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Io sto con Saviano
 QUALCUNO MI SA DIRE COME MAI CON IEPLORER SI VEDE BENE E CON FIREFOX SI VEDE TUTTO BIANCO IL TESTO??? EPPURE I CLASS SONO GIUSTI....
sabato, 25 aprile 2009
Qualche giorno fa la testata de "il Giornale" organo ufficiale del Berlusconismo, si lanciava nella ennesima invettiva contro Grillo, Travaglio e tutti coloro che dissentono sul serio e non si bevono le favole berlusconiane, qualificandoli come istigatori di violenza e costruttori di menzogne. Ma la nobile e accreditata testata giornalistica si scagliava anche contro quelle orda di "beoti" che seguono questi "costruttori di menzogne" e con magnanima comprensione si doleva che tra questi beoti ci fossero tanti giovani, i quali, in virtù della loro condizione di ingenuità, sono facili prede di questa fabbrica meschina di violenza e di bugie.
Con queste premesse dichiaro con fierezza ed orgoglio di essere un Beota, senza neppure l'attenuante dell'innocenza giovanile la cui fine è inesorabilmente decretata dalla mia data di nascita.
Quale Beota mi posso quindi permettere di esprimere ragionamenti sconclusionati e irragionevoli, privi di fondamento e di credibilità. Premesso questo, posso procedere.
Grillo e Travaglio sono due personaggi agli antipodi, dal punto di vista professionale ma si trovano accomunati da alcuni semplici principi oramai in disuso nel nostro paese: onestà istituzionale, un po' di coerenza intellettuale, liberalità, giustizia equa, democrazia reale e costituzionale.
La voce di Montanelli, a dispetto delle interpretazioni ricorrenti, ci racconta l'esperienza di un uomo liberale, della destra liberale, il quale afferma, con chiarezza, l'esistenza di due Berlusconi: quello imprenditore e quello politico. La vita lo ha fermato prima che potesse, con le sue preziose analisi, illuminare la scena politica con la limpidezza che lo contraddistingueva. Ci ha lasciato però i suoi pensieri e le sue parole mettendoci in guardia da questo uomo "sceso in campo" per "salvarsi dalla galera" come lo stesso Berlusconi confessò a Biagi e Montanelli quando certo pensava ancora che anch'essi facessero parte di quel giornalismo ipocrita e servile con cui si sarebbe abituato a trattare negli anni successivi alla discesa in campo.
Sono anni che Berlusconi e i suoi avvocati trascinano in tribunale Travaglio per i suoi libri senza riuscire nell'intento di oscurarne il significato. Tranne qualche "sbavatura", su cui i servi, normalmente proni e passivi, si buttano a pesce -con meticolose precisazioni-  , i testi risultano ineccepibili e documentati e parlano di verità scomode per alcuni. Ovviamente, secondo tecniche di comunicazione ben collaudate, dall'eventuale sbavatura costoro traggono lo spunto per far sorgere il dubbio che tutto sia falso ed una montatura.
Questo 25 Aprile e tutte le discussioni che sta portando con sé, danno davvero l'immagine politica di questo paese e del nostro popolo.
Un popolo che, contrariamente a quanto si vuol pensare o far pensare, non è certo incline alla rivolta o alla rivoluzione. Mediamente è un popolo passivo, che mugugna, brontola, ma, come ebbe a dire felicemente Gervaso, è senza spina dorsale.
Questo paese ha digerito:  20 anni di fascimo, 40 anni di Democrazia Cristiana, 20 anni tra Craxismo, CAF, Berlusconismo. Uno stomaco tenace.
Gli eventi che hanno segnato i cambiamenti del paese, sono sempre nati esternamente, oppure casualmente o per l'iniziativa di pochi. E' un paese di individui che, nella maggioranza, preferisce le parole d'ordine alle analisi, l'ideologia al confronto pluralistico, la tranquillità dell'apparenza invece che il confronto sulle responsabilità reali.
Un popolo che non conosce la propria costituzione, la propria storia e non sa riconoscersi in una identità nazionale non faziosa o non ideologica.
In queste ore di vigilia dell'anniversario della Liberazione spuntano qua e là i distinguo ed i revisionismi storici camuffati da una falsa benevolenza e voglia di assoluzione comune e, più grave, desiderio di oblio.
La liberazione è avvenuta a dispetto di forze illiberali, autoritarie, violente. Queste forze hanno dominato il paese per 20 lunghi anni. Il fascismo ha affascinato molti uomini e donne di rilevanza intellettuale. Ma nessuno di costoro, che avesse nel sangue una vera natura liberale, ha potuto convivere a lungo con il questo senza rendersi conto della verità sul regime.
Venti anni sono lunghi. Anni nei quali si covano odi e rancori, magari proprio nei confronti di coloro che, per convinzione, viltà o quieto vivere, hanno abbracciato e sostenuto l'ideologia fascista.
Non può stupire, sotto il profilo umano, se, caduto il regime che difendeva e tutelava i pavidi e i complici del regime, si sia scatenata una "guerra" interna, una resa dei conti. Questo non è giusto nè approvabile sotto il profilo della giustizia e della civiltà, ma comprensibile dal punto di vista umano e, quando si scatena, questo tipo di "vendetta" non si mantiene certo nei confini della ragionevolezza.
Ciò non deve offuscare nè confondere sul significato e sul valore di chi ha combattuto per la libertà di noi tutti. Onoriamo e comprendiamo il dolore e le morti di chi ha combattuto per sostenere il regime per convinzione genuina ma, quel regime, era e rimarrà sempre un regime fascista: illiberale, autoritario, violento.
Comunisti, Cattolici, Libertari e Laici di Giustizia e Libertà, hanno combattuto e sacrificato la vita per l'ideale della libertà. Poi, caduto il regime, in un paese che si trovava improvvisamente "tutto" antifascista, hanno dato vita ad una costituzione Democratica, Repubblicana, Liberale che tutelasse le generazioni future.
Oggi sono in molti a voler mettere le mani su questa Carta Costituzionale; molti di costoro si accingono a festeggiare il 25 Aprile: ma questa data non appartiene, sia chiaro, nè ai fascisti di ieri, nè ai piduisti di oggi.
Grillo rappresenta una continuazione moderna di quelle lotte per la libertà: le nostri armi sono pacifiche, si compongono di una tastiera e di un monitor. Le pallottole sono le idee che  stanno nella nostra testa e che si formano e si arricchiscono di potenza mana mano che condividiamo le idee , la conoscenza, la consapevolezza e il desiderio di essere cittadini e non sudditi.
Grillo potrà non piacere e nemmeno io condivido sempre tutto ciò che dice e come lo dice. Ma non ha importanza: gli sono e sarò sempre grato per aver svolto la funzione di catalizzatore tra uomini e donne di diverse età, culture ed esperienze, per creare le premesse di un nuovo Rinascimento.
Il giorno in cui ci sarà la resa dei conti con il Berlusconismo, e quel giorno verrà, non avremo bisogno di infierire con il lancio di monetine contro costoro, avremo vinto, pacificamente, con le armi più potenti che abbiamo a disposizione: il cervello ed il cuore. E sarà un nuovo giorno di Liberazione per tutti.

NOTA: con questo post inauguro il gruppo Terza Dimensione - Terza repubblica su FaceBook : iscrivetevi e condividiamo insieme la volontà di vivere in un paese diverso...Grazie
postato da: Davide3d alle ore aprile 25, 2009 09:33 | Permalink | commenti
categoria:politica, democrazia, libertà civili, libertà di pensiero e di parola
domenica, 22 marzo 2009
C'è una battuta, attribuita a Ricucci, che mi è rimasta nella mente e che riaffiora ogni volta, quando leggo certe notizie e certi articoli.
E' una battuta estremamente volgare, un po' razzista o sessista nei confronti dei gay, si potrebbe dire, ma estremamente efficace nell'immagine e nel suo significato metaforico.
Recita così: <<Facile fare i Froci... con il Culo degli altri!>>.
Mi scuso con chi avesse orecchie delicate ma questa affermazione ha, purtroppo, troppa aderenza con la realtà che ci circonda.
Seppure ha il pregio di farci sorridere, questo sorriso è quello che si accompagna ad una smorfia, ad un sopracciglio alzato, quando la nostra mente vaga nella memoria ed associa fatti e -molti misfatti- reali, a questa verità.
L'ultima associazione l'ho fatta oggi, leggendo la "polemica" intorno alle parole del Papa riguardo i profilattici e l'Aids.Certo, associare questo Vaticano sessuofobo ad una frase del genere è quanto mai irriverente e blasfemo:: e la cosa mi diverte molto.
I fatti, nella loro cruda essenza, sono che continuiamo ad essere circondati da "organizzazioni" religiose, politiche, affaristiche, finanziarie, malavitose, che operano, vivono, prosperano, mettendo in gioco il nostro Culo. Ciascuno di loro, se interrogato, quando non fugge -proprio fisicamente- da possibili domande scomode (vero Saitta, vero D'Alema ??!!) si prodiga in filosofici discorsi su come stiano operando in realtà per il nostro bene, nel nostro interesse. Se messi alle strette, sopratutto una certa categoria di economisti, si appella al principio che "c'è pur sempre un prezzo da pagare", asserzione valida un po' per tutti i gusti e tutte le stagioni: peccato che nella totalità dei casi, quando c'è un prezzo da pagare, sono gli altri a pagarlo e mai i "filosofi" in questione.
Per verificare questa logica, è sufficiente addentrarsi in quei temi che proprio riguardano il bene della collettività e ci riguardano tutti: rifiuti (inceneritori), energia (nucleare), acqua (privatizzazione), trasporto (Tav), opere di struttura (grandi opere) e misurare il delirio delle proposte di costoro con le alternative -reali- che essi ignorano o fanno finta di non conoscere perché non favorevoli ai loro tornaconti privati o di gruppo.
Ieri sera ho partecipato ad un incontro della Lista Civica di Torino (www.t5s.org) che sta muovendo, dopo un anno e mezzo di duro lavoro da parte dei fondatori, i suoi primi passi verso il mondo esterno. Terrò informati i lettori di questo Blog in proposito.
Quello che mi piace è che, nella sostanza, queste liste rappresentano cittadini che hanno deciso di, potremmo dire proseguendo il filo del discorso..., salvarsi il Culo, ovvero smettere di consentire ad altri di decidere della loro vita, senza giustificare mai il proprio operato.
Invito tutti ad iniziare seriamente a guardare queste iniziative con un occhio di riguardo, con spirito propositivo e di speranza, nonchè di necessaria collaborazione.
Tutti noi che bazzichiamo in questo mondo virtuale conosciamo altre verità da quelle ufficiali; le verità scomode (quando sono giudiziarie), alternative (energia e ambiente), possibili (democrazia diretta, rappresentanza reale); ora è tempo di iniziare un lavoro meticoloso per far uscire dalla rete queste conoscenze e portarle nel mondo esterno e fare della condivisione della conoscenza il nuovo metodo di una lotta politica che parte dal cuore e parla con ragionevole speranza ad altri cuori.
domenica, 22 marzo 2009
Questo era il titolo di un film di un po' d'anni or sono che raccontava la storia dell'omicidio di PP, le reticenze, l'odio ed il risentimento costruito intorno al personaggio, il processo-farsa messo in piedi.
Ho conosciuto PP attraverso la lettura di tre libri  che pubblicò l'Unità anni fa e che riportavano gli articoli pubblicati in diverse occasioni. Ogni parola, ogni riga, è il frutto di un intelletto straordinario, di analisi profonde, mai banali. Puoi non essere d'accordo ma non puoi non rimanerne incantato.
Un vero comunista, al cui confronto la sinistra di oggi appare composta da bambini capricciosi.
Tra le tante cose mi colpì l'analisi che fece del "borghese" e del pensiero liberista di fondo: perchè - scriveva in sintesi PP -il problema del borghese è che crede che tutti debbano aspirare a diventare tali per essere felici.
Questa è una delle migliori, profonde e radicali critiche al sistema capitalistico su cui ci sarebbe molto da riflettere.
PP avrebbe dovuto partecipare ad un congresso del partito radicale, ma venne ucciso prima. Quei radicali che vedeva come "compagni" di lotta verso le storture del potere borghese e con i quali condivideva importanti idee e battaglie. Va ricordato - a onore di memoria storica -che i radicali in quegli anni erano in parlamento ed erano, nel silenzio generale, gli unici a denunciare -nelle procure e nel parlamento- le tangenti di Stato (caso Eni).
E i radicali condividevano con PP -e con altri a sinistra- l'oltraggio, gli insulti ideologici di quella sinistra "fascista" che PP denunciava parlando de "il fascimo degli antifascisti".
Le denunce politiche e poi lo stesso processo farsa sulla morte di PP fornivano già allora l'immagine di concetti diversi di giustizia presenti nel nostro paese. Le tante malefatte compiute nel nostro paese hanno trovato proni fiancheggiatori in una parte della magistratura. E il caso De Magistris oggi ce lo conferma.
Di PP mi piace ricordare ancora una frase che chiude il film e che recita più o meno così :
"Gli Andreotti, i Fanfani, e gli altri gerarchi, dovrebbero essere messi in carcere non tanto e non solo per le singole malefatte che hanno compiuto, ma sopratutto per il Danno Antropologico che hanno creato a questo Paese.
Meditiamo.
sabato, 31 gennaio 2009

E meno male che la Gran Bratagnia ha aderito ai trattati EU, ma forse solo per quello che conviene a lei? Un cittadino europeo ha il diritto di mobilita' e di lavoro in qualunque nazione aderente alla comunita' europea.

Sembra di essere tornati indietro di anni....  forse che da loro sono meglio accettati gli extracomunitari rispetto ai comunitari? e non e' vero che gli italiani non fanno bene il loro lavoro, si tratta di manodopera qualificata richiestissima in tutto il mondo!

 

da InviatoSpeciale.com - Il tabloid ‘Daily Star’ ha reso noto che circa 600 lavoratori inglesi hanno dichiarato uno sciopero improvviso alla raffineria Lindsey Oil a Grimsby, per protestare contro i lavoratori italiani e portoghesi che, a loro dire, rubano il loro posto perchè costano meno.
operai1Il giornale ha pubblicato anche la foto di un lavoratore italiano che mostra il dito medio al fotografo, con accanto un altro che fa il gesto dell’ombrello.

Il giornale, già la settimana scorsa, aveva scritto che una nave-albergo era nel porto di Humberside per ospitare i lavoratori stranieri. L’impianto è gestito dalla Total e secondo il Daily Star, il gigante francese ha usato una legge europea assoldando operai stranieri tramite un’azienda italiana il cui nome non viene menzionato.

Un operaio di 29 anni di Grimsby ha detto allo Star che gli italiani “fanno errori e ignorano le norme di sicurezza”. Insistendo il lavoratore ha spiegato: “Dobbiamo opporci. Non è una protesta razzista. Sono contento di lavorare con stranieri, ma qui non ci viene data una chance. C’è gente qui che contava su questo posto e ora viene dato a un’azienda italiana. E’ una questione di giustizia”.

Un portavoce della Total ha detto al tabloid: ”Questo sciopero non ha avuto effetti sul normale funzionamento della raffineria. Il titolare del principale appalto sta avendo colloqui con i lavoratori e i rappresentanti sindacali. Speriamo che la situazione si risolva il prima possibile”.

Il fatto dovrebbe far riflettere quegli italiani che contestano i lavoratori straneri. Perchè come si vede è possibile poi trovarsi in situazioni del genere.

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 31, 2009 09:10 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, diritti umani, democrazia, discriminazioni, società e costume, esteri - dal mondo
domenica, 25 gennaio 2009

di Nello Trocchia

Ritorno a Gaza, per raccontare una guerra non raccontata

Ho incontrato giornalisti, leader dei giornalisti e istituzioni locali che sono amministratori. E' evidente che Hamas ha due volti. Uno politico amministrativo che controlla almeno questa parte di Palestina e poi l'aspetto terroristico, quelli che la notte e il giorno sparano, ora non più, i missili su Israele. A vederla dal di dentro si deve dare ragione a quel che dice D'Alema. Con Hamas si fa politica, anche se va denunciata la loro attività terroristica e di violenza. - Ad affermarlo ad Econews e Articolo 21 è Paolo Serventi Longhi inviato nella missione dell'associazione dei giornalisti internazionali a Gaza. 

"Non ci sono stati bombardamenti chirurgici. - prosegue Serventi - o almeno non tutti erano chirurgici. Abbiamo visto decine e centinaia di palazzi e case sventrate, strade rivoltate, capanne spazzate via. Abbiamo avuto bombardamenti casuali dal mare e dal cielo, con migliaia (350 bambini) di vittime. E' quindi impossibile pensare che un bombardamento così casuale sia così sicuro".

Parte della stampa italiana afferma che le vittime civili sono causate dai miliziani che lanciano i missili da diversi luoghi della città, molte volte vicino ad abitazioni civili...
I miliziani sono parte della popolazione. Di notte smettono le loro occupazioni quotidiane e si occupano di altro. Vanno a prendere i missili con le auto nei depositi nascosti, le piazzano qua e là per la città e la striscia e li lanciano. E' chiaro che chi vive nel punto da cui parte il missile soffre la reazione di Israele. I civili vivono nel terrore, questo non facilita i rapporti tra la popolazione civile e Hamas, ma dall'altra parte c'è questo risentimento e questo odio per la proporzione della ritorsione israeliana. Ed è un sentimento che attraversa trasversalmente tutta la popolazione. La esagerazione è nella reazione, che in parte è casuale e terrorizzante nei confronti della popolazione, e poi chirurgica. Ma che significa, per esempio, distruggere i palazzi dove aveva sede la stampa internazionale?"

E l'informazione come ha raccontato questa guerra?
Al varco di Rafah abbiamo incontrato decine di colleghi che entravano da tutto il mondo. I colleghi palestinesi ci dicono: arrivate troppo Tardi. Ma come facevamo ad arrivare prima se tutte le frontiere erano chiuse alla stampa? Abbiamo avuto 4 colleghi uccisi, 35 feriti, due palazzi dove avevano sede i principali media europei e internazionali. Era difficile sotto le bombe israeliane raccontare una cosa quando molta stampa doveva raccontare la guerra non essendoci. E' sempre questo il nostro problema. Quando il giornalista non c'è sono le veline militari, le immagini dei comandi, le propagande delle due parti. Qui come a Belgrado come in Iraq e in Afghanistan. Quando è presente il giornalista può raccontare. Con un angolo di visuale. Ognuno ha le sue idee, ma è difficile non essere emozionalmente colpiti quando vedi palazzi interi di abitazioni civile completamente sventrate, con decine e decine di morti. Abbiamo ovviamente le documentazioni, i filmati, le foto. Quando un giornalista c'è può raccontare. Non c'è dubbio che qui ci siano state centinaia e centinaia di morti, io dico migliaia. Basta stare qui e girare per rendersene conto.
 
Ascolta l'intervista a Paolo Serventi Longhi (Nello Trocchia per Econews e Articolo 21)

Articolo 21 Liberi di

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 25, 2009 10:37 | Permalink | commenti
categoria:democrazia, violenza - pace
giovedì, 22 gennaio 2009
Intervista a Shawan Jabanien, direttore dell'Ong al-Haq che monitora quotidianamente le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei territori palestinesi

dal nostro inviato
Christian Elia
Shawan Jabanien, avvocato palestinese con un master in diritti

Shawan Jabanien, avvocato palestinese con un master in diritti umani a New York, è il direttore esecutivo di al-Haq, organizzazione non governativa con sede a Ramallah. Al-Haq, grazie al lavoro di 32 tra giuristi, ricercatori e investigatori sul campo, monitora quotidianamente le violazioni dei diritti umani nei Territori Occupati palestinesi, commessi da Israele ma anche dall'Autorità Nazionale palestinese.

 

Avvocato Jabanien, come pensa di quello che sta accadendo in questi giorni?
Credo che questo sia un momento difficile non solo per il popolo palestinese, per i civili, ma per l'umanità in generale. Un momento le cui conseguenze si sentiranno per un lungo periodo, sulle idee, sulle azioni, sulle coscienze delle persone: comporteranno un mutamento nel significato stesso del termine giustizia. Non solo qui in Palestina, le conseguenze non incideranno solo sul popolo palestinese, ma su tutte le persone che credono nei diritti umani, nella giustizia, nel diritto internazionale. Riguarda tutti coloro che, in tutto il mondo, manifestano nelle strade, che cercano di capire cosa sta accadendo a Gaza, e quali siano le reazioni della comunità internazionale, degli stati ma anche delle istituzioni internazionali. E penso che abbiamo perso le loro speranze. Questa è la lezione nuova, il vero nuovo evento, quello che avviene nella mente delle persone contro il diritto internazionale, contro le Nazioni Unite e tutte le altre istituzioni e organizzazioni. Oltre alle persone che adesso hanno perso la loro vita a Gaza, oltre agli israeliani che agiscono come uno Stato al di sopra del diritto internazionale, che non riconosce neppure i principi, i suoi obblighi giuridici, niente, oltre a questo, io credo che il prezzo, il prezzo vero di quanto sta accadendo siano le idee, nella testa delle persone. La gente avrà fiducia solo nella forza. Se sei abbastanza forte, otterrai qualcosa, e vedrai riconosciuti i tuoi diritti, ma se non sei forte, non otterrai niente. Q, in Medio Oriente, ma ovunque nel mondo. Questo è il punto. Come organizzazione che si occupa di diritti umani il nostro compito è avere una visione di insieme, non semplicemente dare conto del numero delle vittime, dei civili uccisi, occuparci solo di Gaza. Dobbiamo analizzare anche tutti questi altri elementi, i temi di lungo periodo. Per questo stiamo sollevando queste questioni, diciamo a tutti i funzionari, i diplomatici, chiunque: non considerate quanto sta accadendo solo come un incidente, un episodio isolato che nel tempo tutti dimenticheranno, no. E' stata aggiunta una nuova convinzione nella mente delle persone: se sei debole nessuno ti prende sul serio. Cosa sta facendo Israele? Questa è la domanda vera, cosa sta facendo Israele alla mente delle persone. Come israeliani, dice, non riconosciamo i deboli, non riconosciamo il diritto internazionale, non riconosciamo le risoluzioni delle Nazioni Unite, non riconosciamo niente se non costretti con la forza. Come è successo nel sud del Libano. Questa è la lezione. Se le persone sentissero che le Nazioni Unite agiscono secondo le loro responsabilità, secondo la Carta, secondo i principi del diritto internazionale, intervenendo, penserebbe che esiste davvero un sistema internazionale, un sistema capace di proteggere, di proteggere i civili, i diritti, e allora sarebbe rafforzata la loro fiducia nei diritti umani. Questo è il punto. Noi siamo sacrificati davanti alle azioni israeliane, ma la comunità internazionale è sacrificata davanti al suo silenzio e alla sua inerzia, il diritto internazionale, i principi, i valori del diritto e della giustizia. Questo è il nodo vero. Poi se andiamo a guardare cosa stanno compiendo le forze israeliane in questi giorni, è ovvio, stanno compiendo crimini di guerra, e crimini contro l'umanità, perché stanno prendendo di mira i civili in modo sistematico, sistematico e su larga scala. E' una politica diffusa, adesso, non è più un episodio isolato, colpire per esempio una abitazione civile. Vengono assassinate intere famiglie. Israele percepisce che non sarà mai punito, che nessuno si occuperà mai di tutto questo, perché è incondizionatamente sostenuto dagli Stati Uniti, protetto alle Nazioni Unite dal potere di veto. Questo è il punto. Per questo, come organizzazione che si occupa di diritti umani, a parte i nostri appelli ai governi, alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite perché agiscano secondo le loro responsabilità e i loro obblighi giuridici, a parte questo, se lei mi chiede dove sia la speranze, le rispondo direttamente che l'unica speranza è nelle strade, nell'opinione pubblica, nella società civile. Non ho alcuna fiducia in governi e stati, davvero non ho alcuna fiducia in loro, e alcuna speranza. Nessuna, e lo dico. Lo dico pubblicamente, e lo ripeto, l'unica possibilità è esercitare pressione, in nome dei diritti, dei propri principi, scendere in strada. Semplicemente scendere in strada. Perché solo così capiranno che possono perdere. I governi si sentiranno minacciati nella loro popolarità, e allora andranno dagli Stati Uniti, andranno dall'Unione Europea e diranno ‘'Ehi, così perdiamo le elezioni, è una situazione pericolosa''. E' la sola speranza.

 

In questo clima di sfiducia e disillusione nel diritto e nelle istituzioni internazionali è difficile lavorare per una ong al-Haq. Se non c'è fiducia, per voi è ancora più duro raccogliere testimonianze, perché c'è il rischio che le persone arrivino a credere che non serve a nulla. Avete indagini in corso ora a Gaza?
Certo. Può immaginare. I nostri investigatori ci hanno detto di essere stati ieri in un ospedale, di essere entrati nell'obitorio, e di avere trovato un uomo che ancora respirava, e allora hanno urlato ai medici di correre, ma i medici non hanno più alcuna capacità di fronteggiare la situazione. I feriti sono troppi. Israele ha negato l'accesso persino alla Croce Rossa, ha consentito loro di passare solo qualche giorno dopo. Ignorano completamente il diritto internazionale, si sentono una superpotenza, liberi di compiere crimini senza il minimo timore di finire davanti a un tribunale. Questo è il punto. E questa è la questione cruciale, per le vittime, quello che chiedono. La pietra angolare del diritto internazionale umanitario è il concetto di protezione, e in questa situazione non viene offerta alcuna protezione. E se non si ha protezione in una situazione simile, quando mai si avrà protezione? La potenza occupante non offre alcuna protezione, l'Autorità Palestinese non offre alcuna protezione, la comunità internazionale non offre alcuna protezione. E la gente comincerà a pensare a come proteggersi da sola, con i propri mezzi. Perché la difesa è un'esigenza naturale. Se lei si sentisse in pericolo, e non tutelato da nessuno, sono sicuro che comincerebbe a pensare a come proteggersi da solo. Se sentisse la sua vita, la sua esistenza minacciata, il suo cibo, le cose basilari. Questa è la direzione in cui Israele sta spingendo la gente. Pensare come proteggersi da sola. La domanda è: cosa ci guadagna la comunità internazionale, a spingere le persone a pensare a come proteggersi da sole, con i propri mezzi? Questo è il punto. Perché cambieranno le strategie, per un lungo periodo, non è più solo questione di assassinii, o di crimini isolati. Con tutto questo, Israele sta plasmando la coscienza della gente per molto, moltissimo tempo. Il rapporto che la gente avrà con la comunità internazionale, con l'Unione Europea, con il diritto internazionale, con le Nazioni Unite. Bisogna guardare a quanto sta accadendo in una prospettiva strategica, non semplicemente come se si trattasse di eventi isolati, episodici.


Ha delle informazioni circa l'uso di armi illegali a Gaza, in questi giorni? Alcuni hanno parlato di armi come quelle usate in Libano nel 2006, armi al fosforo.
Credo che i metodi usati, in primo luogo, siano illegali. Non ho informazioni su tipi specifici di armi, ma quello che so, l'immagine che traggo dal lavoro dei nostri operatori sul terreno, è che sono delle bombe molto potenti, ordigni di due metri, sganciate da F-16. Bombe a frammentazione, bombe a grappolo, ma quel tipo di armi, per il momento, non credo siano state usate.
Ma abbiamo bisogno di più informazioni, di più esperti per esaminare i luoghi, le case colpite. Di sicuro stanno usando tutti i mezzi a loro disposizione. Abbiamo alcuni esperti locali per le prime analisi, ma abbiamo bisogno di affiancarli con esperti militari, perché possano entrare a Gaza ed esaminare le armi usate dagli israeliani.

In questa situazione è difficile parlare di sistema giudiziario palestinese, ma qual è il suo giudizio sull'amministrazione della giustizia in Palestina?
Il mio giudizio non è affatto positivo. Ancora oggi, mentre parliamo, ci sono stati arresti arbitrari in Cisgiordania, con agenti della polizia dell'Autorità Palestinese che hanno arrestato dimostranti pacifici. E sta accadendo ogni giorno, anche ieri a Nablus, dove sono state arrestate venti persone. Sono arresti che si aggiungono a quelli di attivisti politici avvenuti nei mesi precedenti. L'Autorità non vuole che cominci la Terza Intifada, e sta arrestando in massa attivisti politici contrari alla linea della moderazione. I servizi segreti impediscono l'opposizione, anche durante gli attacchi in Gaza, mentre muoiono civili innocenti, impediscono le libere espressioni di solidarietà. Non c'è giustizia in Cisgiordania. C'è politica con tutti i mezzi, non giustizia.

E qual è il suo parere sull'0amministrazione della giustizia nella Striscia di Gaza da parte di Hamas?
Investigate su quanto è accaduto durante la ‘guerra civile' tra Hamas e Fatah?

Adesso a Gaza non c'è nulla. Ma prima dell'attacco violazioni e violenze ci sono state. La sicurezza per i cittadini c'era, ma a prezzo di una grande paura. Vivevano nel terrore e questa non è stabilità o uno stato di diritto. Arresti arbitrari, torture come in Cisgiordania. Durante le tensioni tra le fazioni palestinesi molte persone sono state uccise, torturate e private dei loro diritti. C'è stata anche qualche condanna. Ma non è stata ancora fatta giustizia. La verità è che viviamo un momento drammatico: interno ed esterno. Dai crimini d'Israele a quelli commessi all'interno del popolo palestinese.

Un elemento nuovo, rispetto ad altri pesanti attacchi subiti dalla popolazione palestinese è la divisione interna. Che ne pensa?
La gente è unita nel lottare contro l'occupazione e contro il dolore. Umanamente uniti, ma politicamente sono divisi. Andrebbero in strada se potessero urlare, ma i politici sono divisi. Gli ultimi anni sono andati così... vogliono solo usare il loro potere. E' uno dei momenti più neri della nostra storia, ma non abbiamo scelta: dobbiamo essere uniti.

Nel suo lavoro, nel lavoro di al-Haq, in una situazione di questo genere, è difficile separare il diritto dalla politica?
Io non credo esista alcuna separazione tra la giustizia e la politica, tra il diritto internazionale e la politica. Perché se si esamina l'attuazione pratica del diritto internazionale, si passa alla politica. Chi è chiamato ad attuare il diritto internazionale? La povera gente, nelle strade? No, gli stati. E quando si passa agli stati, ai funzionari di governo, si sta discutendo di politica. Se rispettano gli obblighi a loro carico o no, se hanno fini politici o no... Cose di questo tipo. Al di fuori dell'ambiente politico, non esiste attuazione pratica del diritto internazionale. Questa è la linea di confine, e questa la connessione tra i principi del diritto internazionale, le teorie, i valori, e la politica, qui e ora. Per questo crediamo sia cruciale esercitare pressione sui politici. Non semplicemente ripetere le nostre richieste, i nostri messaggi, i comunicati stampa, ma anche avere contatti con la società civile, con i deputati, i giornalisti. Esercitare pressione sui politici. Perché l'unica cosa in cui i politici credono sono gli interessi. Se ci sono interessi diretti.
Se non faremo questo, come società civile, saremo u giorno ritenuto corresponsabili, direttamente o indirettamente, nei crimini commessi. Questo è una parte determinante del nostro lavoro, non solo stare seduti qui a scrivere report. Quei report, quei documenti debbono riuscire a porre sotto pressione i politici, perché diventi per loro conveniente sostenere i diritti umani. Perché, in fondo, facciano il loro lavoro. Noi facciamo il nostro. Un lavoro dannatamente duro, viene da piangere, a volte. Leggi certe storie...ma io non perdo la speranza. Magari sarà mio figlio a vivere in una società più giusta, magari io non vedrò mai i risultati del mio lavoro, ma non ci arrendiamo alla disperazione di un momento orribile come questo.

mercoledì, 21 gennaio 2009

Sonia Alfano:Contro colpo di Stato del Csm su procuratore Salerno

Roma, 20 gen. (Apcom) - L'associazione che riunisce i familiari delle vittime di mafia scende in piazza a difesa del procuratore di Salerno Luigi Apicella, per il quale ieri la sezione disciplinare del Csm ha disposto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio, accogliendo la richiesta urgente del ministro della Giustizia a carico di uno dei protagonisti dello scontro tra le Procure di Salerno e Catanzaro. L'associazione, riferisce una nota, aderisce infatti al comitato promotore della manifestazione, indetta a Roma il 28 gennaio, a sostegno di Apicella "per manifestare il dissenso dei familiari delle vittime di mafia".

"La sospensione di Apicella - ha dichiarato la presidente Sonia Alfano - è l'atto di completamento della distruzione del sistema democratico italiano. La Procura di Salerno è stata smantellata dal potere politico senza alcuna motivazione sensata, ma solo per aver avuto l'ardire di indagare su politici, imprenditori, amministratori e funzionari corrotti".

Sonia Alfano se la prende con la reazione dell'Anm: "La prova definitiva che la nostra democrazia sia ormai moribonda sta nelle dichiarazioni del presidente dell'Anm, Luca Palamara, che considera come 'anticorpi' del sistema istituzionale un'arbitraria decisione politica a danno della sacrosanta autonomia della magistratura. Se anche gli organi associativi della magistratura si sono adeguati al piccolo colpo di Stato che la decisione del Csm ha sancito non resta altro da fare che scendere in piazza in prima persona a pretendere che in Italia si reinstauri un sistema democratico".

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 21, 2009 08:49 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 20 gennaio 2009

di Luigi De Magistris - 19 gennaio 2009 - da Antimafia2000

L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana

Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.


Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.
Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.
Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.
Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.
In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.

Ma non bisogna avere timore. La storia – ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici – ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).
Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale – nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori – della salvaguardia dei valori costituzionali.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.
Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione – nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione – anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?

mercoledì, 31 dicembre 2008
Quasi tutti conosco la teoria della relatività di Einstain, una teoria fondamentale per la fisica moderna, essenziale per  la spiegazione dei fenomeni subatomici così come quelli dell'universo: dove il tempo non è una misura lineare così come ci viene insegnata a scuola ma una entità a due dimensioni, meglio definibile come spazio-tempo che nella dimensione dello spazio tende naturalmente a curvare a causa della gravità. Roba da far girare la testa, se studiata un po': tale da mettere in crisi -o perlomeno in dubbio- tanti convincimenti quotidiani.
La signora Tiziana di Cagliari invece, ha sperimentato in queste ore, sulla sua pelle, un'altra teoria fondamentale -di cui l'Italia è proverbiale centro di ricerca e sperimentazione: la teoria della relatività degli onesti. Questa teoria dice che l'onestà non è un valore lineare in sé scandito da alcuni principi fondamentali senza colore politico, religioso o filosofico, bensì è un dimensione che tende a curvarsi in relazione alla forza di gravità esercitata dal denaro messo a disposizione per l'occasione. Se la massa di denaro è molta, la forza di gravità è molto forte e la curva può arrivare a piegarsi completamente su se stessa sino a generare un buco nero nel quale ogni cosa viene assorbita perdendo la sua identità originale. Nel buco nero ogni sparizione ha la sua giustificazione: essendoci molta forza di attrazione è sconsigliabile resistere od opporsi: lo fanno solo i Fessi: una categoria questa di soggetti non ben definita e dalla dubbia origine. La scienza politica italica non riesce a spiegarsi come mai alcuni esemplari di questa specie si aggirino ancora in libertà per il paese nonostante l'intensa attività mediatica volta a far comprendere quanto sia naturale abbandonarsi alla gravità dei buchi neri. Non si sa che origine abbia questa specie; non si riesce a sapere quanti in realtà essi siano numericamente; paiono capaci di riprodursi e di resistere nelle condizioni ambientali più impervie. Si cerca di isolarli, di capire quale sia l'origine di questo morbo che infonde loro questa malattia che li conduce inesorabilmente ad essere individui disadattati nel contesto sociale.
 
Visibilmente la Sig.ra Tiziana è parsa a disagio di fronte alle domande a al numero di microfoni spuntati sul luogo di lavoro che non si sono certo fatti impressionare dalla tenacia con la quale la signora tentava di continuare a svolgere la sua attività tra gli scaffali rispondendo a stupide domande di stupidi giornalisti di regime.
Ma signora! Ma cosa ha pensato quando ha visto quella cifra? Ma come? Non ha pensato a quante cose avrebbe potuto comprarsi? Una nuova macchina, vestiti, cellulari, una casa al mare, una vacanza, un trattamento plastico alle tette o perlomeno al naso, un televisore al plasma da 2500 pollici. Insomma con tutto ciò che avrebbe potuto fare con quei soldi -senza contare che avrebbe pure fatto felice il presidente Berlusconi che ci ha spiegato che bisogna consumare a più non posso- questa signora qui che fa? Che pensa? Pensa che quei soldi sono il frutto del lavoro di qualcun altro, che qualcuno potrebbe perdere il posto, qualcuno magari stanco come lei -che ha delle responsabilità- e che in un momento di stanchezza si è distratto rischiando di perdere tutto.
Insomma questa donna è una vera e propria Fessa! Non ci sono altre ragionevoli spiegazioni.
Gente come questa Tiziana, ancorata ad antichi miti (non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te), superstizioni (un gesto di cortesia ritorna sempre indietro), illusioni (se invece di adattarsi al "così fan tutti", le persone si assumessero le proprie responsabilità le cose andrebbero diversamente), sono da mettere al bando. Bisogna farle sentire quello che sono: bestie rare, disadattati, ipocriti e pusillamini. Si. ipocriti, perché non c'è coraggio nell'essere onesti, non c'è vigore; vuoi paragonare con quel sottile piacere erotico che ti si infonde nel corpo quando sai di aver fottuto qualcuno? Quell'orgasmo intimo che ti da la consapevolezza di aver fatto come fan tutti? Quel senso di onnipotenza che ti pervade quando pensi di averla fatta franca ?
In fondo si vive una volta sola! E bisogna godersela! E se la vita ti offre una occasione bisogna approfittarne! E che cazzo Tiziana!

Cara Tiziana, due mesi fa circa, uscendo dall'ufficio verso le 20:30 ho trovato in terra una busta trasparente contenente una fattura e 160 euro in contanti. Una busta caduta a qualcuno che doveva pagare la fattura o l'aveva incassata. Fatto sta che il giorno successivo ho riportato tutto al bar di fronte al quale ho trovato la busta; mi hanno ringraziato, ma non mi hanno nemmeno offerto un caffè: credo che lo stupore li abbia storditi al punto tale da disorientarli.
Tra noi due c'è uno zero di differenza. Noi sappiamo che non ha importanza; per altri invece si: se io sono fesso tu lo sei elevata ad un potenza di 10 superiore.
Ma non importa. E se nessuno avrà buon gusto di ringraziarti - e magari darti pure quella parte di ricompensa che spetta per legge a chi trova roba di valore e la restituisce- lo faccio io; a nome di tutti i Fessi d'Italia. Grazie Tiziana e buon anno a tutti noi, Fessi irriducibili.
 
postato da: Davide3d alle ore dicembre 31, 2008 10:10 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 09 dicembre 2008
Sarkozy ha visto a Danzica il leader spirtuale tibetano, nonostante le minacce di ritorsione della Cina. E’ la prima volta di un presidente di turno dell’Ue ed è un messaggio forte lanciato dal leader francese

Parigi. Nonostante le pressioni, nonostante le minacce, nonostante la voce grossa di Pechino, sabato a Danzica il presidente della Francia e (di turno) dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy, ha incontrato il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet. L’incontro è storico, così come lo è la cornice entro cui è avvenuto: i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario del premio Nobel per la Pace all’ex presidente polacco Lech Walesa, che da leader del sindacato Solidarnosc guidò pacificamente la rivolta contro il regime comunista. Ed è storico perché Sarkozy rappresenta l’Europa: “In quanto presidente dell’Ue porto avanti valori e convinzioni. E’ mio dovere farlo e lo faccio ben volentieri”. Nessun presidente di turno, prima di lui, aveva incontrato ufficialmente il Dalai Lama.

“E’ molto importante la scelta di un incontro in un’occasione del genere – dice al Foglio Carlo Buldrini, uno dei primi giornalisti italiani ad aver raccontato la repressione cinese in Tibet – Perché questo serve a rilanciare con forza la causa tibetana agli occhi della Cina”. Pechino s’è opposta come ha potuto, tanto che venerdì il portavoce del ministero degli Esteri, Liu Jianchao, aveva apertamente messo in discussione i rapporti economici tra Pechino e Parigi. “Attribuiamo un’enorme importanza alla nostra partnership strategica con la Francia, così come alle relazioni commerciali con Parigi – aveva detto Liu – Soltanto se le relazioni bilaterali sono buone, possiamo creare una sana atmosfera per le nostre relazioni commerciali”.

E’ da metà novembre che continuano le pressioni su Parigi. Fin dall’inizio, però, Sarkozy ha fatto capire che al colloquio non avrebbe rinunciato. “Se c’è un problema, sarà un’occasione in più per dialogare”, aveva detto il 15 novembre al termine del summit tra Europa e Russia a Nizza. La Cina ha così aspettato sul ciglio del fiume e il 26 novembre ha annunciato il rinvio, a data da destinarsi, del summit con l’Unione europea in programma domani a Lione. I commentatori francesi si sono messi a fare i calcoli: che cosa ne sarà – si sono chiesti – dei 20 miliardi di euro di contratti siglati in pompa magna poco più di un anno fa tra Parigi e Pechino? “Il pericolo di ripercussioni economiche è reale – commenta Buldrini – Con l’indottrinamento del regime cinese è possibile un boicottaggio di prodotti francesi, che sarebbe ancora più grave con l’attuale crisi”. Ma il Figaro ieri minimizzava: can che abbaia non morde, le autorità cinesi non stanno cavalcando più di tanto “il tradimento” di Sarkozy. I timori dei francesi non sono eccessivi:  una grande crisi, quest’anno, c’è già stata.

Quando è scoppiata, in primavera, la crisi tibetana con i monaci buddhisti incarcerati e uccisi dai cinesi, Sarkozy non aveva nascosto di essere rimasto “scioccato”. La fiaccola olimpica stava incominciando il suo giro del mondo per arrivare alla sede dei Giochi, Pechino per l’appunto, e a Parigi gli “uomini in blu” che proteggevano la torcia avevano avuto parecchi problemi: proteste, cartelli, ostacoli. Sarkozy aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi e in Cina i grandi magazzini di marca francese e l’ambasciata erano stati presi d’assalto. Il boicottaggio dei prodotti era reale e preoccupante. Da lì – sostengono i maligni – nacque la decisione di Sarkozy di non incontrare il Dalai Lama che ad agosto era in visita in Francia. Ci furono grandi polemiche, aggravate dal fatto che persino il presidente americano, George W. Bush, aveva invitato il Dalai Lama alla Casa Bianca senza preoccuparsi granché della Cina che protestava.

Sabato Sarkozy ha ribadito di essere “libero” di decidere la sua agenda. Considerando che sempre ieri il presidente di turno dell’Ue non è riuscito a ottenere l’accordo con i paesi dell’est sul clima, considerando che tra crisi economica e guerra tra Russia e Georgia il presidente di turno dell’Ue non è riuscito a trovare la quadra europea, l’incontro con il Dalai Lama rischia di essere l’unico, forte e concreto messaggio di libertà lanciato da Sarkozy in Europa.

da IlFoglio.it