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Io sto con Saviano
 QUALCUNO MI SA DIRE COME MAI CON IEPLORER SI VEDE BENE E CON FIREFOX SI VEDE TUTTO BIANCO IL TESTO??? EPPURE I CLASS SONO GIUSTI....
sabato, 31 gennaio 2009

E meno male che la Gran Bratagnia ha aderito ai trattati EU, ma forse solo per quello che conviene a lei? Un cittadino europeo ha il diritto di mobilita' e di lavoro in qualunque nazione aderente alla comunita' europea.

Sembra di essere tornati indietro di anni....  forse che da loro sono meglio accettati gli extracomunitari rispetto ai comunitari? e non e' vero che gli italiani non fanno bene il loro lavoro, si tratta di manodopera qualificata richiestissima in tutto il mondo!

 

da InviatoSpeciale.com - Il tabloid ‘Daily Star’ ha reso noto che circa 600 lavoratori inglesi hanno dichiarato uno sciopero improvviso alla raffineria Lindsey Oil a Grimsby, per protestare contro i lavoratori italiani e portoghesi che, a loro dire, rubano il loro posto perchè costano meno.
operai1Il giornale ha pubblicato anche la foto di un lavoratore italiano che mostra il dito medio al fotografo, con accanto un altro che fa il gesto dell’ombrello.

Il giornale, già la settimana scorsa, aveva scritto che una nave-albergo era nel porto di Humberside per ospitare i lavoratori stranieri. L’impianto è gestito dalla Total e secondo il Daily Star, il gigante francese ha usato una legge europea assoldando operai stranieri tramite un’azienda italiana il cui nome non viene menzionato.

Un operaio di 29 anni di Grimsby ha detto allo Star che gli italiani “fanno errori e ignorano le norme di sicurezza”. Insistendo il lavoratore ha spiegato: “Dobbiamo opporci. Non è una protesta razzista. Sono contento di lavorare con stranieri, ma qui non ci viene data una chance. C’è gente qui che contava su questo posto e ora viene dato a un’azienda italiana. E’ una questione di giustizia”.

Un portavoce della Total ha detto al tabloid: ”Questo sciopero non ha avuto effetti sul normale funzionamento della raffineria. Il titolare del principale appalto sta avendo colloqui con i lavoratori e i rappresentanti sindacali. Speriamo che la situazione si risolva il prima possibile”.

Il fatto dovrebbe far riflettere quegli italiani che contestano i lavoratori straneri. Perchè come si vede è possibile poi trovarsi in situazioni del genere.

postato da: Dilia61 alle ore gennaio 31, 2009 09:10 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, diritti umani, democrazia, discriminazioni, società e costume, esteri - dal mondo
mercoledì, 31 dicembre 2008
Quasi tutti conosco la teoria della relatività di Einstain, una teoria fondamentale per la fisica moderna, essenziale per  la spiegazione dei fenomeni subatomici così come quelli dell'universo: dove il tempo non è una misura lineare così come ci viene insegnata a scuola ma una entità a due dimensioni, meglio definibile come spazio-tempo che nella dimensione dello spazio tende naturalmente a curvare a causa della gravità. Roba da far girare la testa, se studiata un po': tale da mettere in crisi -o perlomeno in dubbio- tanti convincimenti quotidiani.
La signora Tiziana di Cagliari invece, ha sperimentato in queste ore, sulla sua pelle, un'altra teoria fondamentale -di cui l'Italia è proverbiale centro di ricerca e sperimentazione: la teoria della relatività degli onesti. Questa teoria dice che l'onestà non è un valore lineare in sé scandito da alcuni principi fondamentali senza colore politico, religioso o filosofico, bensì è un dimensione che tende a curvarsi in relazione alla forza di gravità esercitata dal denaro messo a disposizione per l'occasione. Se la massa di denaro è molta, la forza di gravità è molto forte e la curva può arrivare a piegarsi completamente su se stessa sino a generare un buco nero nel quale ogni cosa viene assorbita perdendo la sua identità originale. Nel buco nero ogni sparizione ha la sua giustificazione: essendoci molta forza di attrazione è sconsigliabile resistere od opporsi: lo fanno solo i Fessi: una categoria questa di soggetti non ben definita e dalla dubbia origine. La scienza politica italica non riesce a spiegarsi come mai alcuni esemplari di questa specie si aggirino ancora in libertà per il paese nonostante l'intensa attività mediatica volta a far comprendere quanto sia naturale abbandonarsi alla gravità dei buchi neri. Non si sa che origine abbia questa specie; non si riesce a sapere quanti in realtà essi siano numericamente; paiono capaci di riprodursi e di resistere nelle condizioni ambientali più impervie. Si cerca di isolarli, di capire quale sia l'origine di questo morbo che infonde loro questa malattia che li conduce inesorabilmente ad essere individui disadattati nel contesto sociale.
 
Visibilmente la Sig.ra Tiziana è parsa a disagio di fronte alle domande a al numero di microfoni spuntati sul luogo di lavoro che non si sono certo fatti impressionare dalla tenacia con la quale la signora tentava di continuare a svolgere la sua attività tra gli scaffali rispondendo a stupide domande di stupidi giornalisti di regime.
Ma signora! Ma cosa ha pensato quando ha visto quella cifra? Ma come? Non ha pensato a quante cose avrebbe potuto comprarsi? Una nuova macchina, vestiti, cellulari, una casa al mare, una vacanza, un trattamento plastico alle tette o perlomeno al naso, un televisore al plasma da 2500 pollici. Insomma con tutto ciò che avrebbe potuto fare con quei soldi -senza contare che avrebbe pure fatto felice il presidente Berlusconi che ci ha spiegato che bisogna consumare a più non posso- questa signora qui che fa? Che pensa? Pensa che quei soldi sono il frutto del lavoro di qualcun altro, che qualcuno potrebbe perdere il posto, qualcuno magari stanco come lei -che ha delle responsabilità- e che in un momento di stanchezza si è distratto rischiando di perdere tutto.
Insomma questa donna è una vera e propria Fessa! Non ci sono altre ragionevoli spiegazioni.
Gente come questa Tiziana, ancorata ad antichi miti (non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te), superstizioni (un gesto di cortesia ritorna sempre indietro), illusioni (se invece di adattarsi al "così fan tutti", le persone si assumessero le proprie responsabilità le cose andrebbero diversamente), sono da mettere al bando. Bisogna farle sentire quello che sono: bestie rare, disadattati, ipocriti e pusillamini. Si. ipocriti, perché non c'è coraggio nell'essere onesti, non c'è vigore; vuoi paragonare con quel sottile piacere erotico che ti si infonde nel corpo quando sai di aver fottuto qualcuno? Quell'orgasmo intimo che ti da la consapevolezza di aver fatto come fan tutti? Quel senso di onnipotenza che ti pervade quando pensi di averla fatta franca ?
In fondo si vive una volta sola! E bisogna godersela! E se la vita ti offre una occasione bisogna approfittarne! E che cazzo Tiziana!

Cara Tiziana, due mesi fa circa, uscendo dall'ufficio verso le 20:30 ho trovato in terra una busta trasparente contenente una fattura e 160 euro in contanti. Una busta caduta a qualcuno che doveva pagare la fattura o l'aveva incassata. Fatto sta che il giorno successivo ho riportato tutto al bar di fronte al quale ho trovato la busta; mi hanno ringraziato, ma non mi hanno nemmeno offerto un caffè: credo che lo stupore li abbia storditi al punto tale da disorientarli.
Tra noi due c'è uno zero di differenza. Noi sappiamo che non ha importanza; per altri invece si: se io sono fesso tu lo sei elevata ad un potenza di 10 superiore.
Ma non importa. E se nessuno avrà buon gusto di ringraziarti - e magari darti pure quella parte di ricompensa che spetta per legge a chi trova roba di valore e la restituisce- lo faccio io; a nome di tutti i Fessi d'Italia. Grazie Tiziana e buon anno a tutti noi, Fessi irriducibili.
 
postato da: Davide3d alle ore dicembre 31, 2008 10:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, donne, lavoro, economia, blog, giustizia, finanza, democrazia, società e costume
sabato, 22 novembre 2008
Ho ancora negli occhi l'immagine di noi, con il grembiulino scuro e il fiocchetto azzurro, tremanti, con le mani protese e incerte verso il maestro, consapevoli della punizione che di lì a qualche attimo si sarebbe abbattuta inesorabilmente su noi: una sonora bacchettata sulle mani, con una sbarra di metallo larga, flessibile. La forza del colpo era proporzionale al grado di punizione da infliggere, conseguente al livello di "indisciplina" che si era compiuto.
Così, il maestro unico e sovrano, educatore, giudice, esecutore di sentenze, gestiva la scolaresca negli anni '60.
Alcuni genitori, un po', ma solo un po', preoccupati di questa ferrea disciplina, osavano sussurrare << in effetti è un po' eccessivo...>>.
Ma nulla più. Perché, nella normalità, quando tornavi a casa, con una "nota" del maestro per la marachella e le mani ancora dolenti... prendevi altre botte da orbi; quindi lamentarsi per le bacchettate era fuori discussione: potevi solo sperare di aver preso "solo" le bacchettate sulle mani e non la nota; almeno evitavi il prosieguo delle punizioni a casa.
Funzionava così: i nostri genitori erano nati durante il tempo del fascismo e il sistema educativo loro impartito era una miscela esplosiva tra le rigidità del sistema pedagogico di fine ottocento e i giovani Balilla. Comunque, negli anni del cosiddetto boom economico, la linea educativa era rimasta la stessa e questa linea aveva un pregio fondamentale: insegnare il rispetto per gli altri, per la comunità: dove una persona deve "naturalmente" tendere a comportarsi rettamente e il ladro è un ladro; non è un "diversamente onesto"! Il farabutto è una persona da evitare, non è contemplato andarci in vacanza insieme. Era un sistema rigido ma molto chiaro. Se buttavi della carta di caramelle per la strada puoi star certo che nei cinque secondi successivi sentivi una voce che diceva -con durezza e fermezza: << a casa tua butti la carta per terra?>> oppure <<Raccogli e butta nel cestino, maleducato!>> oppure << credi di essere a casa tua e poter fare quello che ti pare?>>.
Poi vennero gli anni della contestazione, il famoso '68, e noi bambini non capivamo cosa succedeva. Ne avremmo in seguito avuto una idea negli anni intorno al '77 quando anche noi eravamo grandi abbastanza per partecipare alla contestazione; ma siamo rimasti sempre indietro rispetto agli altri. Ci siamo dovuti sorbire le mattane ideologiche del '68, dello yuppismo rampante, del consociativismo, del compromesso storico, del terrorismo, della partitocrazia; oggi ce li ritroviamo tutti quanti, un po' invecchiati, ma ancora lì, con il culo appiccicato alle poltrone che decidono sulle nostre vite, la maggior parte di costoro riciclati nella frontiera Berlusconiana post tangentopoli. Nel frattempo il paese è sempre più scivolato verso il basso, perdendo dignità e senso morale, senso delle cose, della vita, del rispetto e in totale assenza di un progetto politico.
Per noi quarantenni - ne sono convinto se ci vogliamo salvare- è giunto il momento di dire BASTA! E' giunto il momento di alzare la testa allungare le braccia e prendere per mano i trentenni e i ventenni -che sono anche nostri figli- e stringere con loro un patto generazionale armandoci del buon senso, di praticità, di etica del rispetto e prendere a calci in culo quelli che ci stanno fottendo il futuro. Perché vi dico che possiamo essere tutti un po' Obama! E non perdiamo tempo a cercarlo in giro... cerchiamolo in noi.
E ora, se non vi siete già annoiati abbastanza, vi dico cosa e come vorrei la scuola e cosa penso della meritocrazia, perché qualche progetto in testa c'è l'ho.
Forse qualcuno si immaginerà un bel ritorno al sistema educativo degli anni '60: mi spiace deluderlo. Ho un figlio di 17 anni e credo si ricordi a mala pena di aver preso un paio di sculacciate in tutta la sua vita: il resto è stato un laborioso lavoro di rispetto reciproco, credibilità, ragionamento sulle cose giuste da fare nella vita e su come coltivare il buon senso per sapere quali azioni sono giuste e quali non lo sono. Questo non significa che il mio modello sia quello giusto; ho cercato, con sua madre, di spezzare le catene che mi legavano a quel metodo educativo: non i valori che voleva diffondere.
Allora vorrei una scuola nella quale il rispetto fosse un elemento fondamentale; senza rispetto non si va da nessuna parte. E a un genitore che aggredisce un insegnante perché ha rimproverato il figlio si risponde con estrema durezza; anche con la minaccia di togliere la patria potestà.
E con altrettanta durezza risponde l'istituzione se il docente viene meno ai suoi doveri di educatore.
Ho sempre trovato ridicola la diatriba tra la cultura e  preparazione tecnica. La cultura è la palestra per mezzo della quale si devono aprire le menti dei ragazzi, fare in modo che essi scoprano le proprie potenzialità, capacità, predisposizioni, inclinazioni. La cultura non è di questo o quell'altro: è l'astronave con la quale volare ai confini del conosciuto per poi procedere verso ciò che non conosce e contribuire a spostare i limiti un po' più in là, ogni volta. Serve a conoscere chi siamo, da dove veniamo e perché siamo così; almeno in parte.
La tecnica ci dà la manualità e le conoscenze per un lavoro, o più lavori che ci rendono utili e partecipi al sistema della collettività, della società in cui viviamo. Resta inesorabile un presupposto fondamentale: un cretino laureato è, e rimane, un cretino... ma con la laurea.
Fare in modo che i ragazzi scoprano ed esplorino le loro naturali predisposizioni ci eviterà di avere quegli ammassamenti assurdi in alcune facoltà e la desertificazione di altre: se spostiamo l'attenzione dal denaro al talento, alla predisposizione, la scelta del percorso di studio sarà dettata dall'indole individuale, non dalla prospettiva di guadagni.
Certo, perché ciò avvenga occorre un sistema politico che non è quello attuale: un sistema che operi per creare opportunità di lavoro e non posti di lavoro (per la differenza rimando ad altro post); motivo in più per guardare con sospetto a queste riforme da parte di una classe politica che non ha progetti sul futuro, ma solo emergenze finanziarie di cui essa stessa è la causa principale.
Cambiando impostazione, si realizza in automatico un processo di meritocrazia già all'origine: se le persone lavorano e fanno mestieri che sono loro congeniali e quindi svolgono con passione, il risultato sarà già "meritocraticamente" alto.
Certo, è necessario avere dei parametri di valutazione e dei riconoscimenti, anche per premiare le eccellenze.
Ma attenzione: questa ossessione e questo parlare di merito, nel modo in cui lo si fà ora, porterà solamente ad uno stress meritocratico; l'ideologia della meritocrazia non è meno pericolosa di quella del 6 o 18 politico che dir si voglia.
Non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti eguali capacità. Ma esasperare certi concetti vuol dire ledere la dignità delle persone ed il risultato sarà ancor più disastroso.
Ogni individuo ha bisogno di veder riconosciuto il proprio ruolo. La competizione deve essere con se stessi, nel fare meglio il proprio lavoro. La competizione tra gli individui è un concetto superato -per me-; conduce solo all'aggressività e all'ansia di essere primi. Frustrazione e invidia per chi non ci riesce. Ossessione, boria e avidità per i vincitori.
La meritocrazia, per me, vale se si riferisce al livello di responsabilità che un individuo assume svolgendo il proprio lavoro. Per intenderci un chirurgo e una donna delle pulizie hanno responsabilità diverse. Ma non mi interessa creare competizione sfrenata tra due chirurghi. Mi interessa che mantengano uno standard di qualità elevato: entrambi; visto che giocano con la pelle della gente. E così pretendo facciano gli addetti delle pulizie che devono provvedere affinché gli ambienti siano puliti e decorosi.
Il discorso dei "fannulloni" è poi ancora altra cosa. Non ha niente a che vedere con la meritocrazia.
Mi fermo... credo di avervi tediato abbastanza.
postato da: Davide3d alle ore novembre 22, 2008 15:05 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, economia, giovani, crisi, scuola ed educazione
mercoledì, 12 novembre 2008

AGI) - Roma, 11 nov. - Sono due, per Federconsumatori e Adusbef, le questioni “inaccettabili” nella vicenda Alitalia. La prima “riguarda la violazione delle norme che regolamentano lo sciopero che, in nessun caso, devono essere violate. In questo modo, infatti, si procurano fortissimi disagi ai cittadini e ne alienano la solidarieta’ da sempre dimostrata nei confronti di una vicenda cosi’ complessa e delicata”. L’altra questione, spiegano in una nota, “e’ il comportamento, quasi provocatorio, che si mette in atto violando accordi e patti gia’ sottoscritti”.

Come cittadini, proseguono, “chiediamo a Cai e soprattutto al Governo di chiudere al piu’ presto questa vicenda assai complessa”.

“Chiediamo anche che, in occasione di queste violazioni, si provveda immediatamente alla precettazione dei lavoratori coinvolti. Inoltre Alitalia deve fornire la massima assistenza ai cittadini coinvolti e danneggiati da queste azioni.

Naturalmente tutte le norme in tema di risarcimenti dei danni subiti fanno capo all’attuale compagnia e le nostre associazioni sono a disposizione dei cittadini per l’assistenza necessaria”, concludono. (AGI)

da consumatorioggi

postato da: Dilia61 alle ore novembre 12, 2008 13:51 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, giustizia, diritti umani, democrazia, società e costume
venerdì, 07 novembre 2008

di Martin Luther King

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull'Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell'avida ingiustizia. Venne come un'alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un'isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d'Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E' ovvio, oggi, che l'America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l'America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all'America l'urgenza appassionata dell'adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall'oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell'ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l'urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c'è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell'odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell'anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell'ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l'acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E' questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l'America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".
lunedì, 27 ottobre 2008

Valorizzare la produzione locale, sostenere lo sviluppo del mercato e tutelare la biodiversità: questo l'obiettivo dell'accordo di collaborazione fra Fondazione Slow Food per la Biodiversità e Fao siglato nell'ambito di un programma di sicurezza alimentare in Africa occidentale. L'accordo è stato presentato ieri sera durante la kermesse Terra Madre, a Torino, che ha visto la partecipazione di oltre settemila piccoli produttori e operatori dell'agroalimentare di tutto il mondo.

La valorizzazione della produzione locale nei paesi in via di sviluppo aiuta a promuovere il mercato interno e d'esportazione ma può dare un contributo importante al raggiungimento della sicurezza alimentare per milioni di persone che dipendono dall'agricoltura per la propria sopravvivenza. È quanto sta alla base dell'accordo, che è parte del programma Fao in Africa occidentale finanziato dalla Cooperazione italiana e che coinvolge Mali, Senegal, Guinea Bissau e Sierra Leone. Elementi importanti del progetto sono la diffusione fra i contadini di pratiche agricole più efficienti, della capacità di avviare piccoli commerci e la diversificazione della produzione per evitare di dipendere da una sola coltura agricola.

"Salutiamo con soddisfazione questa collaborazione con l'associazione internazionale Slow Food, di cui apprezziamo e condividiamo la centralità data all'agricoltura come motore dello sviluppo e l'impegno per la tutela della biodiversità agroalimentare e per la difesa dei piccoli produttori dei paesi poveri - ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente - Il rilancio del settore agricolo potrà diventare realtà solo se saranno le comunità produttive locali a trarne beneficio".

"Non si può vivere senza agricoltura - ha commentato Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità - L'economia locale è una delle forze reali contro l'attuale crisi economica e finanziaria globale. Il modello di sviluppo basato solo su iperproduttività e profitto ha fallito: non ha sfamato il pianeta, lo ha inquinato ed ha pesantemente compromesso la biodiversità agroalimentare, che è l'unica garanzia per il nostro futuro. Occorre lavorare per tutelare i prodotti tradizionali, rafforzare i piccoli contadini accorciando la distanza tra questi e i consumatori, promuovendo la cosiddetta filiera corta".

LINK: Il programma speciale per la sicurezza alimentare della Fao

da Helpconsumatori

sabato, 11 ottobre 2008
PeaceReporter - la rete della pace. Quotidiano online e agenzia di servizi editoriali. Storie, dossier, interviste, reportage, schede conflitto, schede paese e buone notizie da tutto il mondo
Mali, porta dorata per l'Europa o baluardo difensivo di Bruxelles?
Dopo un iter lungo quasi venti mesi, è stato inaugurato lunedì a Bamako, capitale del Mali, il primo job center, il Centre d'Information et de Gestion de Migrations (Cigem), interamente finanziato dall'Unione Europea al di fuori dei suoi confini. Bruxelles spera in questo modo di aiutare migliaia di persone dell'area sub-sahariana a cercare un lavoro legale in Europa, per le migliaia di disperati che, passando dal Mali, tentano l'ingresso clandestino nel vecchio continente. Un viaggio che molte volte porta alla morte.

Migranti alle porte del SaharaL'investimento europeo. Il Cigem costituisce un pilota progetto per l'Africa che, se dovesse rispettare le aspettative, potrebbe aprire la strada ad altri centri simili da dislocare in diverse zone “critiche” dell'Africa. La struttura, che gode di un finanziamento del Nono Fondo di Sviluppo Europeo pari a 10 milioni di euro spalmati in tre anni, impiegherà quaranta lavoratori del Mali coadiuvati da diverse agenzie di sviluppo. Queste figure sono state istruite negli ultimi dodici mesi e dovranno fornire adeguate informazioni al pubblico sul programma di lavoro all'estero, nonché provvedere alla formazione lavorativa di chi chiede di aderire al progetto e inoltre studierà un piano per agevolare il sistema delle rimesse degli emigrati che costituisce una parte importante dell'economia del Paese.

Rotte dei migranti dall'Africa verso l'EuropaIl crocevia dei flussi migratori. La scelta del Mali non è stato un caso: dopo il maggiore impegno dimostrato da Marocco, Algeria e Libia per fermare l'ondata di viaggi migratori verso le coste italiane e spagnole, il principale snodo dei viaggi della speranza è diventato proprio il paese sub-sahariano. E' da qui infatti che le organizzazioni criminali smistano i disperati verso Senegal, Mauritania e Costa d'Avorio dove vengono imbarcati per lo più alla volta delle Canarie.

Il direttore del Centro, Abdoulaye Konate, ha riferito a PeaceReporter che già nel giorno dell'inaugurazione, 18 persone si sono presentate alla sede di Bamako per chiedere informazioni, sussidi e formazione lavorativa per il Mali o per l'estero. Alcune Ong che si occupano di rifugiati hanno tuttavia attaccato il progetto sostenendo che in realtà Bruxelles abbia aperto un “avamposto a difesa della fortezza Europa”.
 
Lavoratori stagionali"Non potete ignorarci". Konate non si cura di queste critiche e invita a valorizzare le cose buone che dal progetto potranno derivare, anche se si tratta di una goccia nell'oceano: “Il Mali, l'Europa e il mondo intero non possono restare indifferenti alle tragedie che si consumano nel deserto e in mare: per i Paesi di origine si tratta poi di un dramma nel dramma in quanto perdono, in maniera tragica, forza lavoro fondamentale per l'economia locale. A chi dice che il Centro, in realtà, potrebbe costituire una torretta di guardia della 'Fortezza Europa', rispondo che è una grande sciocchezza: il Cigem non potrà impedire la libertà di movimento, la mobilità delle persone e la stessa migrazione, clandestina o legale che sia, che è un fenomeno umano che tutti i popoli hanno conosciuto. Noi non faremo altro che avvertire dei numerosi rischi che l'immigrazione clandestina comporta, tra cui l'ipotesi di non arrivare mai a destinazione, e di promuovere invece quella legale”.

L'esperienza Rabat-Madrid. Non è un azzardo sostenere che il Cigem si sia ispirato all'Anapec (Agence Nationale de Promotion de l'Emploi et des Compètences), un'agenzia frutto di un accordo bilaterale stipulato tra Marocco e Spagna. Anche quest'anno migliaia di lavoratori stagionali sono stati impiegati in Spagna: l'accordo richiede che possano essere impiegate solo donne di nazionalità marocchina e che abbiano famiglia. Dopo la raccolta della frutta è molto più probabile, infatti che le donne vogliano tornare alle proprie famiglie e non tentare una vita da sin papel.
Nicola Sessa
postato da: Dilia61 alle ore ottobre 11, 2008 10:05 | Permalink | commenti
categoria:politica, lavoro, diritti umani, democrazia, società e costume
mercoledì, 03 settembre 2008
A quasi due secoli dall'abolizione della schiavitù, a Mauritius il Parlamento ha deciso di scavare nel passato del Paese, creando una Commissione per la Verità e la Riconciliazione per fare luce su una pratica piuttosto diffusa nell'arcipelago dell'Oceano Indiano fino al 1835. Anche per sfatare il mito che lo schiavismo a Mauritius sia stato molto meno duro che in altre parti dell'Africa.
 
Il monumento all'abolizione della schiavitù a MauritiusLa Commissione, che avrà due anni di tempo per completare i propri lavori, è la prima iniziativa presa da parte del governo per chiarire alcuni aspetti della pratica schiavistica, introdotta a Mauritius dai francesi nel 1715. Le conclusioni della Commissione non saranno però una mera ricerca storica, visto che avranno implicazioni dirette sulle possibili compensazioni per i discendenti di schiavi che il governo sta pensando di adottare. Ma su questo punto il premier Navinchandra Ramgoolam non è stato molto chiaro.
 
Gli schiavi di Mauritius provenivano principalmente dall'India e dal continente, e furono portati nell'arcipelago per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Abolita nel 1835, la pratica schiavistica continuò sotto altra forma: i grandi proprietari terrieri "contrattualizzarono" gli ex-schiavi per brevi periodi di tempo, il più delle volte estesi successivamente per coprire gli indebitamenti dei "coolies" (così erano chiamati gli schiavi provenienti dall'India) e prolungare una stora di rapporto servile mascherato. E sarà proprio su questa pratica che la Commissione dovrà fare maggior luce. Per lasciarsi alle spalle secoli di uno scomodo passato.

venerdì, 22 agosto 2008
Dai dati emersi dal “Renewable 2007 Global Status Report” (Ren21) l’industria eolica statunitense ha oltrepassato nel 2007 i 17 GW di potenza installata negli impianti eolici, circa un terzo dell’intera produzione mondiale di energia dal vento. Gli Stati Uniti d’America archiviano quindi una forte crescita nelle energie rinnovabili. L’ economia americana in recessione e petrolio alle stelle hanno portato ad investire nelle energie alternative: il caro-petrolio avvantaggia tutte le fonti di energia (rinnovabili e non).
L’uso delle fonti energetiche rinnovabili genera un aumento di posti di lavoro superiore a quello prodotto da un investimento analogo in fonti energetiche di tipo tradizionale (fossile e nucleare). A dirlo è il centro ricerca statunitense RAEL (”Renewable and Appropriate Energy Laboratory“) dell’università di Berkeley nel suo recente rapporto tra energia rinnovabile e occupazione. Nel rapporto viene anche dimostrato come le regolamentazioni ambientali non sono la causa della perdita di lavoro nel settore dell’energia tradizionale. Lo sviluppo delle tecnologie per le energie rinnovabili e pulite rappresentano un’opportunità concreta straordinaria a favore di occupazione e valorizzazione dell’imprenditoria locale. L’uso dell’energia rinnovabile permette di avviare un interessante ciclo di innovazione-investimento-occupazione, una scintilla per lo sviluppo locale per molte aree depresse.


Lo afferma, tra gli altri, il presidente della commissione europea, che cita come esempio la Germania, dove lo sviluppo delle fonti energetiche alternative ha già portato alla nascita di oltre 200.000 posti di lavoro. Presentando le proiezioni che prevedono la creazione di 1 milione di nuovi posti di lavoro legati allo sviluppo dell’industria “verde” in area euro entro il 2020, il commissario annuncia i dettagli del piano 20-20-20 (in sostanza la produzione da energia rinnovabile per una quota pari al 20% entro il 2020), In Italia, dove sono previste 250.000 nuove opportunità lavorative, significa la creazione di 150.000 posti di lavoro in più di Fiat, Telecom e Poste Italiane.
postato da: Dilia61 alle ore agosto 22, 2008 09:52 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, economia, energia