Come ogni anno Amnesty International ha reso noto il rapporto sulla situazione dei diritti umani nei vari Paesi del mondo. E, come negli anni passati, una parte del rapporto è dedicata all'Italia. Può essere interessante verificare qual'è la situazione dei diritti umani nel nostro Paese secondo Amnesty, un'organizzazione internazionale riconosciuta da molti come un'organizzazione veramente indipendente e affidabile.
I capitoli e i paragrafi in cui è suddivisa la parte del rapporto dedicata all'Italia sono i seguenti:
Diritti e incolumità di migranti e richiedenti asilo
Legislazione sull'asilo
Detenzione di migranti e richiedenti asilo all'arrivo: rischi ricorrenti per i diritti umani e il caso Lampedusa
Violazione dei diritti umani nel Mar Mediterraneo: ritardo nei soccorsi e rinvio forzato in Libia
Il preoccupante percorso delle norme sull'immigrazione del 'pacchetto sicurezza'
Diritti umani dei rom sotto attacco
Razzismo e aggressioni
Legislazione d'emergenza e sgomberi forzati
Tortura e maltrattamenti della polizia per l'uso della forza e delle armi
Processi per il G8 di Genova 2001
Procedimenti giudiziari aperti sulle responsabilità di agenti di polizia
Politiche antiterrorismo: responsabilità per le rendition ed espulsioni
Leggere solo i titoli dei capitoli e dei paragrafi del rapporto riguardante l'Italia è già molto indicativo dei rilievi che Amnesty rivolge circa la tutela dei diritti umani nel nostro Paese.
Le problematiche relative al primo e al quarto capitolo che sono connesse alla situazione dei migranti e alle politiche antiterrorismo sono abbastanza note e per brevità non riporto le considerazioni formulate nel rapporto a tale proposito (chi intendesse approfondire può sempre visitare il sito web www.amnesty.it anche per leggere l'intero rapporto che si occupa di quanto avviene in tutto il mondo).
Mi limito a riportare integralmente il secondo e il terzo capitolo perchè esaminano questioni meno conosciute.
"Diritti umani dei rom sotto attacco
Razzismo e aggressioni
I rom sono stati vittime di attacchi di stampo razzista, comprese aggressioni fisiche e verbali. Nel maggio 2008, il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale (Cerd), rendendo noto il proprio rapporto periodico, ha condannato la retorica razzista anti-immigrati e anti-rom diffusa tra politici e mezzi di informazione e ha chiesto all'Italia un'azione risoluta per contrastare ogni tendenza a descrivere, stigmatizzare e colpire con stereotipi le persone in base alla loro origine etnica e a divulgare propaganda razzista a fini politici. Il Cerd ha anche sottolineato che i rom vivono in Italia in una condizione di 'segregazione di fatto' nei campi. Ad aprile 2009, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha pubblicato il rapporto conseguente alla visita effettuata in Italia all'inizio dell'anno, riferendo le denunce raccolte presso le comunità visitate, circa il persistente clima di intolleranza verso rom e sinti e la mancanza, da parte delle istituzioni, di un dialogo con queste comunità. Dopo gli attacchi incendiari di Ponticelli nel maggio 2008, l'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha dichiarato: 'L'attuale stigmatizzazione dei rom e dei migranti in Italia è pericolosa, in quanto contribuisce ad alimentare tensioni e accresce le potenzialità di violenza'.
Legislazione d'emergenza e sgomberi forzati
A maggio 2008, il governo ha dichiarato lo 'stato di emergenza', relativamente alle popolazioni 'nomadi' in Campania, Lombardia e Lazio. Ai prefetti delle tre regioni sono stati attribuiti poteri speciali per effettuare il censimento delle persone che risiedevano nei campi, raccogliere le impronte digitali e condurre sgomberi forzati, in deroga a ogni legge vigente. Secondo il ministero dell'Interno stati censiti 167 campi, di cui 124 'abusivi' e 12.346 persone, di cui 5.436 minori.
Gli sgomberi forzati dei rom in Italia sono una realtà da diversi anni, ma recentemente sembrano aumentati, in particolare dal 2007 (anno della firma dei primi 'patti per la sicurezza' in alcune città). Amnesty International ha chiesto alle autorità che gli sgomberi forzati siano utilizzati come misura eccezionale, dopo aver esplorato le possibili alternative e nel rispetto degli standard internazionali sui diritti umani, che richiedono: la consultazione con i residenti delle aree interessate; un adeguato preavviso; la garanzia della possibilità per le persone colpite di ricorrere contro l'ordine di sgombero presso un tribunale e di fruire di assistenza legale; la garanzia di un alloggio alternativo e la compensazione delle proprietà eventualmente andate perse; il rispetto di tutti gli altri diritti umani, tra cui quello di non subire maltrattamenti. Gli sgomberi forzati condotti senza tali garanzie sono una violazione dei diritti umani, in particolare del diritto a un alloggio adeguato.
Tortura e maltrattamenti: responsabilità della polizia per l'uso della forza e delle armi
A distanza di 20 anni dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (Cat) l'Italia resta priva di uno specifico reato di tortura nel codice penale. Di conseguenza, gli atti di tortura e maltrattamenti commessi dai pubblici ufficiali nell'esercizio delle proprie funzioni vengono perseguiti attraverso figure di reato ordinarie (lesioni, abuso d'ufficio, falso etc.) e puniti con pene non adeguatamente severe e soggetti a prescrizione. L'Italia non ha ratificato il Protocollo opzionale alla Cat, che imporrebbe l'adozione di meccanismi di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti, tra cui un'istituzione indipendente di monitoraggio sui luoghi di detenzione e non si è dotata di un organismo per il monitoraggio sui diritti umani, né di regole per l'identificazione degli agenti di polizia durante le operazioni di ordine pubblico.
Processi per il G8 di Genova 2001
A luglio 2008, il tribunale di Genova ha condannato in primo grado 15 persone, tra cui agenti di polizia penitenziaria e medici, per le violenze contro i manifestanti detenuti nella caserma di Bolzaneto a luglio 2001. Nelle motivazioni, il tribunale chiarisce che le 'condotte inumane e degradanti' compiute a Bolzaneto 'avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di 'tortura' adottata nelle convenzioni internazionali', ma devono essere fatte rientrare, ai fini della condanna, in reati minori quali l'abuso d'ufficio, a causa della mancanza del reato specifico nel codice penale. A novembre 2008, lo stesso tribunale ha condannato in primo grado 13 agenti di polizia per le violenze commesse contro i manifestanti alloggiati presso la scuola Armando Diaz, per calunnia e per fabbricazione di prove false. È improbabile che i funzionari e gli agenti imputati sconteranno le condanne, a causa dell'intervento della prescrizione. In questi anni la ricerca della verità non è stata agevolata dalle istituzioni coinvolte, né nell'ambito dei processi, né attraverso l'istituzione di strumenti di monitoraggio, quali una commissione indipendente o di una commissione parlamentare d'inchiesta.
Procedimenti giudiziari aperti sulle responsabilità di agenti di polizia
È proseguito il processo per la morte di Federico Aldrovandi, morto a Ferrara nel settembre 2005 dopo essere stato fermato da quattro agenti di polizia, rinviati a giudizio per omicidio colposo. Nel corso del dibattimento sono emerse prove, presentate dal perito della famiglia che ha deposto in giudizio a gennaio 2009, relative alla morte per arresto cardiaco a seguito dei mezzi di contenimento utilizzati dalla polizia. Più di recente, i media hanno riferito dell'avvio di una seconda indagine per favoreggiamento a carico di agenti di polizia che hanno deposto nel processo. A marzo 2009 è iniziato, ad Arezzo, il processo per la morte di Gabriele Sandri, ucciso nel novembre 2007 da un colpo di pistola esploso da un agente della polizia stradale, che è ora accusato di omicidio volontario. A maggio 2009, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di alcuni agenti della polizia municipale di Parma per il pestaggio di Emmanuel Bonsu, cittadino ghanese, avvenuto a settembre 2008. Bonsu ha denunciato insulti razzisti e riportato danni a un occhio".
Per quanto concerne le responsabilità degli agenti di polizia relativamente a fatti specifici, vorrei precisare che da parte mia non c'è affatto nessun atteggiamente pregiudizialmente contrario nei loro confronti (del resto il post precedente dedicato agli uomini e alle donne delle scorte credo che lo di mostri). Ritengo però che se vi sono delle responsabilità esse debbano essere accertate e colpite, senza nessun favoritismo.
Concludo rilevando che l'attuale governo non ne esce bene dall'esame che Amnesty International ha promosso per quanto concerne la situazione dei diritti umani in Italia, perchè in alcuni casi sono oggetto di critiche provvedimenti e comportamenti che fanno capo al governo stesso.
Sarebbe opportuno che il governo prendesse in considerazione le valutazioni di Amnesty e che anche gli italiani lo facessero.
Chiedo troppo?
P.S.: avete notato che nel rapporto di Amnesty si parla di razzismo? pensate che sia eccessivo utilizzare quel termine (io no...)?




















La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.