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Io sto con Saviano
 QUALCUNO MI SA DIRE COME MAI CON IEPLORER SI VEDE BENE E CON FIREFOX SI VEDE TUTTO BIANCO IL TESTO??? EPPURE I CLASS SONO GIUSTI....
sabato, 18 ottobre 2008
Le leggi speciali varate per consentire l'informazione durante i Giochi scadono oggi. Si prepare un giro di vite?
da LaStampa.it

Tempo scaduto. Le concessioni temporanee introdotte in Cina durante i Giochi olimpici, che davano ai giornalisti stranieri una relativa libertà di movimento e d'espressione, sono in scadenza e le autorità di Pechino potrebbero decidere di tornare al regime precedente le Olimpiadi, ovvero alla censura più stretta che in Tibet, e in tutto il Paese per i cronisti cinesi, non è mai venuta meno. Ne sono un esempio le regole per l'accesso a internet, diventate ancora più severe: per collegarsi alla rete da un internet café i cinesi ora sono obbligati a mostrare un documento e a farsi fotografare.


Il Times - ma anche la Bcc - dedicano un ampio spazio all'analisi di questo momento di sospensione fra la inedita svolta avvenuta in occasione dei Giochi e quello che potrebbe essere un brusco ritorno alla "normalità". In realtà il governo cinese non ha ancora fatto sapere se le norme liberalizzatrici verranno prorogate, modificate o cancellate del tutto. Ieri, in una conferenza stampa, il portavoce del ministero cinese degli Esteri, Qin Gang, ha assicurato che le nuove misure verranno «comunicate presto».

«Come sempre i giornalisti stranieri sono i benvenuti e continueremo a facilitare il vostro lavoro e il vostro soggiorno qui», ha detto Qin ai reporter. Ma è tutto da capire cosa intendesse. Tra le facilitazioni in scadenza ci sono la possibilità di muoversi per la Cina senza chiedere il permesso delle autorità, come invece era necessario prima, e la possibilità di intervistare chiunque chiedendo solo il permesso all’interessato. Una libertà non estesa all'intero Paese, il Tibet ne è sempre stato escluso ed è tuttora off limits dopo i disordini scoppiati nel marzo scorso, e riservata agli stranieri. Come dimostra la vicenda del documentarista tibetano Dhondup Wangchen e il suo assistente Jigme Gyatso, entrambi arrestati per aver voluto raccogliere il parere dei tibetani sulla Cina e il governo di Pechino. Da marzo, quando il tibet è stato isolato, di loro  non si sa più nulla, denuncia Reporters sans Frontieres.

Queste leggi temporanee, in vigore dal 1 gennaio al 17 ottobre, furono emanate sia per facilitare il compito ai giornalisti inviati a seguire l'evento sia perdimostrare quanto la Cina fosse ormai diventata un Paese democratico e aperto.  Ora lo scandalo del latte alla melamina, che sta dilagando nel mondo, e il trattamento riservato a ogni dissidenza, immutato, potrebbero convincere il Partito della necessità di tornare a stringere il nodo. Passate le Olimpiadi gabbato lo santo, insomma. www.timesonline.co.uk/
venerdì, 05 settembre 2008

Per un’intervista, la donna è stata accusata di aver “disturbato l’ordine pubblico”. Pechino aveva promesso piena libertà di stampa ai giornalisti stranieri per tutti questi mesi. Il pastore “Bike” Zhang è stato liberato, ma gli è vietato andare a Pechino, per incontrare i giornalisti.

Pechino (AsiaNews/Chrd) – Wang Guilan, attivista per i diritti umani è stata condannata a 15 mesi di rieducazione attraverso il lavoro” per aver “disturbato l’ordine pubblico”. Intanto, un pastore protestante, tenuto segregato per tutte le Olimpiadi, è stato liberato, ma gli è proibito raggiungere Pechino, fino alla fine delle paraolimpiadi.

Wang Guilan  di Enshi (Hubei) era stata arrestata lo scorso 29 luglio e tenuta nella prigione della città per aver concesso un’intervista a un giornalista straniero a pochi giorni dalle Olimpiadi.

Accusata di aver “disturbato l’ordine pubblico”, è stata condannata al lager il 29 agosto scorso.

La Cina aveva promesso di liberalizzare il lavoro dei giornalisti stranieri dal 1°gennaio 2008 fino a dopo le Olimpiadi, lasciando che essi potessero visitare a piacere qualunque luogo e intervistare chiunque volessero. In realtà i limiti alla libertà di stampa sono rimasti. L’associazione della stampa estera a Pechino ha registrato almeno 300 casi di violenze contro giornalisti stranieri.

Intanto, secondo la China Aid Association, in Henan, è stato liberato il pastore protestante Zhang Mingxuan (detto “Bike”) e anche sua moglie. Entrambi erano stati presi a pochi giorni dalle Olimpiadi, il 6 agosto e costretti a viaggiare lontano da Pechino per evitare che il pastore, molto noto alla stampa americana, venisse intervistato dai giornalisti stranieri.  Il pastore e sua moglie hanno il divieto di tornare a Pechino fino a che non finiscono le Paraolimpiadi, in programma nella capitale cinese dal 6 al 17 settembre.

da AsiaNews

lunedì, 25 agosto 2008

(ASCA-AFP) - Londra, 24 ago - Pechino 2008 non e' stato un ''successo eccezionale'', come ha detto oggi il presidente del Cio Jacques Rogge durante la cerimonia di chiusura. Le Olimpiadi sono state pittosto un ''fallimento'' dal punto di vista dei diritti umani. Ad affermarlo e' Amnesty International, spiegando che gli attivisti che volevano manifestare in maniera ''pacifica'' durante i Giochi sono stati ''intimiditi'' e che chi lo ha fatto e' stato arrestato, nonostante ''non abbia commesso alcun crimine'' se non quello di manifestare ''liberamente e pacificamente''.

''Con Pechino 2008 le autorita' cinesi e il Cio hanno avuto l'opportunita' di dimostrare che in Cina c'e' un effettivo miglioramento dal punto di vista dei diritti umani - ha detto il vice direttore del programma per la zona dell'Asia e del Pacifico di Amnesty International, Roseann Rife -. Ma e' stato un totale fallimento. Sfratti forzati, attivisti arrestati e limitazioni ai giornalisti: queste cose non dovrebbere piu' accadere ai Giochi''.

Per questo motivo Amnesty International ha avanzato al Cio la proposta di costruire una sorta di ''termometro'' che misuri il grado di rispetto di Paese verso i diritti umani. E in base al grado decidere di assegnare o meno le Olimpiadi.

Nel mirino di Amnesty c'e' anche il divieto posto dalle autorita' cinesi di manifastere nei luoghi indicati inizialmente.

''E' arrivato il momento che il Cio metta tra i suoi valori fondamentali anche quello del rispetto dei diritti umani'', ha aggiunto la rappresentante del movimento. Secondo la quale, tuttavia, ci sono stati dei passi in avanti, come una maggiore liberta' di navigare in rete. Ma non basta: ''e' necessario che questa liberta' sia totale e che le liberta' concesse ai giornalisti arrivati da tutto il mondo per seguire le Olimpiadi ci siano sempre''.

domenica, 24 agosto 2008
Reporter senza frontiere denuncia il cinismo delle autorità cinesi e l'incapacità del CIO a far rispettare la Carta olimpica, che protegge la "dignità umana"

Dopo due settimane di gare olimpiche a Pechino, Reporter senza frontiere riscontra un bilancio negativo rispetto alla libertà di espressione nel corso dei Giochi di Pechino. Se la maggioranza dei giornalisti stranieri sono stati in grado di coprire gli eventi sportivi in buone condizioni, la polizia, con il sostegno di civili, ha impedito, in molte occasioni, i reporter che volevano documentare dimostrazioni o indagare questioni sensibili agli occhi dei Governo cinese.


"Come temevamo, le Olimpiadi di Pechino sono state un periodo favorevole per gli arresti, le condanne, la censura, la sorveglianza e le molestie di più di un centinaio di giornalisti, blogger e dissidenti. Il giro di vite rimarrà uno dei punti forti di Pechino 2008. E il Comitato olimpico internazionale (CIO) porta una pesante responsabilità di questo fallimento. Ci sembra essenziale che i membri del CIO ne traggano tutte le conseguenze nello scegliere il loro prossimo presidente, il mandato di Jacques Rogge scade tra un anno. "

"Chiediamo inoltre, d'ora in avanti. di fare del rispetto della libertà di espressione uno dei criteri di assegnazione delle Olimpiadi a una città candidata. Mentre il movimento olimpico ha ripetuto l'errore di attribuire i Giochi del 2014 alla città russa di Sotchi, Reporter senza frontiere continuerà a mobilitarsi affinchè la libertà di stampa sia garantita in occasione di questi avvenimenti sportivi ", ha affermato Robert Menard, segretario generale di Reporter senza frontiere.

"Accogliamo con favore la mobilitazione di tutti coloro che in Cina e all'estero, non hanno smesso di reclamare  più libertà di espressione, già prima delle Olimpiadi. Continueremo a vigilare per garantire che il periodo post-olimpico non sia caratterizzato da una nuova ondata di repressione ", ha continuato Robert Menard.

Dopo l' 8 agosto, nessun prigioniero incarcerato per divergenze di opinione è stato liberato. Anzi, alcuni di loro (Sun Lin, Huang Qi e Hu Jia) hanno visto peggiorare la loro condizione fisica e le condizioni di detenzione. Dal gennaio 2008, 31 giornalisti, bloggers e difensori della libertà di espressione sono stati arrestati o condannati alla pena carceraria  in Cina.

Prima e durante le Olimpiadi, la sorveglianza dei corrispondenti esteri è stata rafforzata. "Non mettono di seguirmi, di filmarmi, di fotografarmi. Ho esitato prima intervistare i cinese su questioni delicate, per paura che che potessero essere arrestati", ha raccontato un giornalista di un'agenzia estera con sede a Pechino.

Eppure, al più alto livello di Stato cinese, gli impegni a favore della libertà di stampa erano stati presi . Il presidente Hu Jintao il 1° agosto ha dichiarato lui stesso ai giornalisti stranieri che il suo paese avrebbe "facilitato il lavoro dei giornalisti stranieri" prima e dopo  giochi olimpici. " Liu Binjie, responsabile dell'Amministrazione generale della Stampa e delle Pubblicazioni, aveva affermato che la "porta aperta" per i media stranieri che "non si sarebbe chiusa dopo i Giochi."

Alcune cifre

Almeno 22 giornalisti stranieri sono stati arrestati, arrestato o ostacolati nel loro lavoro durante i Giochi. Due blogger americano, Brian Conley e Jeffrey Rae, sono attualmente detenuti a Pechino per la copertura di attività di militanti protibétains. Essi sono stati condannati a dieci giorni di carcere per "disturbare l'ordine pubblico". Reporter senza frontiere chiede l'immediato rilascio.
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Almeno 50 attivisti dei diritti umani Pechino sono stati messi agli arresti domiciliari, molestati o costretti a lasciare la capitale durante i Giochi.

Almeno 15 cittadini cinesi sono stati arrestati per aver chiesto il diritto di manifestare. Decine di altri, come Internet, Zola e disabili firmatario Chen Xiujuan, sono stati fisicamente impedito di polizia da visitare la capitale.

Almeno 47 militanti protibétains, soprattutto da parte dell'organizzazione Studenti per un Tibet libero, sono stati arrestati e deportati.

Le condizioni di lavoro della stampa estera

Wang Wei aveva promesso nel 2001 una "libertà totale per la stampa" durante le Olimpiadi. Questo non è stato rispettato.

1. Violenza e ostacoli nel lavoro: Reporter senza frontiere ha individuato venti-due episodi tra i 6 e 22 agosto in Cina. Debitamente accreditati giornalisti stranieri sono stati attaccati, come il britannico John Ray, o arrestati, ad esempio due reporter giapponesi in Kashgar (North West).

2. La libertà di movimento: se i giornalisti hanno potuto visitare la provincia di Xinjiang, è stato difficile entrare in Tibet. La stampa estera è stato negato l'accesso alla casa di Pechino Zeng Jinyan, la moglie del dissidente imprigionato Hu Jia. Inoltre, nelle settimane prima dei Giochi, diversi giornalisti è stato impedito di lavorare liberamente nella provincia di Sichuan, colpiti dal terremoto del maggio 12.

3. La libertà di colloquio: molti giornalisti hanno lamentato l'intervento delle forze di sicurezza civili o volontari come hanno cercato di intervista cinese. Un giornalista di una agenzia stampa ha detto che in una settimana, almeno cinque persone aveva intervistato sono stati successivamente arrestati dalla polizia.

Due giornalisti - un reporter di un giornale di Hong Kong e una in tibetano Servizio di Radio Free Asia - è stato negato un visto per la Cina quando sono stati accreditati per i Giochi. E le ambasciate cinesi rifiutato di visti ai sei membri di Reporter senza frontiere.

Nel corso della conferenza stampa organizzata per la media internazionali, i funzionari del Comitato Organizzatore dei Giochi di Pechino (BOCOG), primo vice-presidente Wang Wei, ha rifiutato di commentare i vari incidenti relativi alla libertà di espressione. In accordo con il CIO, i cinesi organizzatori hanno anche cancellato alcune conferenze stampa dopo una serie di pressanti domande dei giornalisti troppo anglo-sassone.

Le autorità hanno fatto promesse di poter conservare dopo le Olimpiadi, le norme adottate nel gennaio 2007 per agevolare il lavoro dei giornalisti stranieri. Ma nessuna direttiva è stata ancora adottata. Nel mese di ottobre, al termine dei Giochi Paraolimpici, le disposizioni che concedono libertà di circolazione e di intervista dovrebbe teoricamente raggiungere un fine.

Reporter senza frontiere denuncia ricatto autorità che determinano il mantenimento di norme favorevoli per la stampa internazionale per il regolare svolgimento dei giornalisti stranieri.

Il diritto a manifestare

Gli organizzatori hanno creato spazi per le proteste di Pechino. In realtà, nessun caso è stato autorizzato, nonostante 77 domande depositate presso l'Ufficio di pubblica sicurezza di Pechino. Più grave, almeno una dozzina di cinesi sono stati arrestati per aver chiesto il permesso, tra cui due donne septuagénaires. Per punire alcuni ricorrenti, le autorità hanno espresso a seguito delle sentenze rieducazione attraverso il lavoro.

Le autorità cinesi hanno accusato e punito manifestanti dovrebbe essere intenzione di commettere un reato. Il CIO ha accusato la sentenza cinesi hanno, a questo punto, non hanno rispettato i propri impegni.

Di fronte alla incapacità di esprimere liberamente a Pechino, diverse organizzazioni internazionali hanno effettuato azioni nelle strade, senza autorizzazione, o in possesso di conferenze in camere d'albergo.

Reporter senza frontiere, nel frattempo, la trasmissione radio FM clandestino programmi in cinese e inglese, 8 agosto 2008. Tra questi figurano protestare contro il monopolio di informazione audiovisiva da parte dello Stato e l'ingerenza internazionale di stazioni radio che trasmettono in cinese, tibetano e uighur. Questa censura non ha mai cessato durante le Olimpiadi.

Dissidenti in pericolo

"Spero che il 2008 sarà Giochi fine il più presto possibile. Questo evento ha portato troppa sofferenza", ha dichiarato Reporter senza frontiere, la moglie di uno dei "prigionieri Olimpiadi". Anche prima dei Giochi, una dozzina di attivisti dei diritti umani, compresi i cyber-dissidente Hu Jia, sono stati arrestati e condannati a molti carcere per aver criticato l'organizzazione. Questi "prigionieri olimpici" sono stati vittime di una particolare durezza. Così, Yang Chunlin, che è stato condannato a cinque anni di carcere, è stato trovato incatenato al suo processo.

Alcuni importanti personaggi come Ding Zilin, il capo della associazione delle madri di Tiananmen, e Wan Yanhai che gestisce una ONG dedicata ai malati di AIDS, sono stati costretti a lasciare la capitale, durante le Olimpiadi, per paura di rappresaglie. Mentre Zeng Jinyan, celebre blogger e moglie di Hu Jia, non ha dato ulteriori sua figlia o il loro otto mesi dall'inizio dei Giochi olimpici.

Molti attivisti dei diritti umani e delle persone di Xinjiang paura un giro di vite dopo i Giochi, per punire coloro che hanno "sconvolto" la "festa olimpica". Quindi, una delle direttive della polizia Reporter senza frontiere ha rivelato l'esistenza a 20 agosto 2008, afferma che le indagini devono essere svolte sui cinesi che stranieri manifesto con mezzi di criticare il governo. Egli ha anche chiesto di polizia di seguire stranieri che hanno fatto tali colloqui.

Reporter senza frontiere teme che, una volta che le migliaia di giornalisti sono partiti da Pechino, la polizia politica di rafforzare il suo controllo sui militanti dei diritti umani e dei popoli del Xinjiang e del Tibet.

La censura di Internet

Reporter senza frontiere ha rilevato che trenta siti di informazioni in cinese e organizzazioni di difesa dei diritti umani sono stati ancora bloccata in Cina, ivi compresi i centri per la stampa estera. Ultima censura fino ad oggi: la musica di iTunes sito. Secondo un pro-Tibet organizzazione, perché questo consentirebbe di atleti presenti a Pechino per ascoltare i brani per il Tibet.

Le autorità continuano a perseguire una discriminazione nei confronti di Internet dal tibetano numero di siti, tra cui Reporter senza frontiere e Amnesty International, non è mai stato rilasciato in provincia himalayano.

Le autorità responsabili della censura di Internet hanno rafforzato il loro controllo durante le Olimpiadi. L'organizzazione cinese difensori dei diritti umani ha emesso un memorandum inviato da un fornitore di accesso Xinwang Hulian dicendo: "Per garantire la sicurezza di informazioni su Internet durante i Giochi di Pechino e in conformità con le esigenze della più alta autorità, Xinwang Hulian sarà condotta un'ispezione dei suoi siti. " Allo stesso modo, forum di discussione hanno preso provvedimenti contro gli utenti di Internet la maggior parte dei critici che sono negato l'accesso durante le Olimpiadi.

Gli attacchi contro i siti dedicati ai diritti umani si sono moltiplicate in occasione dei giochi olimpici. Questo è stato vero in Cina, come per la pubblicazione online di Yizhou Xiwen, e all'estero, tra cui il www.rsf.org sito web.

La stampa cinese, tra propaganda e rivelazioni

Ancora una volta, i titoli dei liberali stampa cinese ha rivelato gli affari imbarazzante per le autorità. Così, la rivista Caijing affari non ha esitato a ricordare il suicidio di un alto funzionario durante le Olimpiadi. Nel frattempo, il quotidiano Xinjingbao (Pechino News) è stata censurata per aver pubblicato involontariamente e non fotografia di una vittima del massacro di piazza Tiananmen nel 1989. Il sito del giornale è stata bloccata e le copie ritirati dalla vendita.

Il Dipartimento di propaganda è rimasta vigile, regolarmente al divieto di libertà dei mezzi d'informazione a coprire alcune informazioni relative alle Olimpiadi, tra cui rigging la cerimonia di apertura.

Al contrario, altri titoli, come ad esempio il Global Times, si sono distinti per la loro aggressività nei confronti dei media stranieri. E media statali hanno ritrasmesso le informazioni di loop per la gloria dei Giochi organizzatori. Le immagini di anti-Olimpiadi in Cina e all'estero non sono stati liberati.

La responsabilità del Comitato olimpico internazionale

In sede di erogazione delle Olimpiadi in Cina nel 2001, il CIO è stata consapevole del fatto che la questione dei diritti umani è il cuore di questo evento. Ma in tutto sette anni che hanno separato la votazione e l'inizio dei Giochi, il CIO, compreso il suo presidente Jacques Rogge, non è stata in grado di incoraggiare le autorità cinesi hanno sostenibile per migliorare il rispetto per la libertà di espressione in il paese ospitante.

Il CIO ha dovuto difendere la Carta olimpica, il quale stabilisce che lo sport deve essere "a servizio di uno sviluppo armonioso dell'uomo, al fine di favorire la creazione di una società pacifica in questione con la salvaguardia della dignità umana ". Che ha seriamente venuta meno al suo dovere.

Jacques Rogge preferito censurare athlétes che ha voluto indossare un badge "per un mondo migliore" e di espellere un senegalese allenatore che aveva chiamato 'Amicizia in primo luogo, secondo la concorrenza ", invece di garantire il rispetto della dignità di Cinese difensori dei diritti umani.

Reporter senza frontiere chiede alla guida del movimento olimpico per chiedere la questione dei criteri per l'assegnazione di futuri Giochi Olimpici. Questi includono ora i parametri tecnici, materiali, ma anche ambientale. Perché, in questo caso, di non aggiungere un requisito concernente il rispetto della libertà di espressione nel paese del candidato città? Il CIO potrebbe, ad esempio, prendete in considerazione l'esistenza o la non-media indipendenti, il grado di censura e di libertà di circolazione delle nazionali e giornalisti stranieri.


(ho tradotto il primo pezzo... il resto l'ha fatto Google Translate... sorry era troppo lungo)
domenica, 24 agosto 2008

(ASCA) - Roma, 23 ago - Gli atleti italiani si schierano dalla parte del Dalai Lama e della questione tibetana nella penultima giornata dei Giochi Olimpici. Sono stati in particolare i nostri due canoisti di punta, Antonio Rossi e Josefa Idem, oltre al pugile Clemente Russo, ad esprimere la loro posizione in materia. Rossi si e' dichiarato a pronto donare la sua tuta alla guida spirituale del Tibet, ''un gesto simbolico per chiedere il rispetto dei diritti umani''.

La Idem, medaglia d'argento nel k1, in un video girato per Repubblica.it, ha detto che anche lei regalera' volentieri il suo ''body'' da gara al Dalai Lama. ''Non scordiamoci di tutte le ingiustizie del mondo, ce ne sono tantissime che non hanno nessuna visibilita''', ha detto la 44enne atleta italiana. ''E non dimentichiamoci che quando il Dalai Lama ha girato l'Europa, e' stato ricevuto da un solo capo di stato in veste ufficiale. Tutto questo perche' il mondo ha degli interessi legati alla Cina: poi mandano avanti noi atleti per fare delle dichiarazioni. Noi siamo qui per fare sport.

Questa Olimpiade e' stata organizzata perfettamente, nel mio piccolo microcosmo ho trovato solo gente che ci ha accolto con amicizia e calore umano''.

Ultima presa di posizione quella del pugile Clemente Russo, che dopo aver sfiorato l'oro nella categoria 91 kg ha detto di voler dedicare il suo piazzamento d'onore a ''tutti coloro che soffrono qui in Cina, penso che comunque dopo le Olimpiadi le cose possano migliorare. Gia' Pechino mi sembra migliore''.

da Asca.it

lunedì, 18 agosto 2008

(AGI) - Roma, 17 ago. - “Nonostante la Cina avesse rassicurato il mondo intero sulle questioni dei diritti umani, della liberta’ di stampa, del diritto a manifestare dei suoi cittadini, abbiamo avuto oggi la conferma che il sito ufficiale del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e’ totalmente oscurato in Cina”. A denunciarlo sono gli stessi Radicali che con un comunicato stampa fanno sapere che “quando si clicca su www.radicalparty.org o non appare nulla oppure appare una pagina che, in cinese, dice: ‘forse cercavi queste altre pagine: www.chinaradiology.org, www.lanparty.com.tn, www.medical-journal.cn”.

“Tra le ragioni che impediscono l’accesso alla pagina - spiegano i Radicali - vengono illustrati anche motivi tecnici. Francamente non capiamo perche’ tra i siti proposti dalle autorita’ cinesi, in alternativa al nostro, ci sia anche una rivista di medicina. Esprimiamo sorpresa e stupore per la decisione di mantenere oscurato il nostro sito internet, in questo modo viene smentito quanto lo stesso direttore della sezione ‘media’ del Comitato Organizzatore dei Giochi di Pechino aveva preannunciato riguardo un’apertura alla liberta’ di informazione. Ricordiamo che nel 2001 - proseguono - quando la Cina ottenne l’assegnazione delle Olimpiadi, Wang Wei, Segretario Generale del Comitato promotore di Pechino 2008 affermo’: ‘Garantiremo completa liberta’ d’informazione ai giornalisti che verranno in Cina. Abbiamo fiducia nel fatto che i Giochi nono solo promuoveranno la nostra economia ma miglioreranno tutte le condizioni sociali, compresa l’educazione, la salute e i diritti umani’. Il Presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, aveva dichiarato nei giorni scorsi che, grazie alla propria diplomazia silenziosa, il Cio e’ riuscito a ottenere varie riforme nel campo dei diritti umani, come le nuove norme sulla stampa estera. Sarebbe interessante sapere - osservano i Radicali nella nota - di cosa parla il Presidente del Cio”.

“Anche oscurando il sito www.radicalparty.org - concludono i Radicali nel comunicato - la Cina e’ venuta meno alle promesse di migliorare la situazione dei diritti umani in occasione delle Olimpiadi 2008″. (AGI)

sabato, 09 agosto 2008

Capisco il lavoro degli sportivi e la loro gioia di essere li'... ma sinceramente sentire quasi tutti i commentatori in tv, dire che "finalmente di parla di sport e si smette con le polemiche", oppure "i diritti si chiedono in altra sede" ... beh mi ha fatto molto male. Mi preoccupa questo crescente disinteresse per gli altri... Stanno male? affari loro.... Che tristezza    Dilia

BUSH TORNA ALLA CARICA, "TUTTI SIANO LIBERI"

A poche ore dalla cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici 2008, cui assistera' in prima persona, George W. Bush non ha perso tempo ed e' tornato subito alla carica sul tema dei diritti umani, difendendo la liberta' di espressione e le prerogative individuali in campo religioso. L'occasione e' stata offerta al presidente americano dall'inaugurazione della nuova ambasciata degli Stati Uniti in Cina, un maestoso complesso in vetro-cemento.

"Noi", ha esordito Bush, "continuiamo a essere schietti nella convinzione che tutte le persone debbono avere la liberta' di dire cio' che pensano, e di professare il culto di loro scelta. Credo fermamente", ha incalzato il capo della Casa Bianca, "che le societa' in cui e' consentita la libera manifestazione delle idee tendono a essere le piu' prosperose e le piu' pacifiche. Continuero' a essere franco a proposito delle nostre responsabilita' reciproche complessive", ha sottolineato ancora Bush. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato di potersi permettere tanta "franchezza" per aver contribuito a creare rapporti forti, improntati a "rispetto e fiducia", con il regime di Pechino.

Dal canto suo il presidente Hu Jintao, a poche ore dalla cerimonia, ha rivendicato al proprio Paese il pieno rispetto di tutti gli impegni, assunti sette anni fa dalla Repubblica popolare, per guadagnarsi il diritto di ospitare la XXIX Olimpiade. "Il Governo e il popolo cinesi hanno seriamente adempiuto tutti i solenni impegni presi con la comunita' internazionale da quando Pechino ottenne l'assegnazione dell'Olimpiade, nel 2001", ha dichiarato Jintao. La Cina, ha aggiunto, " si e' attenuta ai principi dei Giochi olimpici Verdi, dei Giochi olimpiaci scientifici e dei Giochi Olimpici Umani, e nei diversi preparativi ha fatto il massimo". (AGI/REUTERS/AFP) - Pechino, 8 ago

giovedì, 07 agosto 2008

Tra mistificazioni e una società cinese tirata a lucido in occasione delle Olimpiadi, la Cina è costretta a scoperchiare le troppe censure che impone ai sudditi e ai visitatori stranieri. Dopo una polemica sui siti oscurati, arriva la revoca parziale al blocco della rete web. Ma si tratta dell’ennesimo tentativo di nascondere scomode verità.

"Errore!”. Questa è la sola scritta che campeggia su tante pagine web, bianche e ripulite, qualora si accedesse dal territorio cinese.
Non si conosce il numero esatto dei siti oscurati, ma si tratterebbe almeno di 19mila tra motori di ricerca, siti di informazione “sovversiva” e blog. Ma la lista è in continuo aggiornamento. Si allunga ad ogni azione commessa dalla Cina, che sia scomoda all’immagine vincente del Dragone. Come è avvenuto alcuni mesi fa, in occasione delle violenze di Lhasa commesse nel corso della manifestazione dei monaci tibetani e immortalate in brevi immagini video, apponendo il bavaglio della censura al sito You Tube. E le Olimpiadi non sono da meno.
 
Ospitare la manifestazione sportiva più conosciuta al mondo se da un lato è motivo di orgoglio ed un’ottima vetrina per la super potenza nascente, dall’altro ne accentua le paure. Quelle legate agli “oppositori politici” e ai “gruppi etnici accusati di progettare attacchi di matrice terroristica”. Ed ecco arrivare la censura per la Bbc, che metterebbe a rischio la sovranità del regime cinese, e per Amnesty International rea di aver scoperchiato il vaso di Pandora d’Oriente rivelando le violazioni commesse dal governo sui diritti umani. E non solo. Messi a tacere, tra gli altri, sono stati anche i siti legati al movimento spirituale Falun Gong, considerato illegale nel Paese del Dragone e indicato come setta perché contrario, come altre religioni, al “credo di Stato”.
 
Un’atrofia delle comunicazioni che, dopo l’intervento e le proteste dei 5mila giornalisti accreditati all’evento olimpico e delle Commissioni internazionali per il ripristino del flusso di informazioni e lo sblocco della rete, si è conclusa con una revoca della censura. Naturalmente per i siti di interesse ed utilità per la copertura della manifestazione sportiva. A confermarlo è  stato il Comitato Organizzatore dei Giochi di Pechino, rassicurando tutti in uno dei rari incontri con la stampa che “durante le Olimpiadi forniremo un accesso a internet sufficiente per il lavoro dei giornalisti”.
Porte aperte, allora, all’accusatore più temibile Amnesty, alla tv tedesca Deutsche Welle e ad altri siti nuovamente visibili dalla Cina. Ma per tutti c’è un monito: non “politicizzare le Olimpiadi”.
 
Quello che ancora non avviene nella governance cinese. Mai stata così a lungo sotto i riflettori internazionali, senza poterli abilmente schivare, e costretta nonostante tutto all’impopolarità di una minacciosa censura a cui lavora un team di oltre 40mila agenti. Il gruppo OpenNet Initiative ha scoperto l’esistenza di una rete di investigazioni che controlla, filtra e riscrive ogni istante la mappa del web, spulciando tra siti chat e posta elettronica.
 
Al setaccio ciò che parte dalla Cina e che vi arriva tramite internet. Con il blocco delle news di Google e di Yahoo, quest’ultimo accusato dal sito Reporter Senza Frontiere di aver collaborato con il regime cinese per bloccare l’accesso ad alcuni siti e aver contribuito all’arresto nel 2005 del giornalista cinese Shi Tao, accusato di “rivelazione di segreti di Stato all’estero” per aver diffuso via e-mail la lettera intimidatoria delle autorità indirizzata al giornale da lui diretto.
 
E nell’atmosfera blindata che circonda Pechino e le Olimpiadi, fa pensare persino l’incursione di un coreano che con una telecamera ha filmato le prove ufficiali dell’inaugurazione. Non solo perché è stata già violata una delle regole del “perfetto tifoso” elencate sul sito ufficiale, quella che vieta di registrare le esibizioni e riprendere alcunché con un esplicito no a tutte le videocamere, walkman ed altri riproduttori di suoni e radioline. Ma anche perché questo dimostra che la granitica Cina non è impossibile conoscerla meglio. In attesa che il mondo vinca con il Dragone la gara più importante, quella di una vera e diffusa libertà individuale.

di anna giuffrida - da CssNews

mercoledì, 06 agosto 2008

Forse perchè ci sono di diritti da pagare e quindi noi "ricchi" ne siamo fuori? non è discriminazione anche questa?

L'Olimpiade arriva su YouTube in differita ma l'Italia è esclusa

Gli utenti di internet potranno seguire i Giochi tutti i giorni, per tre ore, sul sito di condivisione video

PECHINO – Saranno le Olimpiadi in cui la Cina sarà finalmente visibile agli occhi del mondo, saranno le Olimpiadi più inquinate della storia dello sport e saranno anche le prime Olimpiadi ad approdare sul web in ben 77 nazioni, anche se per sole tre ore al giorno e in filmati che non supereranno i dieci minuti continuativi. A offrirne la visione sarà naturalmente YouTube, grazie a un accordo stipulato con il Comitato Olimpico Internazionale che in cambio ha chiesto a Google di impegnarsi a rimuovere i filmati non autorizzati dal popolare sito di condivisione video.

UTENTI GLOBALI - Le clip saranno trasmesse in differita, saranno confezionate dallo stesso Comitato Olimpico e si tratterà di sintesi o avvenimenti principali dei Giochi di Pechino. Alla fine saranno circa 200 milioni gli utenti che potranno vedere i giochi olimpici via internet. Non molti rispetto agli utenti globali di YouTube, ma comunque un discreto passo in avanti rispetto alle scorse Olimpiadi di Atene. I diritti per la trasmissione delle Olimpiadi infatti in India, in Corea del Sud o nella maggior parte dell’Africa non sono stati comprati da alcun network televisivo. Le trasmissioni, all’indirizzo www.youtube.com/beijing2008, inizieranno il 6 agosto e proseguiranno per diciassette giorni. In Italia sarà solo la Rai a trasmettere i giochi olimpici, mentre negli Stati Uniti sarà la Nbc.

CENSURA AL CONTRARIO - Tra i 77 di YouTube figurano molte nazioni del Terzo mondo dove le maglie della censura sono sicuramente più strette che altrove e l’aspetto paradossale del patto tra YouTube e il Cio è dato proprio da un divieto di accesso che per una volta riguarda l’occidente e non viceversa. In Europa e negli Usa infatti agli utenti del sito di video sarà negata la possibilità di vedere clip sulle Olimpiadi, grazie a una tecnologia chiamata geo-blocking. Nemmeno in Cina sarà possibile accedere al canale dei Giochi su YouTube e gli internauti potranno seguire le gare sportive online sul sito CCTV.com, la sezione Internet della China Central Television che ha acquistato i diritti sulle Olimpiadi.

di Emanuela Di Pasqua - da ilCorriere

mercoledì, 06 agosto 2008
Lo striscione pro-Tibet che è costato l'arresto ai quattro
La fiaccola olimpica arriva a Pechino
Bush: "Rispettare il pensiero libero"
Appendono uno striscione sul palo,
fermati due inglesi e due americani
PECHINO
La fiaccola olimpica è arrivata a Pechino oggi, due giorni prima dell’apertura dei Giochi della XIX olimpiade. E - mentre dalla Corea il Presidente Bush invita la Cina a rispettare libertà di pensiero e religione - proprio questa mattina quattro stranieri sono stati arrestati dalla polizia cinese vicino allo stadio nazionale a Pechino, dopo aver innalzato uno striscione con la scritta «Tibet libero».

Tre uomini e una donna sono stati arrestati poco dopo aver innalzato lo striscione scritto in inglese. Le quattro persone, la cui nazionalità non è precisata dalla Xinhua ma che sarebbero due americani e due britannici, si sono recate poco prima delle sei del mattino vicino allo stadio nazionale, noto come il Nido d’Uccello. Secondo l’organizzazione Students for a Free Tibet, che si batte per l’indipendenza del paese, i manifestanti sono due uomini americani, un uomo e una donna britannici.

Hanno tra i 23 e i 34 anni. Hanno sventolato anche bandiere tibetane davanti allo stadio e un altro striscione, riferisce l’organizzazione. Intanto da Seoul il presidente americano George W. Bush, dopo aver elogiato la libertà dei sudcoreani di poter esprimere il loro pensiero, ha espressamente invitato la Cina a rispettare le stesse libertà di espressione e di religione.