di quanti erano già nati quando avvenne e dovrebbe essere conosciuta da coloro che sono nati successivamente.
Le motivazioni che rendono necessario non dimenticare la strage di Piazza Fontana sono diverse.
In primo luogo la necessità di non dimenticare un avvenimento che costituì, senza dubbio, l'inizio di quella che fu definita strategia della tensione, definizione anch'essa spesso dimenticata, la cui precisa natura nonchè i principali responsabili di tale strategia rimangono ignoti. Talvolta, non sempre, sono stati individuati i responsabili di singoli atti ma i veri mandanti non sono stati resi noti. Non è stato appurato con certezza se le varie stragi possono essere effettivamente definite stragi di stato, come io penso, se soprattutto un ruolo importante è stato svolto da apparati dello Stato, deviati o non,  anche da persone che hanno ricoperto incarichi di governo, e da soggetti esteri.
Io, per la verità, non credo che a 39 anni dalla strage di Piazza Fontana si riesca a fare luce sugli aspetti ancora non conosciuti della strategia della tensione, ma la speranza è l'ultima a morire. Comunque se non si ricordano le principali manifestazioni di quella strategia sarà ancora più difficile riuscire a fare luce almeno su parte dei "misteri" che ancora la caratterizzano.
Ulteriore importante motivazione alla base della necessità di ricordare la strage di piazza Fontana risiede nel fatto che, almeno processualmente, sono rimasti ignoti i responsabili dell'attentato in questione. Infatti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, gli ultimi accusati della strage, sono stati assolti. Forse ricordare la strage di piazza Fontana, e soprattutto il fatto che è rimasta impunita, potrebbe risultare utile per una ripresa delle indagini e per arrivare all'individuazione e alla punizione dei veri responsabili, e soprattutto dei mandanti.

Io diversamente da quanto ho fatto, in passato, per ricordare avvenimenti di varia natura che non devono essere dimenticati, in questo caso non inserisco nel mio post una ricostruzione minuziosa di ciò che è avvenuto durante e dopo la strage, anche per la complessità delle varie tappe che hanno contraddistinto soprattutto il dopo, ma intendo limitarmi, per ricordare la strage di piazza Fontana, a Milano, di cui domani ricorre il 39° anniversario, a riportare alcuni brani di un'intervista rilasciata da Fortunato Zinni, sindaco di Bresso, autore del libro "Piazza Fontana - nessuno è Stato", il quale il 12 dicembre del 1969 era un giovane funzionario della filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura saltata in aria.

Zinni ha affermato tra l'altro "Sono passati trentanove anni e nessuno ha pagato per quella strage...". Inoltre ha aggiunto che ha attribuito al libro quel titolo "Perchè la vergognosa e irridente tela di Penelope ordita dalla giustizia per fare e disfare sentenze in un'allucinante ed incredibile parodia ha dato la certezza di impunità ai burattinai del massacro ed ha smascherato il cinismo di una classe politica imbelle e complice, l'intollerabile disponibilità di una parte della magistratura ad assecondare il potere, il servilismo di buona parte della stampa pronta a credere alle verità ufficiali, l'ingerenza di gangli vitali dello Stato che si sono dati da fare per impedire l'accertamento della verità". Secondo Zinni poi la mancata condanna dei colpevoli "vuol dire che gli strateghi del terrore e i loro complici sono riusciti con il tempo ad affievolire la rabbia sacrosanta ed a spegnere nell'oblio dei più la sete di verità. E' venuta meno la pressione della coscienza popolare". Per quanto riguarda il futuro della vicenda processuale Zinni, infine, sostiene "No, non è finita qui. Il processo di Brescia che vede imputati gli stessi personaggi, assolti dall'ultima sentenza della Corte di Cassazione il 3 maggio 2005, è ancora aperto. Milano, Brescia, Bologna, rappresentano tappe incancellabili dello stragismo fascista. Tutto quello che possiamo fare per avvicinarci alla verità è continuare a credere alla giustizia e al diritto. Con la partecipazione e il ricordo di un libro per quanto mi riguarda e credendo nella democrazia per quanto riguarda il Paese". 

 


postato da: paoloborrello alle ore dicembre 11, 2008 12:38 | Permalink | commenti
categoria:politica
martedì, 09 dicembre 2008
Sarkozy ha visto a Danzica il leader spirtuale tibetano, nonostante le minacce di ritorsione della Cina. E’ la prima volta di un presidente di turno dell’Ue ed è un messaggio forte lanciato dal leader francese

Parigi. Nonostante le pressioni, nonostante le minacce, nonostante la voce grossa di Pechino, sabato a Danzica il presidente della Francia e (di turno) dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy, ha incontrato il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet. L’incontro è storico, così come lo è la cornice entro cui è avvenuto: i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario del premio Nobel per la Pace all’ex presidente polacco Lech Walesa, che da leader del sindacato Solidarnosc guidò pacificamente la rivolta contro il regime comunista. Ed è storico perché Sarkozy rappresenta l’Europa: “In quanto presidente dell’Ue porto avanti valori e convinzioni. E’ mio dovere farlo e lo faccio ben volentieri”. Nessun presidente di turno, prima di lui, aveva incontrato ufficialmente il Dalai Lama.

“E’ molto importante la scelta di un incontro in un’occasione del genere – dice al Foglio Carlo Buldrini, uno dei primi giornalisti italiani ad aver raccontato la repressione cinese in Tibet – Perché questo serve a rilanciare con forza la causa tibetana agli occhi della Cina”. Pechino s’è opposta come ha potuto, tanto che venerdì il portavoce del ministero degli Esteri, Liu Jianchao, aveva apertamente messo in discussione i rapporti economici tra Pechino e Parigi. “Attribuiamo un’enorme importanza alla nostra partnership strategica con la Francia, così come alle relazioni commerciali con Parigi – aveva detto Liu – Soltanto se le relazioni bilaterali sono buone, possiamo creare una sana atmosfera per le nostre relazioni commerciali”.

E’ da metà novembre che continuano le pressioni su Parigi. Fin dall’inizio, però, Sarkozy ha fatto capire che al colloquio non avrebbe rinunciato. “Se c’è un problema, sarà un’occasione in più per dialogare”, aveva detto il 15 novembre al termine del summit tra Europa e Russia a Nizza. La Cina ha così aspettato sul ciglio del fiume e il 26 novembre ha annunciato il rinvio, a data da destinarsi, del summit con l’Unione europea in programma domani a Lione. I commentatori francesi si sono messi a fare i calcoli: che cosa ne sarà – si sono chiesti – dei 20 miliardi di euro di contratti siglati in pompa magna poco più di un anno fa tra Parigi e Pechino? “Il pericolo di ripercussioni economiche è reale – commenta Buldrini – Con l’indottrinamento del regime cinese è possibile un boicottaggio di prodotti francesi, che sarebbe ancora più grave con l’attuale crisi”. Ma il Figaro ieri minimizzava: can che abbaia non morde, le autorità cinesi non stanno cavalcando più di tanto “il tradimento” di Sarkozy. I timori dei francesi non sono eccessivi:  una grande crisi, quest’anno, c’è già stata.

Quando è scoppiata, in primavera, la crisi tibetana con i monaci buddhisti incarcerati e uccisi dai cinesi, Sarkozy non aveva nascosto di essere rimasto “scioccato”. La fiaccola olimpica stava incominciando il suo giro del mondo per arrivare alla sede dei Giochi, Pechino per l’appunto, e a Parigi gli “uomini in blu” che proteggevano la torcia avevano avuto parecchi problemi: proteste, cartelli, ostacoli. Sarkozy aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi e in Cina i grandi magazzini di marca francese e l’ambasciata erano stati presi d’assalto. Il boicottaggio dei prodotti era reale e preoccupante. Da lì – sostengono i maligni – nacque la decisione di Sarkozy di non incontrare il Dalai Lama che ad agosto era in visita in Francia. Ci furono grandi polemiche, aggravate dal fatto che persino il presidente americano, George W. Bush, aveva invitato il Dalai Lama alla Casa Bianca senza preoccuparsi granché della Cina che protestava.

Sabato Sarkozy ha ribadito di essere “libero” di decidere la sua agenda. Considerando che sempre ieri il presidente di turno dell’Ue non è riuscito a ottenere l’accordo con i paesi dell’est sul clima, considerando che tra crisi economica e guerra tra Russia e Georgia il presidente di turno dell’Ue non è riuscito a trovare la quadra europea, l’incontro con il Dalai Lama rischia di essere l’unico, forte e concreto messaggio di libertà lanciato da Sarkozy in Europa.

da IlFoglio.it

martedì, 09 dicembre 2008

 Guarda l'immagine nelle sue dimensioni reali.Da anni Joy Ito, barricadero del web in giacca e cravatta, combatte la sua battaglia personale contro il copyright e a favore della libertà e della condivisione di informazioni in rete. Tra i suoi nemici ci sono: «Mr. Bush, le grandi compagnie telefoniche americane, la major di Hollywood, le case discografiche e le grandi reti tv: tutti vedono nel web una minaccia al loro profitto e in quanto tale da zittire e non accettano l’idea della condivisione di dati in rete». Ito è entusiasta per la vittoria di Obama: «Lui finalmente capisce questi problemi, la rete è stata lo strumento della sua vittoria ed è sensibile alla questione della condivisione libera dei dati». Instancabile e battagliero, businessman di successo e venture capitalist con la sua Neoteny fondata nel 2000 e quotata per venti milioni di dollari, Ito è stato fra i primi ad intuire la potenza del blog e ad anticipare fa l’arrivo dell’era mobile: «Era chiaro che avrebbe determinato una mutazione antropologica nel modo di pensare, vivere e relazionarsi con i media».

Ito ha finanziato la nascita di Six Apart, blog dedicato alla business community e non si stanca di ripetere che «il giornalismo della carta stampata e della televisione sta vivendo momenti difficili. L’altro giorno ho aperto un blog per giornalisti disoccupati e in poche ore mi sono arrivate mille adesioni. Oggi sono i blogger a fare opinione. Il problema è che non avendo dietro grosse strutture difficilmente possono controllare come vorrebbero il lavoro dei potenti. Il businessmodel dell’editoria sta cambiando e bisogna capire come gestire questo cambiamento». Ito è il più forte sostenitore dei Creative Commons, l’organizzazione creata da Lawrence Lessig ed Eric Eldred che vuole ridefinire il diritto della proprietà intellettuale nell’era digitale, il punto di riferimento del dibattito mondiale sul copyright. Quando fu lanciato Creative Commons nel 2002 a San Francisco, Ito era lì, e proprio lui aveva convinto i testimonial di prestigio: John Perry Barlow, paroliere dei Grateful Dead che con la sua Electronic Frontier Foundation sosteneva la libera circolazione della cultura in rete, e Jack Valenti, presidente della Motion Pictures Association recentemente scomparso, che da paladino del copyright nella battaglia contro la pirateria si era convertito ai benefici dei Commons, via di mezzo fra i sistemi proprietari e l’open source. Negli anni successivi, Ito ha convinto anche Philip Rosedale, fondatore di Second Life.

A Milano ha presentato il rapporto del Centro di formazione manager del terziario sulla formazione manageriale, e ha raccolto una gran folla nella serata a lui dedicata degli incontri Meet the Media Guru. Il fatto che il World Economic Forum l’ha definito «uno dei cento leader globali del futuro» lo commenta ridendo: «Sapesse quanti nemici mi sono fatto per le mie battaglie sulla libertà. Ma le cose stanno cambiando e la rivoluzione dell’era mobile sta mutando lo scenario della comunicazione». La knowledge community è una realtà: «Anche in Italia i tempi sono maturi e ci si rende conto dell’importanza di condividere idee, testi e dati eliminando i costi di queste operazioni sul web». Nato in Giappone, educato in America, è in procinto di sposarsi e trasferirsi a Dubai: «E’ un posto libero e interessante. Voglio capire cosa succede in Medio Oriente, dove Internet è diventata una finestra sul mondo per gente che a volte non può neanche affacciarsi alla finestra di casa». Ad incuriosirlo «è il rapporto con la censura. Una parte della popolazione araba la vede come una forma di protezione».

Ito racconta di aver fatto «una montagna di soldi dividendo il tempo fra il buildup di società operanti su Internet e l’impegno nella battaglia per la libertà sui blog». Spiega: «Il monopolio della divulgazione di idee in mano alle grandi società sta finendo. Internet ci sta dimostrando che piccole organizzazioni liberamente connesse e gente che lavora assieme su standard comuni possono generare un’impressionante quantità di innovazione. In campo scientifico la condivisione dei dati sta portando ad evoluzioni epocali». Fin da quando studiava in America, «l’unica cosa che mi interessava era la rete, un’opportunità unica per la divulgazione del pensiero e della parola, un terreno di pura democrazia». Sull’Italia che spesso visita dichiara: «Un bel paese, solo che ho l’impressione che ci sia una sorta di pensiero comune secondo il quale trasgredire è normale, tutt’al più bisogna vedere le convenienze di chi comanda in quel momento».

di RENATA FONTANELLI - da Repubblica.it

giovedì, 04 dicembre 2008

Il prossimo 10 dicembre ricorre il 60° anniversario della firma, avvenuta a Parigi, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Mi è sembrato opportuno riportarla integralmente perchè credo che in molti non la conoscano bene.
E poi vorrei formulare una breve riflessione.
Purtroppo questa Dichiarazione mi sembra molto attuale, nel senso che in numerosi Paesi del mondo diversi articoli non vengono affatto rispettati. E cioè in molte parti del mondo i diritti umani non vengono completamente garantiti. Ciò vale anche per i cosiddetti Paesi sviluppati. E ciò vale anche per l'Italia.
Volete provare a indicare quali sono secondo voi, in Italia, gli articoli che non vengono rispettati?

Prima di lasciarvi alla lettura della Dichiarazione riprendo alcuni brani di quanto si scrive in "Wikipedia" a proposito di questo documento.
"Documento storico, molto importante, prodotto sull'onda dell'indignazione per le atrocità commesse nella seconda guerra mondiale, la Dichiarazione fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite insieme al suo Statuto steso nel 1945.
In quanto Dichiarazione di principi dell'Assemblea generale, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non è giuridicamente vincolante per gli Stati membri dell'organizzazione. Tuttavia ai diritti ed alle libertà in essa riconosciuti va attribuito un valore giuridico autonomo nell'ambito della comunità internazionale, dal momento che sono ormai considerati dalla gran parte delle nazioni civili alla stregua di principi inalienabili del diritto internazionale generale (jus cogens). La Dichiarazione dei Diritti Umani è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano. Idealmente, la Dichiarazione è il punto di arrivo di un dibattito filosofico sull'etica e i diritti umani che nelle varie epoche ha visto impegnati filosofi quali John Locke, Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Immanuel Kant, Nietzsche fino a quelli contemporanei fra cui il filosofo Jacques Maritain che partecipò di persona alla stesura della Dichiarazione. Non si deve dimenticare poi l'importanza che ha avuto la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino stesa nel 1789 durante la Rivoluzione francese, i cui elementi di fondo (i diritti civili e politici dell'uomo) sono confluiti in larga misura in questa carta. Fondamentali infine, nel percorso che ha portato alla realizzazione della Dichiarazione, sono i Quattordici punti di Woodrow Wilson (1918) e i quattro pilastri delle libertà enunciati dalla Carta atlantica di Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill del 1941. Alla Dichiarazione sono poi seguiti il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e il Patto internazionale sui diritti civili e politici, elaborati dalla Commissione per i Diritti dell'Uomo ed entrambi adottati all'unanimità dall'ONU il 16 dicembre 1966.
La Dichiarazione è la base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, e costituisce l'orizzonte ideale della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, confluita poi nel 2004 nella Costituzione europea.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14
1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.


postato da: paoloborrello alle ore dicembre 04, 2008 08:28 | Permalink | commenti
categoria:politica
lunedì, 01 dicembre 2008

Alessandra Ceroli (presidente nazionale della Lila - Lega italiana per la lotta contro l'Aids - e membro della Commissione nazionale Aids) ha inviato una lettera aperta al sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio in cui si puntualizza quanto viene realizzato nel mondo e quanto invece l'Italia sia immobile e assente per tutto ciò che riguarda statistiche e prevenzione.
Nella lettera Alessandra Ceroli esprime innanzitutto la propria grande preoccupazione rispetto alla mancata risposta sull'emergenza prevenzione della infezione da Hiv del governo italiano in merito a quattro importanti eventi verificatasi dopo la nomina di Fazio a sottosegretario alla Salute e alla presidenza della Commissione nazionale Aids.

giugno 2008
Durante la conferenza programmatica dell'Assemblea generale dell'Onu sull'Aids molti Paesi hanno presentato le loro relazioni sullo stato di avanzamento delle politiche per arginare l'Aids. Il governo italiano non ha presentato nessuna relazione.
Ceroli aggiunge che gli esiti delle decisioni di quella conferenza sembrano non aver avuto alcuna cassa di risonanza nel nostro Paese e che il nostro governo non ha nessuna idea rispetto all'efficacia delle proprie politiche pensate e programmate per contrastare l'epidemia. Secondo Ceroli sarebbe più giusto parlare di assenza di politiche dal momento che l'unica iniziativa di rilievo di questi anni è da considerarsi la campagna ministeriale lanciata dall'allora ministro Livia Turco, senz'altro adeguata nei contenuti ma decisamente poco visibile e non sufficientemente diffusa.

agosto 2008
Durante la XVII conferenza internazionale sull'Aids, tenutasi a Città del Messico, Unaids, Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), insieme a molti altri organismi internazionali hanno richiesto a tutti i governi del mondo di attivarsi e responsabilizzarsi in uno sforzo senza precedenti per la prevenzione della trasmissione dell'Hiv. Un'indicazione questa dettata da fonti statistiche molto preoccupanti: i dati emersi nel corso dell'ultimo anno testimoniamo che per ogni persona che inizia un trattamento altre tre acquisiscono una nuova infezione. Anche in Europa e in Italia il numero dei nuovi casi torna a crescere ad un ritmo allarmante.
Agli inizi di settembre alcuni componenti della Commissione Aids  inviarono a Fazio un documento di sintesi nel quale si riportavano i suggerimenti dell'Unaids e dell'Oms e  fu proposto di convocare in tempi rapidi la Commissione Aids per elaborare nuove strategie di prevenzione.
Non solo non c'è stata alcuna risposta a quel documento ma da allora la Commissione nazionale Aids non è stata mai più convocata, interrompendo di fatto un "lento" ma proficuo lavoro sulla prevenzione iniziato a gennaio 2007 e rimasto incompiuto.

novembre 2008
Lo scorso 20 novembre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sull'Hiv/Aids: diagnosi precoce e cure tempestive. Ceroli invita Fazio a prendere in considerazione quella risoluzione per promuovere una serie di iniziative volte a renderla efficace per il nostro territorio.

dicembre 2008
Il 1° dicembre 2008 ricorre la giornata mondiale di lotta all'Aids e il tema di quest'anno è  Stop Aids "Lead - Empower - Deliver" (Prendere la guida - Responsabilizzarsi - Attivarsi).
Ceroli chiede pertanto a Fazio di riflettere sul significato di tale slogan e di raccogliere l'invito lanciato durante questo evento mondiale.
Ceroli conclude rilevando che è necessario rimettere il tema della prevenzione dell'infezione da Hiv, così come suggerito da Unaids e Oms e dal Parlamento europeo, come una delle priorità dell'agenda del ministero della Salute, non più rinviabile, e dare mandato alla Commissione nazionale Aids di elaborare da subito risposte ed azioni efficaci e concrete per contrastare l'infezione.

Queste sollecitazioni rivolte a Fazio assumono un ancora maggiore significato se si considera che il governo italiano, nel settembre 2000, ha firmato insieme ad altri 190 Paesi membri dell'Onu la Dichiarazione del Millennio delle Mazioni Unite impegnandosi ad arrestare la diffusione del virus Hiv e ad estendere, entro il 2010, a tutti i malati l'accesso a cure e a servizi sanitari.
Oggi, nel mese di dicembre del 2008, a meno di due anni da l termine fissato dall'Onu, in Italia:
- vivono 150.000 persone sieropositive e ogni anno si registrano migliaia di nuove infezioni
- il diritto di accesso alla terapia, alla diagnostica, alle sperimentazioni cliniche e all'assistenza socio-sanitaria non è garantito su tutto il territorio ed esistono rilevanti divergenze da regione a regione
- le persone sieropositive vengono stigmatizzate e sono quotidianamente vittima di discriminazioni

L'immobilismo del governo italiano, rilevato dalla presidente della Lila non mi sorprende affatto. Non mi sorprende affatto che le persone colpite dal virus Hiv non vengano tenute nella necessaria considerazione da questo governo. Nonostante ciò ritengo inaccettabile questo immobilismo e auspico che in tempi brevi si modifichi l'attuale situazione.  

 


postato da: paoloborrello alle ore dicembre 01, 2008 09:12 | Permalink | commenti
categoria:politica